UfoCiclismo a Omegna – 30/9/2018

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Rapporto redatto da Cobol Pongide
con:
Gian Marco
Lorena
Manuel
Alessio
Davide

La ricognizione su Omegna (VB) ha avuto uno scopo del tutto esplorativo effettuato liberamente alla ricerca di oggetti/sequenza e di UDA eventualmente presenti sul territorio.
Si è tenuta nella cornice dell’U.F.O Art & Sound Festival organizzato da Mastronauta e dal Migma collective il 29 e il 30 settembre 2018.

L’appuntamento indetto per la ricognizione era il 30 settembre alle ore 15.00 presso il Forum Omegna. La ricognizione è durata complessivamente due ore.

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Omegna – Forum. Punto di raccolta. Sullo zaino di Cobol, Zeno l’alieno, componente del Mastronauta.

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Omegna – Forum. Il momento della partenza dal Forum.

Già a partire dal Forum abbiamo individuato la prima UDA, il primo spazio caratterizzato da coerenza atmosferica circoscritta.

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La UDA del Forum (il perimetro più a destra nell’immagine). Il cerchio tratteggiato indica il punto di partenza.

Si tratta di uno spazio ampio interessato da varie strutture tra cui un grosso edificio in stile postmoderno (foto che segue) polifunzionale e un’area giochi (Parco della Fantasia Gianni Rodari).
L’area, a uno sguardo più preciso, non appare del tutto omogenea; tuttavia abbiamo scelto d’includere anche il quadrante giochi che potrebbe, com’è stato suggerito, esulare da questa descrizione.
Lo spazio appare isolato e ben perimetrato anche dalla vicinanza con il Nigoglia [torrente emissario del lago d’Orta – varietà dimensionale 1 (la sua classificazione come varietà dimensionale è in fase d’approfondimento data l’interessante caratteristica di essere il solo, fra gli emissari dei laghi prealpini, a muoversi verso nord)] che fornisce un limite naturale a ovest.
La struttura Forum s’erge prepotentemente a tonal caratterizzando indiscutibilmente il tenore atmosferico espresso in questo spazio.
In fase di elaborazione della mappa sono emersi tre aggettivi atmosferici in coloro che la compilavano (attributi atmosferici): spaesante, respingente, desolante.
Tali caratterizzazioni ci serviranno per identificare a posteriori  l’UDA con un colore in riferimento alla Tavola cromatica degli stati d’animo, sebbene generalmente la procedura preveda un’identificazione tonale sul campo.
Il cluster che più si avvicina alle caratterizzazioni è il 25-28 (fare riferimento alla tavola cromatica sopra linkata): “Metallo. Ambiance impenetrabile, ostile, riflettente” (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile – pag. 113).
Nella verifica sul campo è possibile stabilire collegialmente quale tono meglio s’allinei con le sensazioni che emergono dallo spazio. In questo caso procedendo a posteriori è possibile affermare che la tonalità è molto ben espressa. Lo spaesamento in particolare è esattamente una delle sensazioni che architettonicamente il postmoderno si propone di restituire all’osservatore. Inoltre gli ufociclisti autoctoni riferiscono che lo spazio è molto poco utilizzato dagli abitanti che, in qualche modo, da esso si sentono evidentemente respinti. Giungendovi da forestieri in effetti si ha la sensazione di trovarsi in uno spazio molto periferico rispetto ai flussi cittadini. In questo senso, e senza aver esplorato tutta Omegna, potremo addirittura sostenere che l’intero perimetro funzioni da totem d’incongruenza rispetto ad un’ipotetica UDA Omegna: uno spazio a suo modo ostile, atipico, che architettonicamente s’oppone al resto delle strutture cittadine che ci è capitato d’incontrare (a eccezione forse dell’anfiteatro che incontreremo più avanti).
Scegliamo quindi il tono 28 (valore esadecimale: 65b3fe) per identificare questa UDA e rimandiamo alla mappa completa per la sua collocazione tonale.

Nota metodologica: come in altre mappe già illustrate il tono è “trasparentizzato” per lasciare intravedere le strutture soggiacenti. Esso apparirà quindi inevitabilmente diverso rispetto all’opacità di quello riportato nella Tavola cromatica degli stati d’animo che però resta il riferimento tonale ufficiale. In ogni rapporto che preveda l’utilizzo della Tavola cromatica degli stati d’animo è importante specificare il valore esadecimale utilizzato assieme al numero corrispondente al tono.

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Il Forum di Omegna la struttura che definisce la tonalità dell’UDA

Ci muoviamo.
La mattina del 30 settembre (poche ore prima quindi) avevamo effettuato una pre-ricognizione con Gian Marco che ci aveva proposto un percorso un po’ meno ovvio per Omegna che altrimenti ci avrebbe irretito con il suo bellissimo lungo lago su quel d’Orta.

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Gian Marco alle prese con l’elaborazione di un percorso la mattina precedente la ricognizione.

Usciamo quindi dall’UDA “postmoderna” e dal Parco della Fantasia Gianni Rodari attraversando il sottopasso della ferrovia (foto che segue).

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Il cambio d’atmosfera è repentino e ci troviamo immediatamente sulla sponda del Nigoglia che a ovest delimitava l’UDA precedentemente illustrata.

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E’ un’area di edifici quasi tutti dismessi che si affacciano sul corso d’acqua. Davanti a noi (se ne scorgono le inferiate) una bellissima passerella a balcone con la pavimentazione a lastre segue il corso del torrente (foto che segue: in una posizione diversa, più avanzata in direzione nord verso il lago d’Orta).
In riferimento alla foto sotto: la struttura in mattoncini è il muro perimetrale della parrocchia del Sacro Cuore. L’ufociclista Manuel ci fa notare la forte contrapposizione atmosferica con la parte prospiciente che siamo intenti a osservare. Il muricciolo, ci dice, in lui evoca un senso d’oppressione.

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Alle nostre spalle (ci riferiamo nuovamente alla posizione di due foto fa) c’è una scuola in passato frequentata da cui alcuni degli ufociclisti che sono con noi in questa ricognizione. L’edificio è costeggiato da vicolo Fantanello (che è anche il nome della passerella) anche detto “vicolo della merda” (in quel punto). Ci dicono che il nomignolo deriva dal fatto che essendo un viottolo che sfocia su uno spazio verde spesso ci si sporcava le scarpe prima d’entrare a scuola. Ci viene da pensare che la ragione sia anche un’altra, magari legata alla tensione dell’appropinquarsi dell’entrata della istituzione scolastica.

Come abbiamo detto, lo scarto atmosferico è forte rispetto alla spazio visto in precedenza e ci porta a pensare di trovarci di fronte ad un’altra UDA.

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La mappa qui sopra è la stessa vista precedentemente, ma ora ci concentreremo sull’area segnalata in rosso a sinistra (quella piccola). Si tratta dell’UDA che stiamo guardando al di là del Nigoglia.
In questo caso gli attributi semantici che emergono in fase d’elaborazione della mappa sono i seguenti: apertura, malinconia, pittoresco.
Ripetiamo la procedura precedente omettendo le osservazioni metodologiche che abbiamo già argomentato. L’identificazione del cluster ci pare possa essere quello 1- 4: “Umami. Ambiance ricca, varia, densa, strutturata” (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile – pag. 112).
In questo caso il centro tonale è molto meno decifrabile e quindi assegneremo il tono colore 1 (valore esadecimale: 990100) cioè il suo limite inferiore. Anche in questo caso rimandiamo alla mappa completa per la sua collocazione tonale.
Ripartiamo.

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Foto dal centro del ponte sul Nigoglia. L’attraversamento ci è piaciuto davvero molto a giudicare dal numero di foto che abbiamo ad esso dedicato.

A metà della passerella di vicolo Fantello si estroflette un attraversamento (le tre foto precedenti: ufociclisti che attraversano il ponte, il ponte in una soggettiva, il ponte a metà del suo attraversamento) che una volta valicato ci immette, dopo un altro vicolo, sulla tanto discussa piazza Beltrami.
Da poco restaurata, pare accalorare le emozioni dei residenti su questioni concernenti il suo rinnovato aspetto.
E’ difficile darne un’adeguata descrizione. Quel che salta immediatamente all’occhio è che la piazza così incastonata è quasi del tutto fagocitata dalla Collegiata di Sant’Ambrogio che impedisce un colpo d’occhio generale sullo spazio e quindi preclude il senso d’orientamento dato dalla vista.
Riguardando le foto scattate durante la ricognizione in effetti non ne troviamo una buona da pubblicare: tutte offrono una prospettiva troppo schiacciata. Non che la piazza sia brutta, assolutamente, ma essa appare davvero troppo compressa e visivamente indecifrabile. L’unica foto “ariosa” che sul web abbiamo trovato di piazza Beltrami è quella relativa ad una simulazione circa la sua riqualificazione ed essa si riferisce più alle sue linee di fuga che al perimetro della piazza. Forse è su quelle che bisogna più concentrarsi,

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Pubblichiamo comunque questa bruttissima foto (impreziosita solo dal palloncino alieno aggrappato alla bici di un ufociclista) per avere un riferimento visivo.
Ma forse, come abbiamo tentato di delineare poco sopra, non è alla vista che bisogna affidarsi per poter comprendere questo spazio.

Ci abbiamo ragionato in fase di realizzazione della mappa e ci pare (intuizione di Lorena) che essa funzioni da piattaforma girevole (pur non essendo una rotatoria) nel senso che il suo compito, più che aggregare (ruolo generalmente svolto da una piazza), potrebbe essere quello di spazzare i flussi cittadini che in essa convergono.
Da definizione la piattaforma girevole è un vero e proprio sparpagliatore, un vortice entropico, la cui funzione disordinante ha anche un ruolo rigenerativo: la dinamica delle permutazioni cittadine.
Forse quindi le polemiche circa la piazza (ce le hanno autonomamente segnalate sia Manuel che Alessio senza che su ciò fossero stati stimolati) potrebbero essere legate al ruolo ancestrale della stessa (luogo di ritrovo quindi forse ex tonal) che per i locali funziona ancora da categoria interpretativa (una sorta di persistenza retinica) mentre l’area ha invece subito un drastico cambio d’uso in piattaforma girevole.
Torniamo quindi all’idea di cercare d’interpretare questo spazio con altri sensi rispetto a quello prioritario della vista. Vale forse la pena prestare attenzione allo sciabordio del vortice che ivi si genera e al fragore delle onde sonore che sullo spazio esso increspa.

In realtà Davide, che abita da molti anni a Omegna ma che non è di qui nativo, è riuscito a scattare una foto molto più bella della precedente, che rende giustizia al colpo d’occhio.
Curioso: è la stessa prospettiva utilizzata dalla foto del modello che sopra abbiamo linkato. Si tratta probabilmente dell’unico punto panoramico che consente di guardare la piazza per come era: una sorta di finestra sulla timeline Beltrami (si veda la mappa successiva).

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Abbiamo provato a sezionare la piazza a secondo degli approcci consigliati: l’area estesa un approccio uditivo e, come vedremo, tattile. L’area ristretta invece un approccio tradizionalmente visivo.

Osservando la mappa precedente, va da sé che ostinandosi a voler leggere piazza Beltrami prioritariamente con l’approccio visivo (tradizionale) non si può che capitolare nella frustrazione perimetrale. Tale approccio non è “consentito” infatti da tutte le angolazioni dal momento che lo spazio interessato è prioritariamente uditivo (e come vedremo tattile). Bisogna saper interpretare giustamente, allora, le sue vocazioni maggioritarie per non incorrere in fraintendimenti spaziali.

Nella mappa che segue abbiamo cercato invece di restituire una visione terapeutica diversa della piazza, in linea con l’interpretazione fin qui proposta.
Si tratta di una sorta di tentativo di psicoanalisi del territorio (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile) effettuata su uno spazio evidentemente traumatizzato da un rapido e/o non ancora assorbito cambio di funzione d’uso.
Si noti ad esempio che la piazza non è definita (circoscritta) dalla presenza di un marciapiede. Dettaglio apparentemente di poco conto, invece esso la rende meno decifrabile e in totale continuità rispetto alle strade limitrofe.
Il perimetro è piuttosto segnalato dalla presenza di sanpietrini che forniscono un limite tattile (o di nuovo uditivo quando con dei pneumatici li si attraversa) più che visivo.
Insomma la funzione di piazza pare essere venuta meno (tranne che da un limitatissimo punto d’osservazione) e le scelte urbanistiche paiono aver trasformato piazza Beltrami in una bizzarra rotatoria che ancora disorienta gli abitanti.

Le traiettorie descritte nella mappa terapeutica che segue non sono necessariamente realistiche ma tentano di rendere giustizia al vortice che piazza Beltrami oggi si presta a interpretare. Assunto il “dato di fatto” sarà quindi possibile agire in coscienza accettando il cambio di funzione d’uso o operando in maniera tattica (color overlay – anche per questo si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile) per definirne di nuove.

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Ci rimettiamo prontamente in marcia.
Il percorso pensato da Gian Marco ci porta a fare tappa davanti al cinema sociale (foto che segue). Si noti il volto perplesso della signora in basso sulla sinistra molto scettica riguardo alle tecniche investigative dell’UfoCiclismo.

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Doveroso dettaglio della parete frontale del cinema sociale: società operaia di mutuo soccorso. L’Omegna socialista!

Ad Alessio, Davide e Manuel viene in mente che nelle vicinanze un tempo c’erano altri due edifici preposti all’intrattenimento operaio. Il cinema Splendor, su via de Angeli, di cui ormai rimangono solo i segni delle scale su di un muro (foto che segue):

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e il teatro Alfieri, di cui è ancora visibile la bellissima insegna in stile liberty, sempre su via de Angeli (foto che segue).

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Insegna del teatro Alfieri con palloncino alieno.

Tutti e tre gli edifici si trovano in una stessa area il che ci ha ispirato l’idea di una sorta di ex distretto ludico di Omegna legato, come dicevamo, allo svago operaio dei primi decenni dello scorso secolo.
Ora l’aspetto più interessante della cosa è che anche il Mastronauta si trova in una traversa di via de Angeli, vicinissimo agli altri tre edifici spettacolar-ludici.
Guardiamo la mappa seguente: la parte col doppio tratteggio in rosso.

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I tre edifici prima citati si trovano nella parte più larga del tratteggio in basso a sinistra, il Mastronauta è l’edificio in alto a sinistra che affaccia sul torrente Strona (il corso d’acqua più in alto – una varietà dimensionale 1). Su suggerimento di Manuel ci siamo allargati un po’ sopra il Mastronauta per comprendere anche una fabbrica di giocattoli.
Lo abbiamo definito distretto perché non ci è stato possibile identificarlo come UDA. Siamo sicuri però che il luogo che in quel perimetro ha funzione di tonal sia proprio il Mastronauta (foto che segue) con la sua vocazione ludica e aggregativa.

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Seguono le foto dell’interno del Mastronauta riprese nella giornata del 30 settembre durante la Mostrona:

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Ci rimettiamo a pedalare.
Prima di giungere al Mastronauta (ma in un momento successivo alla conclusione della ricognizione: ci giungiamo quindi con un numero limitato di ufociclisti) Manuel ci propone la visita ad una piazza per mostrarci uno spazio, a dir suo, molto suggestivo. Si tratta di un frammento di via Frua:

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E’ davvero molto  bello e si tratta sicuramente di una minuscola UDA con al centro esemplarmente il proprio tonal: il Monumento alla Famiglia.
A noi ufociclisti provenienti da Roma quello scorcio ci ricorda moltissimo il quartiere di Garbatella… pare davvero di stare alla Garbatella, se non fosse che quell’atmosfera di curato sobborgo popolare antico si consuma in pochissimi metri quadri.
Eccolo nel dettaglio della mappa:

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La UDA suddetta evidenziata in rosso a sinistra. Vicino è visibile il contorno di quello che precedentemente abbiamo definito come distretto ludico.

Non ci soffermiamo consiliarmente sulla definizione tonale dell’UDA perché, come abbiamo detto, la sua intercettazione è avvenuta a ricognizione ormai conclusa. Tuttavia date le impressioni che sul momento abbiamo registrato è possibile collocarla entro il cluster 5-8: “Basico. Ambiance stabile, quieta, essenziale” (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile – pag. 112). La peculiarità tonale è molto forte e quindi ci posizioniamo sul limite superiore del cluster al tono 8 (valore esadecimale: 7dfe7f) della Tavola cromatica degli stati d’animo.
Rimandiamo alla mappa completa la sua collocazione tonale.

Rimaniamo quindi si via de Angeli e scavalliamo il torrente Strona per gettarci subito dopo alla sua destra su via Bariselli e subito dopo ancora su via dei Mille.
Si tratta di un’area industriale abbastanza recente con grandi capannoni-magazzini e fabbriche.

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Dopo pochi metri alla nostra destra si apre un’area con edifici più antichi in mattoncini rossi.

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Un’altra immagine dell’area che stiamo osservando

La identifichiamo come UDA perché immediatamente descrivibile con un’atmosfera molto particolare e ben circoscritta. Abbiamo l’impressione di trovarci nel fotogramma di film sulla seconda rivoluzione industriale e la mente va immediatamente alle fabbriche del nord europa dell’Inghilterra e del Belgio.

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L’UDA che stiamo esaminando: la parte evidenziata in rosso a sinistra.

In fase di elaborazione della mappa gli indicatori atmosferici emersi per quest’area sono: nostalgico, periferico.
Rimettiamoci nuovamente sulla Tavola cromatica degli stati d’animo: qui il cluster più appropriato appare quello 13-16: “Frizzante. Ambiance cangiante, volubile, scioccante” (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile – pag. 113).  La tonalità pare collocarsi su un valore centrale del cluster in quella zona che chiamiamo catalizzatore. In questo caso: tono 14 (valore esadecimale: ffff33). Rimandiamo alla mappa completa per la sua collocazione tonale.
L’impressione atmosferica, la sensazione percepita, collima con l’impressione che si ha di edifici (o almeno alcuni di essi) in via di cambio d’uso. Ciò virtualmente li colloca in una disparata possibilità di forme e funzioni in divenire (un po’ come è avvenuto al Mastronauta: anch’esso un tempo spazio industriale).
Una conferma ci viene da questa curiosa struttura che attira la nostra attenzione (foto che segue):

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Una palazzina (foto precedente) accanto ad un capannone industriale. L’edificio è di color nero, presenta un curioso complesso di finestre disposte a matrice numerica e al proprio fianco fa esplodere in mosaico colorato raffigurante, abbiamo pensato, le trasformazioni dell’edificio nel tempo. Nella foto che viene lo vediamo meglio:

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Continuiamo su via Magenta e poi via Laghetto. Usciamo dalla zona industriale.

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Qui la strada si restringe divenendo a senso unico. La percorriamo contromano lungo uno stretto budello che intercetta una miriade di piccole villette dai tanti colori.
Pare di attraversare una zona dalla ricchezza mite e non ostentata anche se molto periferica rispetto al centro città

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Ma ad un certo punto, alla nostra destra, avviene un improvviso cambio di scena, una rottura radicale di atmosfera (foto che segue):

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Posto ad un livello sottostante rispetto alla strada che stiamo percorrendo (via Laghetto) si apre un piccolo rione di case popolari in cui l’atmosfera bucolica e timidamente lussureggiante in cui nella nostra posizione siamo ancora immersi, viene meno.
L’impressione che si ha è che si tratti di un’UDA specifica contrapposta e confinante con l’UDA diffusa che stiamo pedalando. La identifichiamo con due attributi atmosferici: schierato, popolare. Si ha infatti l’impressione di un trovarci in uno spazio asserragliato, blindato rispetto allo spazio bucolico, aperto e più lussureggiante che gli si contrappone. A Cobol lo stile architettonico gli ricorda quello del quartiere Quarticciolo di Roma, anch’esso asserragliato (si legga questo rapporto se interessati ad approfondire).

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Ma procediamo con ordine.
Per quel che riguarda l’UDA rifacendoci alla Tavola cromatica degli stati d’animo rileviamo il cluster più vicino 29-32: “Aspro. Ambiance resistente, vivida” (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile – pag. 113). Il centro tonale si posiziona molto vicino al limite superiore: diciamo 31 (valore esadecimale: fd9800).
Per la collocazione tonale si rimanda alla mappa completa.

C’è però un altro aspetto che ci pare il caso di rilevare, proprio a partire da quella netta contrapposizione tra atmosfere che abbiamo percepito.
Via Laghetto su cui ci troviamo ha infatti l’aspetto di uno spazio di contatto/cesura tra due UDA in cui (come abbiamo riportato in questo rapporto e in quest’altro) si configura un conflitto atmosferico. L’idea di uno spazio “proletario” contrapposto ad uno “padronale” è tra l’altro del tutto arbitraria ma, almeno dal punto di vista estetico-narrativo, pare confermare e puntellare questa sensazione. Ci piace quindi pensare che qui il conflitto atmosferico si materializzi, o si sia materializzato un tempo, come conflitto di classe.
Anche qui, come nei rapporti a cui abbiamo rimandato, ci aspetteremmo di imbatterci nei segni, nei traumi da conflitto, tipici delle zone di confine (i bordi delle  UDA)… ma qui non si vede e non si sente nulla (qui invece, ciò che accade tipicamente in questi spazi laminari).

Procediamo e ci muoviamo davvero di poco prima d’imbatterci in un’altra struttura che attira la nostra attenzione.
Non siamo riusciti a fotografarla perché distante e troppo filiforme. Essa è appena visibile (forse) in questa ripresa di street view (dritto per dritto davanti a voi).
Si tratta di un groviglio d’antenne davvero imponente. Ne abbiamo dedotto trattarsi di un’antenna ad uso, magari in passato, di una radio libera… ma è solo un’ipotesi senza fondamento empirico alcuno. Il suggerimento di un’ufocilista è stato quello d’identificarla con una UDA contattista che potrebbe valere anche qualora si trattasse più semplicemente di una antenna da radioamatore. La definizione di UDA contattista è, in questo caso, del tutto inesatta ma l’intenzione è comunque corretta e quindi accettiamo il suggerimento assumendolo con una certa dose di spavalda ironia.

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Procediamo ancora su via Laghetto che diventa via Superiore, sempre contromano (foto precedente) fino a incrociare via Malnaggio.
Giriamo a destra e poco dopo ci si para dinanzi una bella piazza (piazza della Chiesa) con al centro la parrocchia San Gaudenzio.

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San Gaudenzio. L’orologio sul campanile segna le 11.25 perché la foto è stata scattata durante la pre-ricognizione mattutina con Gian Marco.

Di nuovo un prepotente cambio di scena.
La parrocchia è sicuramente un tonal: forse provvisorio o forse definitivamente stabile. Non abbiamo modo d’accertarlo ma come abbiamo più volte sostenuto (ad esempio qui) le chiese spesso funzionano da tonal provvisori: tonal deboli.

Seguono un po’ di strade che è possibile rintracciare nel percorso segnato sulla mappa generale alla fine di questo rapporto. Giungiamo su via IV Novembre e pedaliamo fino alla fabbrica della Bialetti.

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Il famoso omino del logo ci ricorda, col dito, di guardare in cielo: raccomandazione superflua per degli ufociclisti il cui problema, semmai, è quello di tenere i piedi un po’ a terra.

L’edificio si dispiega mostruosamente come a fronteggiare le montagne lussureggianti che lo sovrastano (foto che segue).

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In questo suo fare l’ecomostro pare sostenere coraggiosamente le ragioni della propria orrida bruttezza.
Guardandoci attorno ci pare si possa trattare di un totem d’incongruenza… ma non sappiamo bene di cosa. Forse delle verdi montagne alle sue spalle. Sicuramente l’ammasso di vetro e cemento ha l’aspetto di un’isola grigia, totalmente aliena rispetto al contesto naturale e antropico che la circonda.
Procediamo di poco pedalando. Svoltiamo, neanche a farlo apposta, proprio per via Bialetti.

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Incrociamo nuovamente il torrente Strona ma non prima di aver intercettato un altro piccolo corso d’acqua (foto che segue) non sempre fluido.

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Il colpo d’occhio è molto bello e arricchito, come è possibile vedere, da affilati psico-dissuasori per scoraggiare l’avventore al congiungersi col corso d’acqua.
Psico-dissuasori vs affordance attrattive (ma anche attrattori) giocano, negli spazi antropici, una partita in opposizione in cui il prevalere degli uni sugli altri determina morfologia e atmosfera, in altre parole: la politica (o psicopolitica) del territorio.

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Lo stesso punto di vista: altri acuminati psico-dissuasori.

Procediamo ancora: poco più avanti, ce lo aspettavamo, una affordance attrattiva appena passato  il torrente Strona (foto che segue):

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Un piccolo sentiero ci spinge a entrare per scoprire in quali guai ci conduce. Ben presto ci accorgiamo trattarsi di un sentiero “infrattologico” (concetto della APR – Associazione Psicogeografica Romana), per le pratiche amorose clandestine. Ne usciamo.

Procediamo su via Verta inserendoci in un piccolo sdoppiamento parallelo alla stessa battezzato con lo stesso nome, fino a che c’imbattiamo in un’anomala edicola ricavata da una finestra murata:

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Di quel piccolo quadrante questa edicola appare come un tonal. Non ci sono dubbi a tal proposito.
Vediamo l’area interessata, con ogni probabilità, alla specifica tonalizzazione:

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La UDA che stiamo analizzando è quella sulla destra evidenziata in rosso.

Durante la ricognizione non ci siamo soffermati sui suoi attributi atmosferici ma essa tipicamente risponde al cluster 5-8Basico. Ambiance stabile, quieta, essenziale” (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile – pag. 112). La peculiarità tonale è molto forte e quindi ci posizioniamo sul limite superiore del cluster al tono 8 (valore esadecimale: 7dfe7f) della Tavola cromatica degli stati d’animo.
Rimandiamo alla mappa completa per la sua collocazione tonale.

La stessa casa che ostenta il tonal propone un altro interessante particolare pubblico:

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Un orologio da interni posto sul muro esterno. Cobol lo trova un atto, a suo modo,  “generoso”: fornire un servizio al viandante e gli viene l’idea che sarebbe il caso di stilare una lista di servizi che il cittadino può autonomamente esporre sul proprio uscio: ad esempio salviette per i ciclisti, musicodiffusori per pellegrini stanchi, eccetera.
L’ufociclista Alessio invece ha da obiettare circa questa offerta di servizi non richiesti.  Lui ad esempio l’ora non la vuole sapere, vuol separare una volta per tutte il dogma einstaniano dello spaziotempo.
Comunque sia l’orologio rappresenta un oggetto che incorpora due funzioni sincronicamente opposte: psico-dissuasore/affordance attrattiva.

Poco più avanti c’imbattiamo in un monumento stradale:

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Scopriamo, come spessissimo accade, che attorno ad esso ci sono state delle polemiche legate alla critica del giudizio.

Procediamo ancora su via XI Settembre fino alla ludoteca del Parco della Fantasia Gianni Rodari presso l’anfiteatro.

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A quanto ci dicono l’anfiteatro non viene mai utilizzato e all’interno l’acustica pare sia pessima.
Gian Marco contemplando la struttura interna suggerisce un radicale cambio di funzione: l’anfiteatro potrebbe trasformarsi in una palestra d’arrampicata.
Comunque sia, tecnicamente si tratta di un tonal operante su una specifica UDA (anche, come vedremo, molto molto interessante):

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La UDA che stiamo osservando è quella a destra evidenziata in rosso, segata dal passaggio (tratteggiato) degli ufociclisti.

Dall’analisi consiliare emergono tre attributi atmosferici: aliena, fantastica, ascensionale. Nuovamente utilizzando la Tavola cromatica degli stati d’animo cerchiamo il cluster più adatto che ci pare il 13-16: “Frizzante. Ambiance cangiante, volubile, scioccante” (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile – pag. 113). Come nel caso precedente si tratta di una caratterizzazione tonale che abbiamo già incontrato in questo rapporto. Ma se in quel caso il valore tonale era il mediano, in questo esso si identifica col limite superiore: 16 (valore esadecimale: feffb3).
In questa stessa UDA è anche presente e ben identificabile il suo totem d’incongruenza:

 

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Si tratta dell’imponente torre-camino-ciminiera (al momento della foto “impacchettata” per un restauro. Qui per vederla spacchettata) che apparteneva all’area dell’antica acciaieria che preesisteva al parco. Alessio e Davide ci raccontano un dettaglio esoterico interessante circa questo e altri due camini ad esso limitrofi: a Omegna si dice che essi siano stati lasciati in piedi (e quindi segretamente in funzione) per dar sfogo a un, non meglio precisato, ribollire del sottosuolo. Si tratterebbe di un probabile sito-portale per il mondo degli inferi. Ciò, ci viene da pensare, farebbe il paio (nel senso delle fiamme) con la leggenda del drago del lago d’Orta: ma questa è tutta un’altra storia che al momento, purtroppo, non abbiamo modo d’approfondire.

La ricognizione non è terminata ma abbiamo concluso con le UDA rilevate. Ecco allora la mappa tonale completa di tutte quelle individuate durante il percorso:

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L’ultima UDA in fondo a destra (in celeste) è quella di partenza (Forum – col cerchietto tratteggiato all’interno).
Poco sopra sempre a destra (in giallo) c’è l’ultima UDA rilevata (Parco della Fantasia Gianni Rodari con l’anfiteatro).
Il tratteggio è ovviamente il percorso della ricognizione, mentre i due cerchi tratteggiati (da destra in alto a sinistra in basso) rispettivamente partenza e arrivo.
Quella che segue è la stessa mappa ma in versione “isolazionista”:
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Procediamo con la ricognizione quindi: attraversiamo il parco e poco prima di lasciarlo, alla stessa altezza del totem d’incongruenza troviamo degli attrattori:

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Si tratta delle “torte in cielo” opere dedicate a Gianni Rodari e in particolare al suo romanzo La Torta in cielo.
Questa piccola UDA ci ha dato molte soddisfazioni contemplando in uno spazio limitato così tanti oggetti/sequenza che fanno, in fin dei conti, di un’UDA ciò che è.
E’ interessante rilevare come il totem d’incongruenza si di gran lunga antecedente il tonal. Tuttavia la completa trasformazione dell’area ha reso l’anfiteatro tonalmente molto più influente rispetto al camino-ciminiera che ora s’erge magnifico in tutta la sua inopportunità. Ciò esibisce ancora una volta l’estrema volubilità di questi ruoli (tonal/totem) che storicamente appaiono intercambiabili e continuamente modificabili.
Gli attrattori “torte nel cielo” rafforzano l’influenza del tonal contribuendo alla continuità atmosferica. Questa forza ci porta a valutare anche una possibile alternativa di cluster dell’UDA che stiamo analizzando: 5-8: “Basico. Ambiance stabile, quieta, essenziale“. Restiamo comunque sulla prima attribuzione tonale non intervenendo, quindi, sulla mappa.

Prima di lasciare questo splendido esempio di UDA, Cobol vuole cercare le tracce di uno psico-dissuasore: pare infatti strano che un così imponente e ingombrante totem d’incongruenza non manifesti qualche alleato nei dintorni.

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Comignoli: foto vergognosamente tratta da street view… ci eravamo colpevolmente dimenticati di fotografarli.

Ci sarebbero i due comignoli sopra citati… naturali alleati della torre-camino anche in campo esoterico. Ma si trovano un po’ fuori dell’UDA indagata, in un area che presenta un differenziale atmosferico rispetto a quella che stiamo analizzando.

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Ma ecco che nel giardino impeccabilmente (maniacalmente oseremmo dire) manutenuto compare un oggetto fuori posto. Spicca come una pozza d’acqua su Mercurio e luccica tanto inopportunamente quanto provocatoriamente. Il suo essere piccolo e inerme suona ancor più come una provocazione, un affronto a tutte le strutture immobili, presenti e ben radicate sul suolo.
Sì certo, può forse apparire esagerato, in un rapporto con così tante foto, in un luogo con tante e tali bellezze, la foto di un ciottolo. Ma Cobol ne è sicuro: si tratta di un minuscolo psico-dissuasore arroccato e alleato della potente torre-camino. La tentazione di raccoglierlo ed esporlo in un futuro museo ufociclista è forte… ma non osiamo alterare ciò che un’UDA ha progettato.
Quante persone c’avranno inciampato (facendolo magari roteare), quanti lo avranno distrattamente osservato con inesplicabile sospetto, quanti manutentori del parco saranno stati lì lì per gettarlo, quanti avranno desiderato raccoglierlo per fracassare un cranio, un vetro, un tonal… invece lui è ancora lì, con il suo ruolo destabilizzante, coatto, che ancor di più ci fa apprezzare la potenza esplicativa, la cinica lucidità, di questa incredibile UDA in miniatura.

Soddisfatti ci rimettiamo in marcia su via Fratelli di Dio fino alla Coop di via Trieste.
Gli ufociclisti autoctoni ci dicono che quello spazio è un po’ il luogo del disagio di Omegna.
Come in tanti centri commerciali presenti nelle città in esso si polarizza e s’aggrega almeno una parte della gioventù locale, che invece avrebbe ben altri panorami con cui fondersi… ma questa è una valutazione che facciamo noi ufociclisti romani… dei forestieri addomesticati all’asfalto e al cemento come vettovaglie quotidiane.
Magari la gioventù autoctona a Omegna è  immunizzata alle bellezze naturalistiche locali. Oppure la controversa storia del lago d’Orta (fino a pochi decenni fa considerato il lago più inquinato d’Europa) ha irrimediabilmente degenerato la percezione che alcuni autoctoni ne hanno. Meglio la Coop che un lago carico di metalli pesanti: disastroso risultato di una passata, sciagurata, industrializzazione. Ma oggi le cose sono molto diverse e il lago d’Orta ha ripreso a vivere.
Comunque non lo sappiamo. Non sappiamo cosa funzioni da strano attrattore in queste scatole di cemento. Ciò che sappiamo è che la Coop si configura come un attrattore (ufociclisticamente inteso) se non addirittura come un tonal. Al momento propendiamo per la prima ipotesi e non c’interessa approfondire.

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Via Ferraris, dritti fino a via Costa:

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Si tratta di un “budello” ciclopedonale che ci fa pensare di trovarci in una scorciatoia ufociclistica. Sul lato destro della foto la strada è chiusa dalla ferrovia. L’ipotesi che possa trattarsi di uno strappo (altro oggetti/sequenza non troppo dissimile dalla scorciatoia) non ci pare al momento realistica. Non ci pare d’intravedere enclave e non c’e’ modo di rilevare altre UDA.

Siamo di nuovo su via Fratelli di Dio. Poche pedalate e ci ritroviamo nuovamente in piazza Beltrami che continua a spazzare e a centrifugare tutto ciò che vi transita perimetralmente.
Questo passaggio ci “incasina” anche un po’ la mappa in effetti. Ma questo è quanto…

Via Cavallotti, di nuovo la bella passerella sul Nigoglia, questa volta percorrendo il tratto che inizialmente non avevamo intrapreso nella direzione del lago d’Orta:
sfidando le leggi della fisica degli emissari dei laghi prealpini.

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Finalmente giungiamo sulla piattaforma di via Mazzini, punto d’arrivo e fine della ricognizione.

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Il Nigoglia visto dalla piattaforma di via Mazzini.

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Foto di gruppo che… ribaltiamo fotografando anche Davide (foto che segue) che oltre a venire a fare ufociclismo ha scattato le foto che verranno pubblicate sul sito del Mastronauta:

 

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Mentre da programma da via Mazzini sta per partire la passeggiata sonora W/Bienoise, Lorena, Manuel, Gian Marco e Cobol tornano al Mastronauta per compilare la mappa cartacea che la sera stessa sarà esposta presso la Mostrona.

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Al Mastronauta con le mappe che abbiamo utilizzato durante la ricognizione

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Il momento dell’elaborazione della mappa al Mastronauta con Lorena, Gian Marco e Manuel fotografati dall’alto e chini sulle mappe.

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Concitati momenti nell’elaborazione della mappa cartacea. Tutti guardiamo perplessi le elucubrazioni di Manuel

Dopo alcune ore di lavoro eccola:

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La mappa ufociclistica ora appesa al Mastronauta

La mappa esposta al Mastronauta.

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La mappa interattiva: qui.

Qui sopra la mappa dell’intero percorso e degli oggetti/sequenza incontrati.
Quella che segue è invece la mappa isolazionista delle aree d’interesse al netto del percorso tratteggiato:

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In fondo a sinistra è visibile la piattaforma girevole di piazza Beltrami e, segnato dal doppio tratteggio, il distretto ludico capitanato dal Mastronauta.

Infine nell’ultima immagine l’Omegna ufociclisticamente permutata:

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Ci vediamo nel futuro!

 

 

 

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Intersezione Togliatti – 9/9/2018

Rapporto redatto da Cobol Pongide

Non mi sono mentalmente allontanato troppo dalla originaria definizione d’intersezione: almeno non dal punto di vista geografico. Così come nell’Atlante avevamo utilizzato esemplificativamente viale Palmiro Togliatti di Roma per rendere l’idea fisica di ciò che intendevamo con tale concetto, così ho fatto nuovamente in questo approfondimento, entrando più nel dettaglio delle sue peculiarità funzionali.
La Togliatti è una strada particolarmente rappresentativa di questa tassonomia d’oggetti e in più, contemplando nel proprio centro una ciclabile, si presenta anche come una varietà dimensionale di tipo 1 ma su ciò non mi soffermerò (puoi leggere questo rapporto in merito).
Quello che m’interessa rilevare è la differenza di registri che una tale commistione produce: una intersezione per propria natura, come vedremo, caratterizzata dal vettore velocità, a sua volta intarsiata da una varietà, la ciclabile, modellata su un basso coefficiente di penetrazione. Si delinea una condizione schizofrenica che diviene caratteristica stessa di questa arteria.

Nella prossima mappa il tratto preso in esame della lunghezza di circa 8,500 km.
La linea tratteggiata aiuta a comprendere meglio il percorso.
Un’occhiata generale può intanto darci la misura della diversità d’ambienti che l’intersezione attraversa su cui, tra poco, entrerò nel dettaglio.

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L’intersezione può essere intesa come un varco che taglia o attraversa più UDA senza rimanerne contaminato atmosfericamente ed emotivamente: senza assumere le caratteristiche dei luoghi con cui entra in contatto.
In parte questa distanza emozionale deriva anche dalla velocità con cui generalmente le intersezioni sono percorse da chi le utilizza.
Nell’Atlante avevamo accennato a come tale funzione possa ricordare quella di non-luogo di Marc Augé. Tuttavia non rifacendosi in alcun modo alla definizione dell’antropologo francese, troppo carica di accezioni valutative, preferiamo considerarla come un camminamento non simbolico e non caratterizzante.
In altre parole, mentre i camminamenti interni alle UDA definiscono, almeno in prima battuta, quest’ultime (si veda questa ricognizione), le intersezioni non producendo ricorsioni e annodamenti (si tratta generalmente di irregolari sezioni di cerchio), non significano in alcun modo (cioè non ne mettono in luce le fissità) gli spazi che attraversano.
Più interessante è invece l’accostamento con Paul Virilio e la sua dromologia, un approccio che avvicina il concetto di velocità a quello di violenza e su cui tornerò più avanti.

Ho deciso di considerare il punto di partenza di questa intersezione che congiunge via Tuscolana con via Tiburtina iniziando proprio dal versante di quest’ultima. Per completezza ho inserito uno spezzone della ciclabile e pre-ciclabile che in realtà si generano un po’ collateralmente a partire dal parcheggio della fermata della metro B, Ponte Mammolo, collocata dove ora la Togliatti termina (o se si preferisce inizia).

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L’attraversamento iniziale della pre-ciclabile è molto bello dal mio punto di vista e vale la pena percorrerlo soffermandocisi. S’infilano due sottopassi: quello della Tiburtina (nella foto precedente quello più in primo piano) e quello delle rotaie della metro (sempre nella foto ma più distante).

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Nella foto sopra la prima sezione della rampa. Al di sopra, proprio come un tetto, via Tiburtina.

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Foto sopra: voltandosi di spalle rispetto alla foto precedente.
Al di sotto della rampa si apre uno spazio utopico, a suo modo curato, che come è accaduto in altre ricognizioni (in luoghi non troppo dissimili) a me ricorda il racconto di Ballard L’isola di cemento, almeno nell’idea, molto molto bello (nello svolgimento forse un po’ meno).
Pare di trovarsi al cospetto di un interregno, o mondo in un mondo, una sorta di Viaggio al centro della terra, in uno spazio inesplorato e lontano dallo svolgersi del vivere quotidiano. Proprio come nella pellicola appena citata qui potrebbero essersi evolute specie animali autoctone originali o essere sopravvissuti sino a noi e indisturbati i grandi rettili della preistoria.
Ci si potrebbe aspettare di vederlo popolato al pari di un villaggio del neolitico coordinato dalla non troppo frenetica attività di cacciatori-raccoglitori con quei pilastri sullo sfondo che ricordano il sito sciamanico di Göbekli Tepe.

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Foto sopra: la seconda rampa con la pavimentazione in mattoncini lisci. Si scende ancora una spira prima d’arrivare al livello dell’inizio della ciclabile vera e propria.
L’architettura offre tagli curiosi.

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Foto precedente: sono al livello “isola di cemento”, per così dire.
Il primo ponte visibile proprio sopra la mia testa è ancora via Tiburtina mentre il secondo ora ben osservabile è il ponte delle rotaie della metro B.

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Foto sopra: ancora nella posizione della foto precedente, ruotando la testa verso destra.
Lo spazio è davvero suggestivo e la commistione tra verde e ponti bassi in cemento (spazi semichiusi) mi evoca un’immagine di città del futuro: quelle che si vedono nella prima stagione di Star Trek e di Spazio 1999 in cui le scenografie appaiono irrimediabilmente inscatolate negli studi televisivi (come nell’episodio Il pianeta incantato ad esempio).
Oppure ancora potrebbe trattarsi di un moderno e periferico gan-eden Sumero dove nascosti agli occhi di coloro che quotidianamente salgono sulla metro per recarsi verso il centro cittadino si sta generando, speriamo, l’essere umano nuovo della babele delle periferie romane.
Questi spazi hanno sempre in sé qualcosa d’altamente sperimentale in cui cova qualche variante di neotenia, una forma di evoluzione maculata un po’ dentro e un po’ fuori dalla linea germinale. Spesso si tratta anche di cuspidi che celano al proprio interno una forma di brutale e poco riconoscibile brodo primordiale.
Ci eravamo già imbattuti qui in una struttura simile, anch’essa molto suggestiva.

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Procedo ancora seguendo la pavimentazione in mattoncini fustellati e supero il sottopasso della metro (foto sopra).
Dopo aver dovuto fotografare tante celtiche e svastiche nei rapporti precedenti s’intravede una falce e martello.

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Voltando la testa ci si accorge che il viadotto della Tiburtina non è rettilineo come appariva in lontananza ma curvo (foto sopra) e sviluppa, anche grazie alle sue rampe d’uscita e d’entrata, una sorta di groviglio aereo.
A sinistra ancora uno scorcio di gan-eden Togliatti.

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Proprio all’altezza dell’uscita della metro Ponte Mammolo inizia la ciclabile che si congiunge poco più avanti con viale Palmiro Togliatti.

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Dura poco però presentando il primo punto di discontinuità. E’ un altro sottopasso quello che mi trovo davanti: la seconda carreggiata di via Tiburtina.
Meno bello dei precedenti senza l’apertura di aree limitrofe laterali.
Salgo le scale quindi senza soffermarmi.

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E ritrovo nuovamente la ciclabile evidenziata in un parcheggio anch’esso dedicato al deposito automobili in vista della metropolitana.

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E finalmente viale Palmiro Togliatti in quella che è considerata una delle peggior piste ciclabili che si possano immaginare.
Dal punto di vista funzionale è utile al ciclista per evitare il transito sulla Togliatti che ha più le caratteristiche di un’autostrada che di una strada cittadina. Le automobili infatti tendono a percorrerla a grandi velocità sopratutto la notte essendo larga e quasi completamente (localmente) rettilinea.
La velocità (la dromologia) è un fattore (o un effetto collaterale) connaturato alle intersezioni e al loro punto di vista sullo spazio. Essa contribuisce a renderle avulse dagli spazi che intercettano. Da questo punto di vista si tratta di “corpi estranei” che in virtù del loro essere incontaminabili vivono vite fantasmatiche emotivamente alienate in spazi che condividono con la pienezza delle emozioni umane. Potremmo affermare trattarsi quindi di funzioni sociopatiche.
Come ciclabile la Togliatti è un vero disastro tanto dal punto di vista progettistico che, sopratutto, da quello della mancata, o sporadica, manutenzione. Spesso ho visto ciclisti ignorarla scientemente nel loro procede pedalando. Tra l’altro, come vedremo, essa presenta lunghe sezioni di discontinuità in cui occorre rimettersi su strada, il che la rende anche poco funzionale (al netto dei suoi intrinseci problemi).

Ora il compito che mi sono dato è quello di rilevare il numero di UDA che quest’intersezione attraversa. Non entrerò nel merito della tonalità delle Unità D’Ambiance se non limitandomi a evidenziare i transiti tonali tra l’una e l’altra. Anche dal punto di vista grafico (nelle mappe in seguito riportate) non sarò accurato nell’identificarne i perimetri. Tutto ciò va ben oltre l’obiettivo che mi sono dato. Mi propongo invece di restituire una visione di massima, suscettibile certamente di rettifiche, di come il paesaggio muti più e più volte attorno a questa intersezione che pur inglobata, fagocitata e risputata, non assume alcuna delle caratteristiche fisiche specifiche delle atmosfere che vìola, restando uno spazio a suo modo isolato: sociopatico.

Quelli che seguono sono 13 panorami che rappresentano una visione d’insieme delle UDA osservabili dal punto dello scatto fotografico.
Ogni punto rappresenta il confine tra blocchi d’UDA.
Ogni blocco contiene una o due Unità D’Ambiance dato che a destra e a sinistra dell’intersezione si polarizzano o la medesima atmosfera o due atmosfere diverse e a volte contrapposte.
Anche qui lo ribadisco: l’individuazione delle atmosfere (del loro perimetro) è piuttosto grossolana ma non m’interessa ora entrare nel dettaglio. Per una più precisa definizione di UDA rimando alle ricognizioni specifiche e all’atlante ufociclistico.
Le coordinate dei panorami (riportate sotto le mappe) possono essere semplicemente copiate e inserite in Google Maps per osservare con precisione (e da vista aerea) il punto d’osservazione e le aree, le UDA, limitrofe a questi.
In tutto ho individuato 18 Unità D’Ambiance:

– Panorama 1: coordinate 41.918955, 12.567583 (il pallino).
Davanti a me due differenti UDA a sinistra e destra: una poco densamente abitata (a sinistra) ma con un aspetto più tradizionalmente cittadino e l’altra interessata da un’ampia zona di verde (prevalentemente lottizzata) e sfregiata dal fiume Aniene.

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Foto sopra: il panorama 1 visto ribaltato rispetto alla mappa (qui l’immagine ingrandita). A destra si può osservare il complesso abitativo (seppur rarefatto) mentre a sinistra ci sono pochi edifici per uso industriale.
Lo spazio che si apre a sinistra invita all’esplorazione e alla scoperta di un dispiegamento di elementi naturali abbastanza originali. In questo quadrante la città si sviluppa all’ombra della grande arteria di via Tiburtina, assecondando il tracciato scelto come letto dall’Aniene.
A destra la città ha un aspetto meno interessante che lascia presagire una monotona uniformità, anche se approfondendo ci si rende conto ben presto che non è esattamente così.

– Panorama 2: coordinate 41.913858, 12.570359 (il pallino).
Davanti a me una UDA piuttosto compatta apparentemente esprimente una stessa compatta atmosfera.
Si tratta di uno scenario più convenzionale rispetto al precedente.
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Foto sopra: il panorama 2 visto ribaltato rispetto alla mappa (qui l’immagine ingrandita).
Nel suo complesso l’area pur non presentando caratteristiche peculiari (almeno dal mio punto d’osservazione) resta piuttosto ariosa con prevalenti aree di verde.
Se mi trovassi poco più avanti riceverei probabilmente una sensazione diversa con a destra ampi margini d’apertura e a sinistra un senso di schiacciamento prodotto dagli alti palazzi che costeggiano l’intersezione. In realtà dietro la fila d’edifici lo spazio rimane piuttosto abitativamente rarefatto e in questo senso essa funziona da separatore.

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Foto sopra: ancora una immagine dal panorama 2. Nel punto in cui è visibile l’interruzione della ciclabile c’è l’entrata per le automobili al parcheggio della carreggiata centrale. Provenendo dalla parte opposta l’aiuola sulla destra (in quel caso sulla sinistra) impedisce la visuale tanto al ciclista che all’automobilista rendendo molto pericoloso questo piccolo incrocio (elemento di sociopatia).

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Foto sopra: ancora un’immagine dal panorama 2. Interruzione della segnaletica della ciclabile. La pavimentazione divelta risuona al passaggio degli pneumatici della bicicletta come in questa ricognizione.
Vale la pena provare.

– Panorama 3: coordinate 41.910653, 12.572150 (il pallino).
Altro cambio d’atmosfera compatto tanto alla mia destra che alla mia sinistra (rarefazione antropica). m3.jpg

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Foto sopra: il panorama 3 visto ribaltato rispetto alla mappa (qui l’immagine ingrandita).
Rispetto alla situazione precedente qui torna il compatto prevalere delle aree verdi. Si ha quasi la sensazione che la città sia terminata mentre invece mi sto dirigendo verso un’incremento di spazi densamente abitati.
Unitamente al panorama 1 la consistenza di questo spazio rende quello precedente (panorama 2)  un’isola, delimitandone l’influenza atmosferica in modo spontaneo.

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Nella foto sopra (clicca qui per ingrandire) sempre il panorama 3 poco più avanti. S’intravede la bretella autostradale Roma-l’Aquila che sega questa parte della città.

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Sopra: ancora immagine del panorama 3 sorpassata la bretella Roma-l’Aquila.
Fine momentanea della ciclabile che si chiude a cappio torcendosi su se stessa tornando sui propri passi (un altro elemento di sociopatia).
Davanti a me si aprono due cuspidi che mi riservo di esplorare in un’altra ricognizione.
Da qui generalmente il ciclista procede sulla vicina corsia preferenziale se non ci sono sfreccianti mezzi pubblici in prossimità (su questa parte d’intersezione anche i mezzi ATAC filano liberi in preda all’ebrezza sociopatica).

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Sopra: ancora immagine del panorama 3 risalendo il cavalcavia che sorpassa via Collatina. Sono nello spazio di “marciapiede” accanto alla corsia preferenziale.
Virgoletto marciapiede perché qui il marciapiede non c’è (evidente sociopatia). L’urbanista non ha previsto che in questa area circolino esseri umani non inscatolati (abitacolati). Il tutto è ancora più bizzarro se si pensa che in cima alla salita c’è la fermata Palmiro Togliatti della ferrovia urbana FL2 da cui scendono e si disperdono pedoni.
L’atmosfera tutt’intorno rimane compattamente la stessa.

– Panorama 4: coordinate 41.899053, 12.574258 (il pallino).
UDA compatta con pochissime abitazioni, segata dalla stessa Palmiro Togliatti e dalla ferrovia FL2.

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Foto precedente: questa panoramica (qui per ingrandire) è ripresa dalla cima del cavalcavia e mostra l’area sottostante ancora in via di definizione.
Qui più che in altre sezioni dell’intersezione essa si dichiara aliena all’ambiente che la ospita tanto da giungere a sorvolarlo. E’ un po’ come se nella sua funzione quest’ultima avesse voluto evidenziare la caratteristica d’asetticità innalzandosi dalla biosfera fino quasi alla stratosfera per sfuggire alle pressioni atmosferiche che la circondano. Si potrebbe quindi parlare di curve di livello della sociopatia.

– Panorama 5: coordinate 41.903032, 12.574151 (il pallino).
Si tratta di un’area che come la precedente è piuttosto avara di strutture abitative ma qui a differenza della precedente, in cui prevaleva il verde, domina il grigio del cemento. In ragione di ciò essa suscita una diversa emozionalità in chi l’attraversa.
Difficile però cogliere un’atmosfera precisa dato che la zona è interessata da un rapido sviluppo urbanistico che la trasforma di giorno in giorno.
E’ inoltre presente il mattatoio di Roma che ho volutamente lasciato fuori dalla UDA perché la sua atroce atmosfera mortifera necessiterebbe di una trattazione a parte.

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Foto sopra: sempre il panorama 5 (qui per ingrandire) in cui lo spartitraffico impedisce di vedere entrambi i lati della intersezione Togliatti.
Il tipo d’Atmosfera che prevale è il medesimo fatta eccezione per tutte le domeniche dell’anno in cui si dispiega…

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Porta Portese 2 (foto sopra, qui per ingrandire) la seconda versione (molto meno interessante secondo me di quella originaria) del noto mercato romano (ne ho parlato qui).
Nella zona regna un certo disordine urbanistico che rafforza l’idea di una sociopatia propria della intersezione.

– Panorama 6: coordinate 41.895130, 12.574572 (il pallino).
A giudicarle dalla mappa qui sotto possono apparire come due aree urbane molto simili, invece a sinistra troviamo la parte conclusiva di Centocelle mentre a destra la parte iniziale del quartiere Quarticciolo. Al di là dei rispettivi quartieri (la individuazione di un’UDA spesso fa a pezzi i quartieri) si tratta di atmosfere, di scenografie, molto diverse: a sinistra Centocelle si rarefà dal punto di vista abitativo mentre a destra il Quarticciolo innalza minaccioso le proprie strutture abitative a schiera. Le sensazioni che se ne ricavano sono quindi quella di fluidificazione da un lato e di fortificazione dall’altro.
Il Quarticciolo con le proprie intricate stradine interne ai condomini respinge (psico-dissuasori) l’esploratore, lo sintonizza sul “chi va là!” mentre nello spazio a sinistra si ha più una sensazione di smarrimento data dal venir meno del tessuto urbano compatto, se si proviene dalla parte più interna di Centocelle, o da un suo inizio molto graduale, provenendo dalla mia direzione.

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La foto panoramica, come nei casi precedenti ribaltata rispetto alle collocazioni sulla mappa.
Dal punto d’osservazione che ho scelto (foto sopra, qui per ingrandire, all’incrocio con via Prenestina) quanto espresso sulla natura dei due spazi non è assolutamente esperibile neanche da parte del ciclista più sensibile e sensitivo a meno che non si tratti di un autoctono.
Per comprendere minimamente le atmosfere bisogna inoltrarsi un po’ e immergersi così da cogliere le tonalità diametralmente opposte che ivi si esprimono.

– Panorama 7: coordinate 41.889512, 12.574002 (il pallino).
Dopo un lungo tratto senza pista ciclabile (occupato dalla linea ferrotranviaria del 14), da questo punto essa ricomincia.
Qui si delineano, come per il panorama precedente, due UDA diverse.

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Come per lo spazio visto in precedenza qui (qui per ingrandire) la Togliatti separa Centocelle dal Quarticciolo trovandosi al centro di due atmosfere irriducibili.
A sinistra (nella foto sopra e a prospettiva ribaltata rispetto alla mappa) Centocelle assume il suo aspetto più tradizionale mentre a sinistra il Quarticciolo si rarefà dismettendo le sue strutture difensive a schiera e il suo intricato sistema di stradine condominiali e accessi segreti.

– Panorama 8: coordinate 41.883329, 12.573261 (il pallino).
A sinistra sulla mappa continua il quartiere di Centocelle. In realtà da un punto di vista architettonico questa parte assomiglia molto a quella vista in precedenza il che potrebbe indurmi a ritenere di trovarmi sempre nella stessa UDA.
Da un punto di vista atmosferico però i due spazi si differenziano molto essendo interessata, la prima, ad un processo di trasformazione detta di gentrificazione (si veda l’atlante ufocilista a proposito della tecnica di Deriva Statica), mentre la seconda (quella che sto esaminando) ancora no, il che la lascia più simile allo spazio tradizionale fatto di palazzine basse non ristrutturate e sporadici esercizi commerciali.
A destra il quartiere è invece cambiato e con esso anche l’atmosfera che lo domina.

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Mi trovo infatti (nella foto questa volta, qui per ingrandirla) a sinistra l’Alessandrino mentre a destra sempre Centocelle (la prospettiva è ribaltata rispetto alla mappa).
Ad uno sguardo superficiale le atmosfere prodotte dai due lati dell’intersezione potrebbero apparire simili ma in realtà rispetto a Centocelle lo spazio dell’Alessandrino presenta caratteristiche diverse che lo fanno assomigliare più una borgata che un quartiere moderno vero e proprio.
Allora la percorrenza dei due spazi suscita reazioni emotive molto diverse.

– Panorama 9: coordinate 41.878218, 12.572608 (il pallino).
In questo spazio le differenze tra Centocelle e Alessandrino prima evidenziate appaiono meno rilevanti e caratterizzanti. E’ sopratutto il lato dei quest’ultimo che muta modernizzandosi rispetto a quello incontrato nel precedente panorama. A sottolineare la cesura tra i due panorami c’è l’acquedotto Alessandrino che si propone per una funzione di perimetratore “naturale”.
Da un punto di vista funzionale l’acquedotto potrebbe apparire come un occultatore, cioè come una struttura capace di mimetizzare le differenze irriducibili d’atmosfera di due UDA. In questo caso ciò non avviene perché come ho rilevato l’emotività espressa a destra e a sinistra della intersezione è già la medesima.

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Foto sopra: in questa parte della intersezione Togliatti (qui per ingrandire) la continuità dell’acquedotto contribuisce a produrre una sensazione d’omogeneità tra i due spazi che si articolano a est e a ovest.
La ciclabile diviene pericolosamente (sociopaticamente) a senso unico.

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Foto sopra: il suggestivo acquedotto Alessandrino che nello specifico s’inerpica dalla parte del quartiere Alessandrino.
La pista ciclabile subisce una nuova inaspettata trasformazione biforcandosi in due striminzite stradine di cui una intervallata da pali e da semafori (altra forma di sociopatia).

– Panorama 10: coordinate 41.874105, 12.569851 (il pallino).
La cesura prodotta dal nuovo spazio è tutto merito di via Casilina che ha una funziona non dissimile da quella svolta da via Prenestina (panorama 6) e via Tiburtina (panorama 1) .
Superata questa c’è un primo piccolo tratto della Togliatti senza ciclabile che inizia nuovamente subito dopo.

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Foto precedente: sempre il panorama 10 (qui per ingrandire) con un unica grande UDA caratterizzata da spazi verdi tanto a destra che a sinistra dell’intersezione Togliatti .
A destra (nella foto e a prospettiva ribaltata rispetto alla mappa) inizia il parco di Centocelle che invece come quartiere (almeno come centro abitato) qui termina.

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Poco più avanti proprio nel tratto centrale della intersezione Togliatti, a ridosso della ciclabile, troviamo questo cenotafio dedicato a Matteo (probabile vittima dromologica: cenotafio dromologico): il più esteso che mi sia mai capitato d’incontrare.
Non mi pare casuale che esso si trovi proprio su una intersezione.

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Sul lato opposto del cenotafio c’è, intervallato da spazi occupati dagli sfasciacarrozze dall’alto potere inquinante, un campetto con un cavallo che bruca. Parrebbe di trovarsi in un’area esterna al perimetro cittadino invece sono vicinissimo ad uno spazio densamente abitato.

– Panorama 11: coordinate 41.862592, 12.568986 (il pallino).
Fine della ciclabile ma non dell’intersezione Togliatti che, al posto dello spazio dedicato alle bici, include internamente allo spartitraffico centrale la corsia preferenziale per i mezzi pubblici.

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Le due nuove UDA sono delimitate da via Santi Romano nel quartiere Tuscolano (qui per ingrandire) a destra nella foto e da il quartiere di Cinecittà a sinistra (in una prospettiva ribaltata rispetto alla mappa).
Demograficamente al collasso il primo si contrappone al secondo molto meno densamente abitato e caratterizzato da estese aree verdi.
Pare che qui la intersezione abbia funzionato da deflettore e conseguentemente da psico-dissuasore dell’avanzata demografica. Osservando lo spazio che mi si dispiega dinnanzi si ha la sensazione di una invisibile barriera che contiene l’avanzata della biomassa cittadina ponendo al riparo tutto il restante spazio distante solo poche decine di metri. Concentrandosi un po’ pare di poterlo ascoltare il brulicare di questa immensa spinta umana.
Mi tornano in mente dei documentari visti qualche tempo fa in cui si parlava di come alcune mandrie di mammiferi tendano a non sorpassare e quindi a deviare in presenza di visibili linee segnate sul territorio. Anche in questo caso non si tratta di vere barriere ma soltanto di limiti semantici che nonostante l’apparente fragilità sono in grado di dirottare l’avanzata della psicologia di massa.
Mi viene pure in mente che forse anche Nazca potrebbe avere un simile significato, una valenza simbolica di questo tipo: delineare lo spazio di mondi non attraversabili, barriere sottili tra mondi atmosfericamente impenetrabili. Bordi che si affacciano su invisibili e solo percettibili abissi.
La sociopatia espressa dalla intersezioni (o almeno di alcuni suoi tratti) potrebbe allora essere solo apparente; essa potrebbe appartenere ad un codice dimenticato che avulso dal resto dei codici cittadini moderni ci appare alienato e incomprensibile. Quel che qui accade potrebbe non essere leggibile con gli occhi del contemporaneo attraversatore di spazi urbani (semafori, segnaletica, strisce pedonali, eccetera) ma necessiterebbe di una più antica psicologia di massa o se si preferisce di più atavici organi percettori d’atmosfere.

Questo panorama pare ricalcare, in una versione per certi versi estremizzata, la situazione incontrata nel panorama 1.

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En passant ho anche forato.

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Due terribili Tribulus Terrestris fiancheggiati dalla completa non manutenzione della ciclabile (ennesimo elemento di sociopatia) sopratutto sul tratto della zona Tuscolana.

– Panorama 12: coordinate 41.855965, 12.571096 (il pallino).
Rispetto alle due UDA precedenti i due nuovi spazi allentano ulteriormente la presa in termini di densità abitativa. Tutto diviene un po’ più arioso sopratutto sul lato di Cinecittà.

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Foto precedente (qui per ingrandire, la prospettiva è ribaltata rispetto alla mappa): a sinistra il giardino Alberto Cianca, mentre a destra una serie di strutture amministrative trasformano radicalmente il volto del quartiere Tuscolano, uno degli spazi più densamente abitati d’Italia.

– Panorama 13: coordinate 41.852657, 12.569959 (il pallino).
Fine dell’intersezione Togliatti.

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Foto sopra (qui per ingrandire) ipoteticamente la Togliatti proseguirebbe ancora per qualche centinaio di metri ma formalmente essa cambia nome e diviene la circonvallazione Tuscolana.
A spanne direi che di fronte a me si delineano due UDA (che non ho però conteggiato perché esterne alla intersezione) molto diverse, con a destra (nella foto e a prospettiva ribaltata rispetto alla mappa) il quartiere Tuscolano e a sinistra ampi spazi di verde. Sempre nella foto è appena visibile il Centro Sperimentale di Cinematografia.

La mappa sinottica delle UDA incontrate: qui.

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La mappa completa del percorso qui.

 

Le Anonime Marziane in esplorazione all’isola Ilva su Marte – 12/8/2018

Rapporto redatto dalle Anonime Marziane

Le alte temperature di quest’ultime settimane ci hanno portato a scegliere la zona di quest’esplorazione. Priva di inquinamento luminoso l’isola è stata eletta a location ideale per osservare il fenomeno della pioggia di stelle di san Lorenzo.
Prima di salpare, alla stazione, scopriamo questo monumento dedicato al cane viaggiatore di nome Lampo.

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In tempi lontani Lampo pare viaggiasse nomadescamente in treno.

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La desolazione trovata in stazione viene spezzata solo da una voce che in loop continua a chiedere:
” Voi riuscite a vedere topolino da qualche parte?”
” Voi riuscite a vedere topolino da qualche parte?”
” Voi riuscite a vedere topolino da qualche parte?”

Sul tragitto dalla terra ferma, l’isola si mostra cromaticamente sfavillante, con toni di verde e blu, ma una volta messo piede sulla terra si trasforma in una plaga vivace: si passa dal color ocra al rosso fiamma, al nero con polvere di stelle, grigio, blu.

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Rimaniamo abbacinate da tutti questi colori che notiamo brillanti anche sull’asfalto.
Sicché nulla… andiamo subito in esplorazione dove i liquidi si intersecano con i materiali solidi.

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Il primo incontro con gli indigeni avviene nella più classica delle situazioni: seduti ad un tavolo davanti ad una birra locale dell’Ilva.
Gli indigeni incuriositi dalla nostra presenza ci interrogano sul perché della nostra visita e prendendo atto che siamo due ufocicliste, suscitiamo in loro una reazione inaspettata: “Boia deh, fate più giri voi che la merda nei tubi!”.Inizialmente restiamo di sasso, ma conversando ulteriormente con loro capiamo che non hanno filtri e accettiamo l’invito a seguirli al gravity park (parco che si sviluppa per tutto il paese, dove ogni anno si svolge una competizione fra mezzi costruiti col fai da te: “i Baroccini”).
La pericolosità della gara è palese, c’è fermento. Nella piazza si vocifera che la situazione si potrebbe rivelare un Cicciaio.
La gravità gioca un ruolo importante nella competizione.
Il baroccino è un carretto rudimentale a due posti: il guidatore siede davanti
e usa lo sterzo-corda per cambiare direzione; lo spingitore-frenatore è invece in piedi dietro il carretto e da la spinta per raggiungere la discesa. Vince chi fa il percorso in minor tempo senza schiantarsi contro il pubblico in visibilio sparpagliato e senza protezioni.

I fratelli Galletti (che non sono quelli avvistati in spiaggia la mattina)

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non si smentiscono mai e anche quest’anno si aggiudicano la storica vittoria.Rimontiamo in sella alle nostre bici per sfuggire alla puzza di zolfo e ci inerpichiamo su per una salita, cercando di raggiungere il tempio di Giove: cosi dicono si chiami la cima della medesima montagna. La salita è ardua ma peggio si dimostrerà la discesa.
Come da consuetudine incontriamo degli psico-dissuasori, due sbarre in successione, entrambe alzate che aprono la strada ad una serie di ley line.

Ben presto ci accorgiamo di essere all’interno di una cuspide, respirando minerali  estratti con ardue fatiche in tempi che furono.

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La natura ha ripreso quello che originariamente era suo: ci sono ora ginestre selvatiche, scope, lecci.
All’apice più vicino al sole scorgiamo un’apertura a forma di corridoio rosso, entriamo in uno spazio naturale un tempo lago, ora deturpato da uno strato di cemento che servirà da base (?!?) a una piantagione di elicriso (erba medicinale).
Ciò che vediamo cozza totalmente con i colori del terriccio originario, in cui le forme e sfumature sono veramente innumerevoli. Il terreno sembra umido e vivo. Al passaggio delle nostre bici una polvere luccicante si alza dal terreno e ci si appiccica sulla pelle, in realtà  è quindi secchissima e polverosa.

Stordite e inebriate lasciamo l’isola giusto in tempo, quando dall’orizzonte scorgiamo una burrasca avvolgerla e ricorpirla tutta.

Raggiungiamo di nuovo la terra ferma, salve e asciutte.

Under the UDA

UDA è l’acronimo per Unità D’Ambiance concetto debordiano che traduciamo come Unità D’Atmosfera.
Per l’ufociclismo l’UDA è l’unità minima di spazio, generalmente antropico, circoscritto in ragione dell’atmosfera (continua e isotropica) che emana o che suscita.
Intuitivamente l’UDA è una bolla (una bolla di sapone) che poggia su una superficie e che confina con altre bolle. Come una bolla si tratta di un sistema aperto, cioè permeabile.

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Se la serie televisiva Under the Dome fosse un’UDA l’atmosfera che prevarrebbe sarebbe la noia. Ovviamente è una considerazione assolutamente personale e minoritaria dato ne sono state prodotte tre stagioni.
La prima stagione l’abbiamo guardata perché la somiglianza con l’UDA-bolla non poteva non saltarci all’occhio.

Come è uso fare per etichetta preannunciamo che in questo post spoileremo non potendone fare a meno e quindi a coloro che legittimamente amano farsi folgorare dal tedio seriale è consigliato di non procedere con la lettura.

Episodio 1: La cupola
L’UDA piomba su Chester’s Mill senza una precisa ragione. Fa a pezzi tutto ciò che si trova ai suoi bordi definendo drasticamente un dentro e un fuori. Dall’UDA nulla esce e in essa nulla entra. L’UDA appare impenetrabile.
L’avvento sorprende tutti i comuni cittadini che vi rimangono intrappolati (anche chi è solo di passaggio come Barbie).
La sua comparsa sorprende anche chi ha le redini della cittadina (Big Jim e lo sceriffo Duke), che però (in ragione di qualche tipo di segreto che sembra permeare la comunità ma che non emerge chiaro nella prima stagione) forse qualcosa del genere se lo aspettavano (il Reverendo Lester Coggins c’intravede un castigo divino).
Si scopre che Norrie è in contatto con l’UDA (un attrattore).
All’interno dell’UDA si produce un conflitto atmosferico di tipo 1 tra Big Jim e Duke.
Duke esce di scena.

Episodio 2: Dentro al fuoco
Gli psicogeografi  Joe McAlister e Ben Drake mappano l’UDA e scoprono che è permeabile (filtra dell’acqua dall’esterno).
Ai bordi dell’UDA le persone iniziano a comportarsi in modo imprevedibile (Paul Randolph si mette a sparare). Ai bordi si delinea un principio di conflitto atmosferico di tipo 2.
Si scopre che Joe McAlister è in contatto con l’UDA (un secondo attrattore).

Episodio 3: Caccia all’uomo
Episodio inutile.

Episodio 4: Epidemia
Episodio inutile.
Si delinea un po’ meglio la figura di Big Jim come totem d’incongruenza.

Episodio 5: Fuoco amico
Ai bordi dell’UDA si esplicita il conflitto atmosferico di tipo 2: gli Stati Uniti attaccano l’UDA Chester’s Mill. L’UDA resiste e salva tutti i cittadini si Chester’s Mill.

Episodio 6: La sete
Big Jim e Ollie Dinsmore inaugurano un nuovo conflitto atmosferico di tipo 1. Si tratta di una battaglia tra totem d’incongruenza per l’affermazione di una nuova atmosfera.
Gli abitanti si rendono conto che l’UDA è un microsistema che può preservarli (si mette a piovere) e non necessariamente ucciderli. Pare delinearsi una forma di equilibrio nell’UDA

Episodio 7: Cerchi imperfetti
Ollie Dinsmore mette fuori gioco Big Jim e diviene, almeno per il momento, l’unico totem d’incongruenza dell’UDA.
Joe McAlister e Norrie scoprono il tonal dell’UDA: l’uovo nella sfera.
Al margine rileviamo che il tonal in effetti si presenta come una miniatura di UDA, fatto che approfondiremo in altri post più avanti su questo blog.
Big Jim si rimette in gioco nella guerra tra totem d’incongruenza.

Episodio 8: Il sangue non è acqua
Episodio abbastanza inutile.
Big Jim fà fuori Ollie Dinsmore e diviene l’unico totem d’incongruenza dell’UDA.

Episodio 9: La quarta mano
Maxine Seagrave spunta dal nulla: è un altro totem in competizione con Big Jim.
Junior Rennie scopre d’essere un attrattore connesso anch’egli al tonal.
Il tonal ovviamente assume vari colori (varie tonalità) e stabilisce un contatto diretto con gli attrattori per via dell’interfaccia mano.

Episodio 10: Giochi pericolosi
Episodio inutile.

Episodio 11: Parla del diavolo
Big Jim innesca un conflitto con Barbie. Quest’ultimo nonostante nella serie appaia come un personaggio centrale non ha un vero e proprio scopo se non quello di separatore, una funzione cosmetica, che separa il modo degli attrattori da quello di Julia Shumway e di occultatore, altra funzione cosmetica, che impedisce a Big Jim di vedersi da subito antagonisticamente connesso a Julia.
Maxine esce di scena così come ne era entrata: inutilmente. Ora intermediato da Barbie l’asse principale del conflitto diviene quello Big Jim vs Julia Shumway (che Barbie per sua funzione occulta). In fondo tutti gli episodi precedenti sono serviti per portarci a questo dato di fatto con la scoperta dei due personaggi chiave di questa prima stagione.
L’UDA mostra ufficialmente agli attrattori l’identità del totem d’incongruenza: Big Jim. Gli attrattori decidono di eliminare il totem d’incongruenza.

Episodio 12: Gravi circostanze
Il cuore della cupola“. “Pensiamo che sia il generatore che alimenta la cupola“, così gli attrattori definiscono il tonal-uovo alla madre di Norrie.
Big Jim ora è alla ricerca del tonal-uovo e di Julia. Vorrebbe distruggere il tonal e uccidere Julia.
Il tonal inizia a reagire alla strapotere di Big Jim dando in escandescenza attraverso un sibilo.

Episodio 13: Sipario
Il tonal prende il controllo dell’atmosfera dell’UDA (la opacizza): ma è un tonal morente che presto dovrà lasciare il posto ad un altro tonal, il monarca, un tonal autoctono.
I cittadini di Chester’s Mill si ritrovano in una chiesa (spesso le chiese fanno funzione di tonal debole o tonal provvisorio) per scongiurare gli effetti atmosferici, per loro incomprensibili, che stanno per subire.
Il totem Big Jim cerca di assumere nuovamente il controllo metereologico proprio partendo dalla chiesa e dai cittadini in essa rintanati.
La cupola non è affatto una punizione: è qui per proteggervi“, così recita l’emissario (rappresentato fantasmaticamente dalla madre di Norrie) di coloro che la cupola hanno mandato parlando agli attrattori.
Julia scopre d’essere il nuovo tonal-monarca (tonal autoctono) che succede al tonal-uovo.

Fine prima stagione.