Cosa è l’UfoCiclismo

La prassi dell’UfoCiclismo risale ad uno scritto pubblicato sulla rivista d’Ufologia Radicale Men In Red dall’omonimo collettivo MIR. Era il 1998.

Teoria Critica sullo spazio

L’UfoCiclismo si propone come teoria critica che ruota attorno alla bicicletta. Per fare ciò si pone prioritariamente come teoria critica sullo spazio urbano (più in generale sugli spazi antropici).

La vocazione critica della bicicletta la sperimenta ogni giorno il ciclista urbano, non tanto nelle percorrenze più rapide e abituali, quanto in quelle esplorative, in quelle che scovano nuovi passaggi, in quelle che ne aprono di nuovi. La bicicletta sprona a non percorrere necessariamente la strada più veloce, quella più consigliata, ma apre alla possibilità concreta che lo spazio sia sorretto da altre geometrie oltre quelle note.
Questa è la vocazione cartografante della bicicletta.

Ma tutto ciò non basta. Non è ancora abbastanza.
Anche qualora il cicloattivismo riuscisse nella sua battaglia in favore di un uso più generalizzato e consapevole della bici, in favore di modalità più sostenibili di trasporto, ci ritroveremmo tutti insieme a pedalare nuovamente all’indirizzo delle fabbriche capitaliste, imprigionati nel lavoro schiavista e nelle nubi tossiche che ormai fanno stabilmente parte della nostra biosfera. Avremo così inciso davvero poco sulla realtà.
Occorre quindi una teoria critica con ambizioni più generali.
Necessitiamo di una teoria critica capace d’armonizzare più fronti di lotta, tutti compatibili e arricchiti dalla scelta d’utilizzare la bicicletta.
Come ufociclisti crediamo che le varianti di tali lotte siano riassunte nei principi dell’antifascismo, dell’antirazzismo, dell’antispecismo, dell’antisessismo.
Molti “anti” che però spalancano un universo di “pro”.
Come ufociclisti troviamo ad esempio incoerente che tanti cicloattivisti impegnati anche in campagne per la sensibilizzazione sulle sofferenze di popoli oppressi, così come per i diritti dei ciclisti quali anello più fragile della mobilità, non sentano la necessità d’esprimere concretamente la stessa solidarietà per l’oppressione di altre specie animali, considerate come cibo per gli esseri umani.
La lotta per la mobilità sostenibile è anche una lotta contro lo specismo!

Oggetti volanti (e non) non-identificati

Gli ufociclisti non sono ufologi, semmai (se il termine non fosse terribilmente cacofonico) potremmo definirci ufofili, perché impegnati a valorizzare l’oggetto non identificato, a volerlo preservare come tale.
Gli ufologi sono esattamente il contrario: gendarmi dell’identificazione di tutto ciò che sfugge alle maglie strette del controllo generalizzato (si veda anche: Chi sono gli ufologi).

Ma cosa sono gli UFO? Qualcuno lo sa? Consideriamo un’opportunità non strumentale il fatto di non saperlo. Consideriamo un valore aggiunto il fatto che esista qualcosa che sfugga alla identificazione coatta, all’incasellamento tassonomico, aprendo, per questo, su mondi possibili, su alternative perseguibili.

Se pensassimo quindi l’UFO esclusivamente come oggetto di provenienza terrestre, se supponessimo quindi che tutto fosse spiegabile approssimandolo (prima o poi) a fenomeni noti, avremmo perso un’occasione: l’occasione di sperimentare un principio di concreta alterità.
Non è utile altresì ipotizzare dogmaticamente che gli UFO siano cosmoveicoli d’origine aliena.
La ricchezza dell’UFO sta nel suo essere un “oggetto aperto“, non ergonomicamente funzionale o riconducibile a uno specifico scopo: un dispositivo senza il libretto delle istruzioni.

Vale forse allora proporre una “scommessa” (si veda anche UfoCiclismo e scommessa di Pascal): che almeno una parte di questa fenomenologia possa essere considerata come qualcosa di totalmente diverso; così diverso da originarsi altrove, in condizioni e forme sociali a noi terrestri (alle nostre organizzazioni sociali) non riducibili. Tale scommessa ci pone, allora, nella “scomoda” situazione di dover fare qualcosa, di dover agire, forse mutare, per entrare in contatto con tali forme di alterità.
La spiegazione di ciò ce la fornisce Dante Minazzoli (si veda: UfoCiclismo: perché gli alieni non prendono contatto pubblicamente?) che per primo ha affrontato la questione UFO in senso politico: i presunti alieni potrebbero intraprendere un contatto ufficiale con i terrestri solo a patto che noi si risolva la più grande contraddizione che ci caratterizza: la sperequazione (inter e intraspecifica) tra sfruttati e sfruttatori. In altri termini: che si proceda verso la trasformazione rivoluzionaria dei rapporti sociali.

L’esito della scommessa è sempre virtuoso. Anche qualora gli UFO fossero esclusivamente fenomeni di tipo terrestre, avremmo comunque lavorato al mutamento di condizioni sociali oggettivamente ingiuste e in alcun modo sostenibili.

Teoria critica sul cosmo

Il mutamento dei rapporti sociali passa, per gli ufociclisti, per la ridefinizione più profonda del principio di realtà: la mappa. Orientare (ovvero: la funzione della carta topografica) non è mai un atto avulso da una precisa visione del mondo, e come tale va considerato e criticato (si veda: Carte, sapere e potere di John Brian Harley).
La nostra cartografia critica è quindi innanzitutto un atto politico non di ri-orientamento, ma di messa in discussione del comando insito nelle forme di scrittura simbolica (di reificazione) del reale, di cui le mappe fanno parte e di cui costituiscono una delle essenze più profonde. E’ uso dire, ad esempio, “farsi una mappa mentale” per indicare il grado primario di orientamento in una data situazione.
Ricartografare con la bicicletta è: 1) atto connaturato al mezzo bicicletta e 2) necessario perché la bici offre il miglior rapporto tra efficienza esplorativa e contatto con l’ambiente (esplorare un’ampia parte di spazio mantenendo il contatto sensoriale con l’ambiente). A questo proposito parliamo di Ciclismo sensibile.
Ricartografare sulla base dell’inclusione di possibili oggetti volanti prevenienti dall’oltre biosfera significa estendere la teoria critica sullo spazio antropico a tutto il cosmo, tanto più oggi che il capitalismo inizia concretamente a interessarsi dello spazio extra-atmosferico divenendo sempre più multiplanetario.

UfoCiclismo

L’UfoCiclismo non è un collettivo identificabile, anche se i suoi militanti possono costituirsi in gruppi e collettivi di ciclisti. Chiunque condivida (anche criticamente) gli assunti e i principi dell’UfoCiclismo può costituire un collettivo o gruppo ufocilista, partecipando e ampliando con la propria militanza attiva.

Per comprendere nello specifico le peculiarità ufociclistiche, la cosa migliore è quella di leggere i rapporti redatti a seguito delle ricognizioni, e d’esplorare le nostre mappe. Troverete tutto su questo blog.

Buona lettura.


L’UfoCiclismo è una variante di ciclismo urbano che si pratica in gruppo (ricognitori e/o esploratori – meglio se almeno in tre) più di rado in solitaria.
L’UfoCiclismo pratica l’analisi e la mappatura psicogeografica del territorio con l’obiettivo d’imbattersi nelle tracce di  forme di vita altra, financo forme di vita extraterrestre, così da stabilire un contatto (incontro ravvicinato – ir)
Ogni ricognizione ufociclistica termina con un rapporto stilato dai ricognitori ad uso di altri ricognitori e più in generale del network ufociclistico.
La somma qualitativa dei rapporti costituisce la mappatura di un territorio.
Qui un breve glossario illustrato degli strumenti analitici dell’eso-psicogeografia ufociclistica.

In estrema sintesi definiamo l’UfoCiclismo come la scienza inesatta della predizione degli incontri.

Per un ulteriore approfondimento rimandiamo a UfoCiclismo – Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile

Cosa e’ la psicogeografia e come si lega all’ufologia

La psicogeografia ha a che fare con i miti e la sovraintepretazione dei segni che si possono trovare nella città.  La psicogeografia è anche la scienza degli incontri casuali (Associazione Psicogeografica Romana).
La definizione ufficiale può essere forviante (perché troppo deterministica) tuttavia può aiutare a comprendere meglio la pratica dello psicogeografo e quindi la citiamo:
La psicogeografia è lo studio degli effetti precisi dell’ambiente geografico disposto coscientemente o meno che agisce direttamente sul comportamento affettivo degli individui.
La psicogeografia si pratica mediante deriva psicogeografica la cui definizione è:
Pedalata o passeggiata con andatura sostenuta con lo scopo di percepire il passaggio qualitativo tra due… zone entro il cui perimetro si percepisce un’emozione dominante rispetto ad altre possibili o più lievi. 
Passaggio qualitativo sta per una sensazione di cambiamento d’atmosfera in cui l’emozione dominante (di chi l’attraversa) tra quella precedente e quella successiva è decisamente diversa.
Traiettoria “privilegiata” della deriva psicogeografica è la ley line la cui definizione è la seguente:
Alla lettera sta per linea della prateria, in origine, all’inizio del ‘900, allineamento carico di energia “fatato” tra reperti archeologici situati sul territorio… essa non è vera né falsa, è la costruzione sovra-individuale e intersoggettiva di chi la scopre.
E’ proprio attraverso lo studio delle ley line che si produce il cortocircuito con l’ufologia:
L’inventore e pilota della Royal Air Force Tony Wedd trovò una sorprendente regolarità tra le ley-line e le ortodromie, ovvero le linee rette lungo le quali gli UFO furono avvistati in Francia nel 1954. Wedd era convinto che gli UFO utilizzassero le ley-line per orientarsi nella navigazione.

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Tra psicogeografia e ufociclismo intercorre lo stesso rapporto che c’e’ tra matematica e fisica. L’ufociclismo (in questo caso la fisica del nostro parallelismo) utilizza la psicogeografia come strumento di formalizzazione, cassetta degli attrezzi (la matematica nel nostro parallelismo). Ma il rapporto non è deterministico proprio come avviene per fisica e matematica. L’ufociclismo contribuisce alla costruzione dei tools psicogeografici così come lo psicogeografo può esplorare la profondità dei propri strumenti compiendo scoperte in campo ufociclistico.

Come si legano psicogeografia, ufologia e bicicletta

La bicicletta è il mezzo perfetto per la deriva psicogeografica; come fa notare l’APR il suo transito e la sua velocità media producono la perfetta scala d’osservazione e percezione del territorio (né troppo statica né così rapida da divenire rumore di fondo). Il suo coefficiente di penetrazione consente quindi un efficiente attraversamento di una vasta porzione di territorio consentendo al ciclista la sovrainterpretazione dei segni e sopratutto gli incontri casuali.
Sono inoltre gli studi dell’ufologo Alan Watts a stabilire un parallelismo tra mobilità degli oggetti volanti non identificati e mobilità della bicicletta.
La bicicletta è quindi il perfetto mezzo per la deriva psicogeografica anche dal momento che reinterpreta in modo spontaneo la “espressività” del suo oggetto di ricerca: l’UFO.

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Perché cercare un contatto con gli alieni

L’UfoCiclismo scommette sui “vantaggi” che un contatto con forme di vita extraterrestre potrebbero produrre, primo fra tutti l’accelerazione della transizione ad una nuova organizzazione sociale sul pianeta Terra.
Nel frattempo attraverso le sue ricognizioni aperte contribuisce a stabilire alleanze tattiche e conviviali tra terrestri.
l’UfoCiclismo è una pratica mutuale, solidale, cooperativa.

In cosa consiste una ricognizione ufociclistica

1) La forma più semplice di ricognizione ufociclistica s’identifica con una deriva psicogeografica. Si pratica di notte come deriva casuale o ripercorrendo una ley line gia’ percorsa da oggetti volanti non identificati, alla ricerca di tracce.
La statistica infatti vuole che gli UFO tendano a ripercorrere la stessa ley line più volte.
I giorni privilegiati per questo tipo di ricognizione ufociclistica sono quelli caratterizzati da eventi astronomici significativi (Ufociclismo: perché praticarlo in concomitanza con eventi astronomici?).
La ricognizione UfoCiclistica termina con un picnic di benvenuto per gli alieni (UfoCiclismo: perché quello vegetariano (meglio ancora vegano) è il cibo esoplanetario?). Nel caso di mancato contatto il banchetto viene consumato convivialmente dagli ufociclisti.

2) Una seconda forma di ricognizione ha invece finalità topografiche. Si tratta di produrre tracciati in cui ridescrivere lo spazio percorso con l’intento di produrre una mappa alternativa a quelle esistenti. Ciò non solo in termini di percorsi alternativi ma sopratutto di ridefinizione simbolica (semiotica) del territorio.
L’idea è che soggiacente a qualsiasi forma di potere e di controllo ci sia una mappa (un discorso), delle istruzioni per l’uso, che trasmettono a chi le segue un determinato “far-fare” che elude e cancella qualsiasi alternativa.
Su questo secondo punto si legga Carte, sapere e potere di John Brian Harley.

Cosa occorre per partecipare ad una ricognizione UfoCiclistica

– Una bicicletta ben illuminata (dato che le ricognizioni sono notturne);
– occorrente per riparazione rapida pneumatici (schiuma repair kit);
– almeno una camera d’aria di scorta e l’occorrente per montarla;
– telo isolante per il picnic conclusivo;
– cibo esoplanetario da condividere (vegetariano – meglio ancora vegan);
– mood contattistico.

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