L’UDA Torre Maura – Roma – 1/7/2018

Rapporto redatto da Cobol 

TMpic.jpg

La mappa al piano di sopra è l’area di Torre Maura esplorata in cerca di UDA (Unità D’Ambiance – vedi l’atlante UfoCiclista o il glossario on line).
Nello specifico ci si è mossi nello spazio compreso tra viale di Torre Maura e via dell’Aquila Reale che nella mappa precedente descrivono una sorta di triangolo scaleno col terzo lato su via Casilina.
Tanto per iniziare va chiarito (a noi stessi più che altro) che la zona di Torre Maura si estende ben oltre come è visibile nella successiva mappa.

torre maura completa limitata_pic.jpg
L’area completa è quella col tratteggio più grande mentre lo spazio limitato interno è lo spazio esplorato.
Ovviamente un’UDA non è quasi mai identificata da un intero quartiere (anche se a volte può esserlo). In questo caso il quartiere è composto da più UDA di cui una sola presa in esame.
Nella mappa prossima l’estensione completa dell’UDA che concerne la nostra esplorazione.

tm completa con separatore_pic.jpg

A parte qualche estensione di poco conto risulta subito chiaro come ci sia inizialmente sfuggita la parte superiore, tagliata dalla Casilina (segnata col doppio tratteggio). Questo perché via Casilina funziona da separatore e come tale restituisce l’idea di un terminatore dell’UDA che invece non c’é (si veda anche la mappa aerea). La parte superiore (oltre il separatore) non compresa nell’esplorazione è infatti perfettamente integrata nell’UDA che stiamo analizzando; ci era però sfuggita per via di un “taglio” che ha il compito di simulare una cesura che non c’é. Altrove abbiamo definito come cosmetica questa funzione del separatore.
La tenuta e la continuità dell’UDA in questione è fenomenologicamente il prodotto dell’azione antropica sul territorio. Lo spazio è caratterizzato compattamente da un’edilizia di scarsa qualità tipica di questo settore di Roma con palazzine basse di due massimo tre piani e cortiletti interni. La maggior parte di questa edilizia è ex abusiva poi in seguito condonata.

DSCN2028_pic.jpg

Avendo già visitato la zona di Torre Maura ci siamo mossi con un’idea preconcetta dell’UDA che avremmo individuato e quindi abbiamo lavorato ad una sua più precisa definizione in termini d’analisi dei camminamenti (si veda l’atlante UfoCiclista).
Questo tipo d’analisi poggia sulla tecnica psicogeografica della deriva casuale. A questa gli UfoCiclisti hanno aggiunto la rilevazione cartografica per percorso e l’analisi dei nodi che si generano.
In sostanza si percorre casualmente l’UDA in bicicletta e si segna sulla mappa il percorso emergente. Una volta ottenuto il camminamento totale lo si disambigua con una tecnica che è chiamata Algoritmo delle Mosse di Reidemeister (vedi l’Atlante) in modo da ottenere una semplificazione del percorso ripulito dal ripetuto passaggio del ricognitore sulle stesse strade e dagli scavalcamenti di strade già percorse (ponti, gallerie, cavalcavia, eccetera). Senza semplificazione la mappa ottenuta sarebbe illeggibile.
A essere d’interesse per l’analisi dei camminamenti sono i Nodi anche detti ricorsioni, cioè il transito per punti già attraversati ma provenendo da direzioni diverse (spesso si tratta di croci prodotte da incroci).  Ogni nodo implica una sorta di “fissazione” del territorio esplorato e quindi ne caratterizza un certo modo d’essere. Il fatto che “accidentalmente” una ricognizione stocastica ci riporti su alcuni passaggi è da noi interpretata come la presenza di attrattori che costituiscono la spina dorsale dell’UDA.
A seconda del numero e della disposizione dei nodi si può procedere ad una prima interpretazione dell’UDA stessa.
Ovviamente la tecnica di rilevamento dei camminamenti non può durare troppo tempo (in rapporto all’ampiezza dello spazio indagato) altrimenti alla fine s’otterà un groviglio di passaggi non interpretabile. Bisogna utilizzare il buon senso.
L’UfoCiclismo al momento è riuscito a interpretare camminamenti fino a sette nodi con diverse configurazioni.

gps.jpg

Ecco come, alla fine della deriva casuale, si presentava la mappa prodotta da un’app per la tracciatura gps del percorso.
I cerchi grigi rappresentano le soste.
Se zoommassimo sulla mappa scopriremmo una situazione ben più complessa di quella mostrata in foto. Il rilevamento gps non è un buon modo di tracciatura anche se è il più veloce. Col gps la disambiguazione attraverso l’Algoritmo delle Mosse di Reidemeister diviene molto complessa dato che la mappa riporta tutte le ripetizioni di percorsi che ai fini euristici non ci dicono nulla sullo spazio indagato. L’utilizzo di una mappa stampata e di una matita è un metodo meno rapido in sede d’esplorazione ma più efficace in termini d’analisi. Tra l’altro l’utilizzo di una mappa cartacea ci aiuta a comprendere seduta stante il tipo di situazione che si sta delineando nel corso della deriva casuale.
Le prossime tre mappe mostrano:
1) il percorso totale semplificato (dopo l’applicazione del Algoritmo delle Mosse di Reidemeister);
2) le direzioni dei camminamenti necessarie per comprendere come l’UDA si “annoda”;
3) I nodi che emergono.

2_pic.jpg
Guarda la mappa ingrandita

3_pic.jpg
Guarda la mappa ingrandita

4_pic.jpg
Guarda la mappa ingrandita

Abbiamo colorato i camminamenti per semplificare la visione d’insieme. La tecnica utilizzata prevede che ad ogni incrocio il percorso cambi colore così da rendere più evidente i modi della generazione del nodo.
Qui un’animazione a slide del camminamento nell’UDA.

Prima di venire all’analisi dei nodi vale la pena soffermarsi su un’altra tecnica d’indagine utilizzata in questa ricognizione: l’Archeologia del sé (si veda l’atlante alla voce Cuspide) presupponendo di trovarci in presenza del giacimento di una Cuspide.
In questo caso, in realtà, il giacimento è emerso spontaneamente senza presupporne l’esistenza. Per giacimento (e anche cuspide) intendiamo un collettore di raccolta fisico o emozionale presente sul territorio.
Procedendo su via dell’Aquila Reale ci siamo fermati in prossimità di un “baretto” gestito da un indiano al di fuori del quale stazionavano chiacchierando degli autoctoni (la tappa è visibile anche sull’immagine della mappa del gps).
La sosta era motivata dal bisogno di reperire informazioni circa la torre che dà il nome al quartiere di Torre Maura.
Alla nostra richiesta d’informazioni il gruppo d’avventori ha gentilmente risposto offrendoci da bere dell’acqua; evidentemente sotto il sole di metà giornata della deriva causale dovevamo apparire provati.
Durante una ricognizione non va mai persa l’occasione di fare due chiacchiere con i locali in una sorta di “osservazione partecipante” ufociclistica.  Il gruppo, tra le altre cose, era evidentemente in vena da chiacchiere pre-pranzo e quindi molto disposto a sciorinare dettagli.
Accomodatici e accettato il dono d’acqua minerale abbiamo iniziato a guardare più attentamente i nostri ospiti. Quasi tutti, cosa di cui non ci eravamo accorti, ostentavano tatuaggi inneggianti al fascismo: chi più chi meno esplicitamente alla luce del sole. Affatto scoraggiati dal trovarci in tale pattume abbiamo iniziato a leggere la situazione osservandola come una cuspide (un sedimento) che da definizione è proprio un “retro-aggregatore” tanto fisico (ad esempio una fossa, o la valle di un’elevazione), che emozionale (una conventicola di fasci ad esempio).
Dopo alcune domande esplicite sui reperti archeologici della zona (Torre Maura è storicamente considerata un’importante zona archeologica anche se periferica rispetto a Roma centro) il gruppo è divenuto sospettoso. Sono iniziate le occhiate di squadramento atte a capire quali fossero le nostre reali intenzioni e motivazioni.
Dopo una serie di circonvenzioni linguistiche poco efficaci nel tentativo di riconquistare la fiducia del gruppo, siamo riusciti a piazzare miracolosamente l’elenco dei Sette Re di Roma recitati tutti d’un fiato partendo da Numa Pompilio. Tale manifestazione di cultura (delle elementari) ha sortito l’effetto sperato. Il gruppo stupito da tanto sapere si è infine autoconvinto che fossimo degli archeologi alla ricerca d’informazioni sulle torri d’avvistamento romane di cui torre Maura fa parte.
Un autoctono allora si è spinto oltre: convintosi della nostra professionalità ci ha mostrato, dal proprio cellulare, delle foto di reperti archeologici trovati in zona. Ci ha chiesto una sorta d’autenticazione e valutazione degli stessi. Ovviamente il nostro consiglio è stato quello di consegnare il tutto alla sopraintendenza per i beni archeologici. Chissà…
L’indiano gestore del bar intanto si era seduto con noi. Parlava un fluente l’italiano e mostrava una certa competenza in fatto di cose territoriali. Incuriosito dal nostro girare in cerca di “monumenti” periferici ci ha consigliato di visitare il Colosseo… effettivamente…
Di fatto tutta la conversazione è stato uno straordinario esempio di giacimento sedimentario di tipo archeologico (nel senso più stretto del termine).
Abbiamo ringraziato e ci siamo rimessi in marcia verso la torre.
In effetti la torre si trova oltrepassando il separatore di via Casilina nella zona limitrofa alla fermata della metro Torre Maura.
Eccola la torre (qui nella veduta aerea):

torre

Difficile stabile se si tratti di un tonal (vedi l’atlante UfoCiclista o il glossario on line); la sua posizione è estremamente periferica rispetto alla zona di Torre Maura e la sua collocazione del tutto isolata rispetto al resto del quartiere.
Torniamo però alla nostra UDA.
Una delle domande fatte agli autoctoni del baretto è stata quella circa i luoghi d’interesse o di aggregazione di quella parte del quartiere. Ci hanno indicato via delle Rondini come strada dei negozi più in vista della zona e la parrocchia di San Giovanni Leonardi.

leo.jpg

La suddetta parrocchia si trova proprio nel bel mezzo di uno dei nodi individuati. Spesso le parrocchie costituiscono dei tonal “deboli” in UDA che lo hanno perso per via di un totem d’incongruenza (vedi l’atlante UfoCiclista o il glossario on line) eccessivamente forte o per ragioni urbanistiche.
Nell’atlante UfoCiclistico abbiamo segnalato un’altra situazione simile; neanche a farlo apposta un’altra torre: Tor Sapienza.
Questo valore di “segnaposto” supplisce la mancanza di un tonal vero e proprio. Il fatto che degli autoctoni siano stati convergenti nel segnalarcelo e la sua collocazione (nel nodo) ci ha convinti che l’UDA potrebbe essere retta e alimentata nella sua compattezza da questo tonal debole.
In prima analisi muovendoci poco fuori dall’UDA abbiamo individuato un possibile totem d’incongruenza in via Enrico Giglioli:

totem_pic.jpg

Si tratta di un complesso abitativo che non può non evocare un totem dalla forza disgregante (ma probabilmente si tratta semplicemente di una suggestione estetica) . A dire il vero si trova fuori dalla UDA che stiamo esaminando ma non così lontano da risultarne totalmente avulso. Comunque molto bello. Ci ricorda gli interni di un brutto film di fantascienza: 2013 la Fortezza. Brutto senza scampo.

totem grafico_pic.jpg

Nella mappa precedente la collocazione del sospetto totem (cerchiato) rispetto all’UDA.
Di fatto mentre per il tonal la collocazione all’interno dell’UDA pare essere condizione necessaria, il totem ha più gradi di libertà spaziali.
Quella del totem della UDA di Torre Maura resta però un’ipotesi.

La deriva casuale nell’UDA ha dato vita ad un camminamento di tipo trialettico (vedi l’atlante UfoCiclista).
Quello che segue è il modello ideale di questa conformazione:

doppio grafico_pic.jpg

Il livello basilare (struttura semio-narrativa) di questo tipo di conformazione è il seguente: “percorso a triplice simmetria rotazionale. Raccoglie molti simboli ternari […] In questo camminamento ogni nodo può accogliere un omphalos o un attrattore” (vedi l’atlante UfoCiclista).
Per ciò che riguarda gli omphalos dovremmo addentrarci nell’analisi di possibili ley line (cosa che non abbiamo fatto in loco ma che forse faremo più avanti).
Per ciò che riguarda gli attrattori: “si tratta di tonal in potenza”. Da definizione quindi avremmo trovato un’interessante corrispondenza con il tonal debole di cui abbiamo parlato interpretato dalla parrocchia di San Giovanni Leonardi (il nodo centrale). Questa analisi ci dice poco sul tipo di UDA dovremmo infatti concentrarci sugli attributi del camminamento trialettico che nella fattispecie riguardano i gruppi archetipici ternari.
Prenderemo invece un’altra strada, quella della Teoria Cromatica degli Stati d’Animo utilizzando l’apposita tavola.
Tra ricognitori ci accordiamo sul gradiente 12. Ci riferiamo all’atlante per la collocazione cromatica: “Amaro: ambiance inquieta, tremebonda“. Il gradiente dodici è l’estremo superiore del suo cluster quindi tutti gli attributi dovrebbero apparire ben sedimentati e messi in evidenza.
Ancora una volta dobbiamo riferirci al tonal debole dell’UDA. Come tale esso presta il fianco agli attacchi del totem d’incongruenza qualunque esso sia. Una UDA retta da un segnaposto può di fatto apparire piuttosto instabile: diciamo sul chi va là. Si tratterebbe in sostanza di una UDA sotto attacco o la cui continuità e compattezza sono messe in discussione da un totem più forte del tonal. Prababilmente si tratta di una UDA in trasformazione e l’ipotesi non sarebbe così strana se si pensa che proprio adiacente all’UDA è da poco sorta la fermata Torre Maura della line C di Roma.
La creazione di un nuovo ramo della metropolitana con le sue relative stazioni porta sempre belle cose e mutamenti non facilmente prevedibili nelle zone interessate. Di fatto la stazione stessa potrebbe essere un totem o il tonal.
La comoda stazione della metropolitana “caduta” come manna dal cielo in una zona di Roma da sempre mal servita da mezzi pubblici inconsistenti potrebbe aprire un nuovo varco alla galoppante gentrificazione che sta interessando Roma sud/est. Forse certo non accadrà domani ma fino a 7/8 anni fa sarebbe stato impensabile che un quartiere vicinissimo come Centocelle sarebbe divenuto, da lì a poco, il nuovo obiettivo della trasformazione della città in vetrina della speculazione edilizia.
Sarebbe un gran peccato. Lo sarebbe in ogni caso ma ancor più perché Torre Maura, almeno paesagisticamente, ancora interpreta il ruolo di una città più a misura d’essere umano con varietà locali, architetture non asfissianti tipiche delle borgate e inattesi spazi verdi/marroni non colonizzati dalla cementificazione speculativa.
Purtroppo la mancanza di un tonal forte ci fa prevedere il peggio e la sensazione cromatica ce lo conferma. Man mano che scriviamo ci appare sempre più chiaro che il probabile totem d’incongruenza sia proprio l’adiacente stazione della metro C.
Comunque sia ciò ci conferma che l’UDA sta per cambiare e che il tonal debole che la caratterizza non potrà resistere alla forza di questi mutamenti.
Ci fermiamo qui con l’analisi dell’UDA riportandone le caratteristiche cromatiche sulla mappa.

mappina.jpg

Come sempre il riferimento TCSD è relativo alla Tavola Cromatica degli Stati d’Animo.
Alla UDA di Torre Maura (nella stessa mappa) abbiamo affiancato la limitrofa UDA di Torre Spaccata già individuata e studiata in precedenza.
Prima di congedarci dal gruppetto d’autoctoni del baretto indiano questi ci hanno consigliato di vistare il Parco delle Rupicole.

rupicole_pic.jpg

Accanto alla UDA di Torre Maura abbiamo evidenziato nel tratteggio il parco (qui la veduta aerea).

leg.jpg

Si tratta in effetti di un piccolo ma particolarissimo parco caratterizzato dalla presenza di più giardini:

leg2.jpg

Il parco non è al momento manutenuto ma la commistione di diversi tipi di giardino è molto bella.

giard.jpg

Questo è, ad esempio, il giardino arabo.

tavola.jpg

piante.jpg

Ci sono anche delle belle tavole con animali e piante tipiche di quella zona.
Se vi capita di passarci fateci un salto e ci raccomandiamo: lasciate pulito!!!
Tutto molto bello. Ma vi prego manutenetelo!

Chi sono gli ufologi?

L’ufologo è l’emblema della frustrazione. Il complesso d’inferiorità che, proprio come il verbo,  s’è fatto essere umano.
L’ufologo costruisce la propria identità d’appassionato ricercatore attorno all’identificazione di un oggetto che potrà avvenire solo a condizione che l’UFO sia disposto a fare outing o che le autorità militari decidano di classificarlo in un qualche modo.

Ma per propria natura l’UFO deve rimanere non identificato (altrimenti si chiamerebbe IFO: oggetto volante identificabile) mentre il ruolo delle autorità è quello di forzare la non identificazione nell’alveo di un ristrettissimo parco di fenomeni noti e controllabili. Quando ciò non è proprio possibile allora il fenomeno da non identificato trasla a mai avvenuto.

Ecco allora che il triste ufologo si vede costretto a costruire la propria identità attorno ad aspettative che non vedrà mai realizzate. Il suo oggetto di studio tace, i suoi mentori lo tradiscono e lui diventa il cane da guardia dei cieli che si trasformano nel cortiletto in cui orinare.

L’Ufologo è il Toni Chike Iwobi della “scienza” militarizzata. Da sempre emarginato e schernito risolve di farsi mettere un guinzaglio dal proprio aguzzino e di questo divenire il più efficace cane da guardia pronto a mordere, prima tra tutti, i suoi pari per dimostrare l’incondizionata fedeltà.

cun2.jpg

Ecco cosa il CUN il Centro Ufologico Nazionale annovera tra le raccomandazioni in caso di contatto con UFO: al punto 8 si afferma di rivolgersi ai carabinieri.

Così gli ufologi divengono caricature degli scienziati e si raccomandano, in caso di avvistamento UFO, di correre nella più vicina caserma dei carabinieri a fare la spia.
Non c’é bisogno di sforzarsi troppo per immaginare l’approccio dell’appuntato di turno chiamato a raccogliere la testimonianza dell’avvistatore ufologo solerte informatore; basta guardare il film di Tinto Brass Il disco volante.
E così l’ufologia acquisisce a ragione un meritato ruolo nella suddetta commedia brillante e grottesca nel più classico dei tormentoni del regista lombardo: “Dime porca che me piasi de più“.

22b143a44c9d5f84eaa446a8feb6995f.jpg

L’appuntato Alberto Sordi incontra un’aliena. Da Il disco volante di Tinto Brass.

Ma la vera natura dell’UFO è nella sfida mentale a cui ci costringe è che può essere virtuosa solo a patto di non cedere alla tentazione scientista e ansiogena di ottenere risposte rapide e preconfezionate.
L’ufologo, personaggio vile, vuole essere rassicurato: rimandando a carabinieri e aeronautica militare sa che anche oggi potrà dormire sonni tranquilli. Anche oggi ha fatto il proprio dovere: ha abbaiato e presto qualcuno colmerà la ciotola.

La mente dell’ufologo (in buona fede) è quantitativa.
Egli pensa che l’accumulo sistematico di dati porti con sé la risposta. In questo egli non s’accorge di venir seppellito da un ammasso informe e insignificante di dati.

Buttate le vostre tabelle d’avvistamenti e venite a farvi un giro in bici!

XI Ricognizione UfoCiclistica – Sciame delle Liridi

undicesima 11.jpg

Rapporto redatto da Dafne.

mappa 11.jpg

Il percoprso della ricognizione ufociclistica

Si parte come al solito dalla metro di Piazza San Giovanni, un po’ in ritardo sulla tabella di marcia per cause di forza maggiore che hanno impossibilitato un’ufociclista ad essere in orario all’appuntamento, e in un numero ridotto, di quattro persone, forse per la stagione, forse per i motivi politici della passeggiata che tengono lontani le persone, forse per il giorno della settimana, non molto indicato per uscire la sera.
Dopo aver controllato la disponibilità di cibo e luci, si parte alla volta di Roma Est, verso il punto dove il 9 dicembre scorso ci sono stati degli avvistamenti di UFO.

I quattro ciclisti imboccano subito viale La Spezia occupando un’intera corsia riservata alle auto.
Passano vicino alla leggendaria fermata della metro gialla che, dicono, un giorno aprirà le sue porte ai cittadini, e arrivano fino alla piazza rotonda, passano sotto gli archi, costeggiano la ferrovia e scendono giù per un tratto di strada contromano fino all’isola pedonale del Pigneto.
Qui, sotto la gli occhi vigili di due divise, uno degli ufociclisti fa la prima sosta per dare un’occhiata in giro alla ricerca di biciclette sulle quali lasciare volantini e tentare di abbordare qualche ciclista che passa di lì. Uno di questi ciclisti per l’appunto viene attratto dall’idea di pedalare con loro e sta quasi per abbandonare i suoi amici, peraltro incitato dagli stessi, ma il suo senso di colpa è più forte e così promette di tornare la prossima volta col suo apparecchio fotografico, per lui anche strumento di lavoro, ad immortalare eventuali incontri con esseri extraterrestri.
Non fanno in tempo a passare il ponticello sopra la ferrovia che incontrano un altro aspirante ufociclista: “Venite da Zazie!” gli dice. Zazie è uno degli ultimi avamposti ufociclistici sulla via che porta a Roma est, e i quattro ciclisti lo conoscono bene.

Dopo il ponte comincia un saliscendi che porterà i quattro ciclisti giù per la via del Pigneto percorsa rigorosamente contromano e col rischio di essere colpiti dai rami degli alberi sul marciapiedi che pendono pericolosamente verso la strada, poi sempre più giù per via Malatesta e su per la ripida via Teano, per poi ridiscendere da via Anagni. Attraversata Tor de Schiavi, i quattro risalgono per via Delpino e imboccano via dei Castani seguendo la linea del tram. Qui incontrano presenze notturne ambulanti che li salutano gioiose in mezzo alla strada innalzando una bottiglia di birra alla loro salute.

Il saliscendi continua e, attraversata piazza dei Gerani a rischio di essere travolti da un tram che arriva dalla direzione opposta, i quattro ufociclisti entrano nel parco Madre Teresa. Qui c’è una sosta importante per rifornimento di acqua, ma non ne approfitteranno a dovere rischiando di patire la sete più avanti. Il saliscendi continua e i quattro scendono giù verso quello che una volta era il fosso, la marrana, attraverso sentieri sterrati, costituiti da avvallamenti e dossi creati dalle radici dei grandi pini, fino all’uscita dal parco che da direttamente sulla via Togliatti. Si entra ora in un’atmosfera di fumo e rombo costante di motori che sfrecciano avanti e indietro. Percorrono la Togliatti sull’unica “isola felice” (per così dire), la ciclabile più pericolosa del mondo, dall’asfalto dissestato, sterrata in alcuni punti, interrotta da incroci senza semaforo, frequentata a seconda dell’orario della giornata da passanti, cani, motorini e persino automobili.

All’incrocio con via dei Meli c’è una sosta per rifornirsi di accendini all’unico tabaccaio aperto a quell’ora notturna, poi si continua per via Togliatti fino all’acquedotto Felice. Qui, da sotto gli archi altre presenze notturne compaiono dal buio, femminili o maschili con parvenze femminili, seminude, invisibili alla luce del sole, evidenti nell’oscurità. Un’ufociclista le saluta festosa.

Si sale ora verso viale Alessandrino, del quale percorrono un breve tratto prima di entrare nel parco omonimo e perdersi per i vialetti circondati dall’erba e dagli alti alberi. Qui i quattro si separano per la prima volta. Due di loro si perdono nei prati e invece di seguire il sentiero che porta in alto, si lanciano per una buia discesa seguendo una lunga curva, ma scoprono di aver sbagliato strada. Proseguono ugualmente, ansiose di perdersi. Poi, si buttano in mezzo all’erba alta e umida e trascinando la bici a mano camminando sulla terra bagnata, salgono su per riprendere il sentiero, seguendo la luce di due lucciole che brillano in lontananza.
Così arrivano in un’ampia conca semicircolare che brilla sotto di loro alla luce delle stelle che risplendono chiare quella notte e di uno spicchio di luna semicoperto dalle nuvole. Luci lontane si muovono in cielo: sono aeroplani.

I quattro entrano dentro la conca che li accoglie. Si siedono, tirano fuori il cibo rigorosamente vegano, pane, humus e arance, e lì, nel silenzio più assoluto si fermano a contemplare il paesaggio e chiacchierare.
Una luce illumina la notte a poca distanza da loro e si perde nell’oscurità poco più in là. Un ufopassante diretto chissà dove.
I loro discorsi sono vari, riempiono il vuoto di opinioni e idee che c’è in giro da qualche tempo a questa parte: dal recupero di luoghi abbandonati, passano al senso della rivoluzione, costruiscono teorie sul clima e sul rapporto di esso con le opere costruite dagli esseri umani.
Poi tirano fuori gli strumenti e a quel punto la musica parla per loro. La musica richiama versi che parlano di corpi che attraversano il tempo diventando suoni e poi immagini, quindi curve sovrapposte…

11.jpg

Ascolta l’editto musical poetico notturno ispirato dalla serata agli UfoCiclisti: Onde.

Ad interrompere questo momento ci pensano dei botti che risuonano nel cielo e delle luci colorate che si rispecchiano in lontananza nel cielo nero.
A quel punto l’aria si è fatta più umida e fredda e le zanzare si sono abbondantemente fatte sentire.
I quattro decidono che è ora di tornare indietro.
Si buttano giù per i sentieri in mezzo all’erba e arrivano su via Molfetta, quindi si ritrovano di nuovo su Via Togliatti. Non si fermano troppo a riflettere sul repentino passaggio che hanno appena vissuto, dalla quiete del parco al mondo di luci artificiali e auto rombanti, e salgono per via dei Gelsi per poi gettarsi in discesa sulla stessa via, una volta attraversata via dei Castani. Alla base della discesa, un’ufociclista rivela al gruppo il segreto delle conche scavate nelle strade in discesa, di solito per trattenere l’acqua piovana ma che aiutano anche i ciclisti a frenare.
Quindi risalgono per Via Anagni, e arrivano in via Teano. Qui l’ufociclista che gli ha appena spiegato l’uso delle conche e precedentemente gli ha illustrato la teoria meteorologica sul Gra, saluta i compagni. Gli altri tre continueranno fino a San Giovanni, al punto di partenza per accompagnare per un tratto l’ufociclista che vive dall’altro lato della città al di là del fiume.

Rimasti in tre, dunque, continuano il percorso a ritroso, passando vicino alla discarica e al campo Rom di via Teano, risalendo poi verso il Pigneto da via Conte di Carmagnola e costeggiando il campo sportivo verso la piazzetta senza targa, che fu un tempo battezzata dagli abitanti del quartiere con il nome di due partigiani.
Tornati all’isola pedonale, i tre fanno una nuova sosta, per mettere nuovi volantini sulle bici, ma anche e soprattutto per bere alla fontana.
Ritorno verso Piazza Lodi e da lì di nuovo si percorre viale La Spezia per concludere il viaggio alla metro, dove la compagnia si scioglie.

Consigli di letture/film per saperne di più su incontri alieni e comunicazione con gli extraterrestri:
Il quinto giorno (Der schwarm), Frank Shätzing, Editore Nord, 2005
Sfera (Sphere), film del 1998, diretto da Barry Levinson

 

UfoCiclismo – Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile

copertina.jpg
In uscita per Nerosubianco “Ufociclismo – Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile“, scritto dagli ufociclisti Cobol Pongide e Daniele Vazquez.

Duecento pagine con sedicesimo a colori da utilizzare come atlante, manuale e dizionario ufociclistico.

Il booktrailer

bt

Vai al booktrailer: https://www.youtube.com/watch?v=o7n4StA27FY

Leggi le recensioni e le segnalazioni:
NOT;
Ciclo News;
— Intervista a Cobol Pongide (Ciclo News);
— Intervista a Daniele Vazquez (Ciclo News);
OperaViva;
Quaderni d’altri tempi;

Luoghi in cui il testo è liberamente consultabile:
Labbiciclario – Terni;
Mastronauta – Omegna. 

L’indice:
indice-1.jpg

indice-2.jpg

indice-3.jpg

Cosa è l’UfoCiclismo

Teoria Critica sullo spazio

L’UfoCiclismo si propone come teoria critica che ruota attorno alla bicicletta. Per fare ciò si pone prioritariamente come teoria critica sullo spazio urbano (più in generale sugli spazi antropici).

La vocazione critica della bicicletta la sperimenta ogni giorno il ciclista urbano, non tanto nelle percorrenze più rapide e abituali, quanto in quelle esplorative, che scovano nuovi passaggi, che ne aprono di nuovi. La bicicletta sprona a non percorrere necessariamente la strada più veloce, quella più consigliata, ma apre alla possibilità concreta che lo spazio sia sorretto da altre geometrie oltre quelle note.
Questa è la vocazione cartografante della bicicletta.

Ma tutto ciò non basta. Non è ancora abbastanza.
Anche qualora il cicloattivismo riuscisse nella sua battaglia in favore di un uso più generalizzato e consapevole della bici e di modalità più sostenibili di trasporto, anche allora ci ritroveremmo tutti insieme a pedalare nuovamente all’indirizzo delle fabbriche capitaliste, imprigionati nel lavoro schiavista e nelle nubi tossiche che ormai fanno stabilmente parte della nostra biosfera. Avremo così inciso davvero poco sulla realtà.
Occorre quindi una teoria critica con ambizioni più generali.
Necessitiamo di una teoria critica capace d’armonizzare più fronti di lotta, tutti compatibili e arricchiti dalla scelta d’utilizzare la bicicletta.
Come ufociclisti crediamo che le varianti di tali lotte siano riassunte nei principi dell’antifascismo, dell’antirazzismo, dell’antispecismo, dell’antisessismo.
Molti “anti” che però spalancano un universo di possibili alleanze.
Come ufociclisti troviamo ad esempio incoerente che tanti cicloattivisti impegnati anche in campagne per la sensibilizzazione sulle sofferenze di popoli oppressi, così come per i diritti dei ciclisti quali anello più fragile della mobilità, non sentano la necessità d’esprimere concretamente la stessa solidarietà per l’oppressione di altre specie animali, considerate come cibo per gli esseri umani e costrette a vivere in lager.
La lotta per la mobilità sostenibile è anche una lotta contro lo specismo!

sistema.jpg

Oggetti volanti (e non) non-identificati

Gli ufociclisti non sono ufologi, semmai (se il termine non fosse terribilmente cacofonico) potremmo definirci ufofili, perché impegnati a valorizzare l’oggetto non identificato, a volerlo preservare come tale.
Gli ufologi sono esattamente il contrario: gendarmi dell’identificazione di tutto ciò che sfugge alle maglie strette del controllo generalizzato (si veda anche: Chi sono gli ufologi).

Ma cosa sono gli UFO? Qualcuno lo sa? Consideriamo un’opportunità  il fatto di non saperlo. Consideriamo un valore aggiunto il fatto che esista qualcosa che sfugga alla identificazione coatta, all’incasellamento tassonomico, al controllo, aprendo, per questo, su mondi possibili, su alternative perseguibili.

Se pensassimo quindi l’UFO esclusivamente come oggetto di provenienza terrestre, se supponessimo quindi che tutto fosse spiegabile approssimandolo (prima o poi) a fenomeni noti, avremmo perso un’occasione: l’occasione di sperimentare un principio di concreta alterità.
Non è utile altresì ipotizzare dogmaticamente che gli UFO siano cosmoveicoli d’origine aliena.
La ricchezza dell’UFO sta nel suo essere un “oggetto aperto“, non ergonomicamente funzionale o riconducibile a uno specifico scopo: un dispositivo senza il libretto delle istruzioni.

Vale forse allora proporre una “scommessa” (si veda anche UfoCiclismo e scommessa di Pascal): che almeno una parte di questa fenomenologia possa essere considerata come qualcosa di totalmente diverso; così diverso da originarsi altrove, in condizioni e forme sociali a noi terrestri (alle nostre organizzazioni sociali) non riducibili. Tale scommessa ci pone, allora, nella “scomoda” situazione di dover fare qualcosa, di dover agire, forse mutare, per entrare in contatto con tali forme di alterità.
La spiegazione di ciò ce la fornisce Dante Minazzoli (si veda: UfoCiclismo: perché gli alieni non prendono contatto pubblicamente?) che per primo ha affrontato la questione UFO in senso politico: i presunti alieni potrebbero intraprendere un contatto ufficiale con i terrestri solo a patto che noi si risolva la più grande contraddizione che ci caratterizza: la sperequazione (inter e intraspecifica) tra sfruttati e sfruttatori. In altri termini: che si proceda verso la trasformazione rivoluzionaria dei rapporti sociali.

L’esito della scommessa è sempre virtuoso. Anche qualora gli UFO fossero esclusivamente fenomeni di tipo terrestre, avremmo comunque lavorato al mutamento di condizioni sociali oggettivamente ingiuste e in alcun modo sostenibili.

adesivo6.jpg

Teoria critica sul cosmo

Il mutamento dei rapporti sociali passa, per gli ufociclisti, per la ridefinizione più profonda del principio di realtà: la mappa. Orientare (ovvero: la funzione della carta topografica) non è mai un atto avulso da una precisa visione del mondo, e come tale va considerato e criticato (si veda: Carte, sapere e potere di John Brian Harley).
La nostra cartografia critica è quindi innanzitutto un atto politico non di ri-orientamento, ma di messa in discussione del comando insito nelle forme di scrittura simbolica (di reificazione) del reale, di cui le mappe fanno parte e di cui costituiscono una delle essenze più profonde. E’ uso dire, ad esempio, “farsi una mappa mentale” per indicare il grado primario di orientamento in una data situazione.
Ricartografare con la bicicletta è: 1) atto connaturato al mezzo bicicletta e 2) necessario perché la bici offre il miglior rapporto tra efficienza esplorativa e contatto con l’ambiente (esplorare un’ampia parte di spazio mantenendo il contatto sensoriale con l’ambiente). A questo proposito parliamo di ciclismo sensibile.
Ricartografare sulla base dell’inclusione di possibili oggetti volanti prevenienti dall’oltre biosfera significa estendere la teoria critica sullo spazio antropico a tutto il cosmo, tanto più oggi che il capitalismo inizia concretamente a interessarsi dello spazio extraatmosferico (space economy) divenendo sempre più multiplanetario.

UfoCiclismo

L’UfoCiclismo non è un collettivo identificabile, anche se i suoi militanti possono costituirsi in gruppi e collettivi di ciclisti. Chiunque condivida (anche criticamente) gli assunti e i principi dell’UfoCiclismo può costituire un collettivo o gruppo ufocilista, partecipando e ampliando il lavoro di cartografia critica con la propria militanza attiva.

Per comprendere nello specifico le peculiarità ufociclistiche, cosa facciamo, la cosa migliore è quella di leggere i rapporti redatti a seguito delle ricognizioni, e d’esplorare le nostre mappe. Troverete tutto su questo blog.

Buona lettura.

 

uc7

Rapporto sulla settima ricognizione UfoCiclistica (UfoCiclismo revolution 1) + Associazione Psicogeografica Romana [10/6/2017]

flayer

La settima ricognizione UfoCiclistica è stata la piattaforma girevole d’una sperimentazione radiofonica in collaborazione con l’Associazione Psicogeografica Romana e con Radio Città Aperta.
Contravvenendo al principio che le ricognizioni s’effettuano in concomitanza con eventi astronomici l’appuntamento è stato fissato per sabato 10 giugno giornata non particolarmente significativa dal punto di vista astronomico.

Il consueto punto di raccolta s’e’, per l’occasione, frammentato in tre locazioni cosi’ da formare tre diverse squadre di ricognitori impegnati su percorsi indipendenti (elaborati dalla Associazione Psicogeografica Romana) convergenti su un unico punto dedicato al picnic esoplanetario e allo skywatching.
Come punto d’incontro è stato scelto il galoppatoio di Villa Borghese, un luogo situato al centro di Roma: per forma particolarmente adatto tanto alla pratica dello skywatching che all’eventuale atterraggio di cosmonavi aliene.

Ulteriore variante, quella di una “centrale operativa ufociclistica” situata presso Radio Città Aperta strumento di coordinamento tra squadre di ufociclisti, d’approfondimento tematico (ufologia, e ciclismo urbano) e d’intrattenimento per i radioascoltatori.
Compito della radio quello di creare una triangolazione tra le squadre di ciclisti urbani in ricognizione e ascoltatori curiosi o impossibilitati nel partecipare.
La radio ha avuto inoltre il compito di svincolare le squadre dalla “dittatura” del segnale satellitare (il navigatore satellitare è infatti un robot situato nell’esosfera che impartisce ordini agli esseri umani) pur garantendo alle squadre un supporto tattico nella corretta percorrenza dei tragitti suggeriti.

In studio alla conduzione Carolina Cutolo e Edoardo De Falchi sostenuti da Antonio Pedivella alla regia (l’uomo al di la’ del vetro) e dalla suddetta Associazione Psicogeografica Romana rappresentata da Daniel De Riva e Alessandra Girotti.

pedivella

Antonio Pedivella e al di là del vetro Edoardo De Falchi

studio1

In studio (da sinistra) Alessandra Girotti (APR), Daniel De Riva (APR), Edoardo De Falchi e Carolina Cutolo

Inviato speciale il giornalista internazionale Andrea Cangioli esperto ricercatore di segnali di vita altri in missione presso il Gay Village nella giornata del Gay Pride.

Ospiti in collegamento telefonico:
L’astrologa Astronza con il suo oroscopo ufociclistico (minuti: 0:50:34 – 1:34:08 – 2:17:32), Vanni Santoni scrittore e narratore (Minuto: 1:10:30), Riccardo Balli dj musicista e ex componente della Associazione Astronauti Autonomi sezione Italia, nonché skaterista (minuto: 2:00:05).

Caposquadra (referenti) delle pattuglie UfoCiclistiche:
Federica, Francesco e Cobol.

I tre punti di raccolta scelti in modo da coprire i raggi di un semireticolato erano:
– Largo Preneste (Colombario di largo Preneste – coordinate 41.892145, 12.541533);
– Via Giacinto Carini (Teatro Vascello – coordinate 41.882494, 12.460694);
– Via Val di Cogne (Metro Conca D’Oro – coordinate 41.939928, 12.528349).

Ci preme ringraziare inoltre Tamara della Tamara Lorenzi Communication nel supporto della comunicazione legata all’evento e Dynamis storici fiancheggiatori degli eventi ufociclistici.
Ringraziamo anche Valentino De Luca per l’apporto ai social durante la diretta.

Prima d’addentrarci nei particolari del rapporto rilasciamo il podcast UfoCiclismo Revolution del 10 giugno in cui è possibile riascoltare l’intera trasmissione.

Quelli che seguono sono i link ai percorsi elaborati dalla Associazione Psicogeografica Romana. I primi due percorsi sono divisi in tre tappe mentre il terzo percorso è inserito in una mappa unica.

Ogni percorso è strutturato in tre tappe (la terza per tutti è la tappa finale del Galoppatoio). Ogni tappa è stata l’occasione per “marcare il territorio” mediante adesivi e multe creative (azioni disordinanti): facsimile di un verbale della polizia municipale di Roma da apporre “criticamente” sul parabrezza delle automobili: vera e propria armata d’invasione.

Percorso 1: tappa1tappa2raccolta
Percorso 2: tappa1tappa2raccolta
Percorso 3: percorso unitario

Le tre squadre hanno lasciato i rispettivi punti di raccolta circa quindici minuti dopo l’inizio di Ufociclismo Revolution subito dopo il primo giro di contatti con i caposquadra. Complessivamente le tre squadre erano composte da circa venti ufociclisti.

alieno

Alieno presso il punto di raccolta della prima squadra

stik.jpg

Segno lasciato presso Largo Preneste

patatine

Cesti di bici pieni di patatine vegan

Mentre la prima squadra percorreva le strade della periferia sud-est di Roma nella straniante zona tra via Labico e via dei Gordiani, la seconda squadra discendeva lungo via delle Fornaci verso le sponde del fiume Tevere.
Allo stesso tempo la “centrale operativa” perdeva definitivamente il contatto con la terza squadra per problemi d’ordine tecnico.
Proprio in via dei Gordiani la prima squadra si smarriva richiedendo assistenza all’Associazione Psicogeografica Romana (minuto 43:02) nella zona di Villa De Sanctis.

Tra gli eventi rilevanti la deriva non prevista della seconda squadra che incontrava le difficoltà in un fuori tracciato d’attraversamento delle sponde del Tevere laddove in estate si consuma un brutto pezzo della movida romana (minuto 01:43:16).

squadra 2.jpg

Autoritratto della seconda squadra sulle sponde del Tevere

 Mentre la terza squadra proseguiva alla cieca non riuscendo più a comunicare con la centrale operativa e operando degli istrionici tagli sul percorso previsto, la prima squadra di passaggio presso la ley line di via del Mandrione ne approfittava per una breve pausa utile a far recitare alla poetessa Fedra un breve componimento realizzato proprio in previsione della ricognizione stessa (minuto 1:06:10):

 SOGNO
DIMENSIONI NUOVE S’INCONTRANO
ATTESA

Dopo circa quindici/venti minuti la prima squadra raggiungeva la prima tappa presso Porta Maggiore (minuto 1:24:54) dove dava avvio alle pratiche di stickering e alle disordinazioni tramite multe creative.

squadra pm.jpg

Prima squadra presso Porta Maggione. All’UfoCiclista Fedra brilla il capo

lorena

L’UfoCiclista Lorena notifica multe creative agli automobilisti

multe.jpg

Multe creative apposte per principio sui parabrezza

multa

Dettaglio di multa creativa

palo

Palo conquistato dalla terza squadra – Conca D’Oro

alti.jpg

Prima squadra: gli UfoCiclisti piu’ alti performano

I percorsi indicati dalla Associazione Psicogeografica Romana sono risultati un po’ abbondanti rispetti alla durata di due ore prevista per UfoCiclismo Revolution. Cosi’ sullo scoccare dei centoventi minuti la centrale operativa ha invitato i ciclisti urbani ad accelerare convergendo sulla tappa finale lambendo solo marginalmente lo stop della seconda tappa.

felicit

Esplode in studio la felicità alla notizia del ritrovamento della terza squadra (Conca D’Oro)

Colpo di scena sullo scoccare delle due ore riappariva la terza squadra coordinata da Federica (minuto 1:52:10) che nel tragitto da Conca D’Oro al Galappatoio aveva integrato nel proprio organico anche Luciano col suo ciclobar (visibile nella foto sottostante per le luminarie da incontro ravvicinato del primo tipo).

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Foto ricordo del punto di raccolta finale (foto Sem)

cang

Il ciclobar di Luciano e mimetizzato tra gli UfoCiclisti l’inviato Andrea Cangioli

L’arrivo al galoppatoio è avvenuto in circa due ore e quaranta.
Nessuna delle squadre ha segnalato avvistamenti di luci nel cielo ne tanto meno contatti (ir) di alcun tipo.
Solo la prima squadra nella già citata circostanza di via Labico riporta di un misterioso avvistamento di sfere giacenti su un prato che però, a prima vista, avrebbero con ogni probabilità origini terrestri.
Approfondiremo e sapremo dirvi meglio nella seconda puntata del 24.

Un racconto interessante ci è stato riportato da un ufociclista testimone, qualche anno fa, di un avvistamento UFO nella zona del centro-sud dell’Italia.
L’ufociclista ha infatti raccontato di aver visto per parecchi secondi un oggetto iridescente di forma lenticolare stazionare nei cieli del proprio comune d’origine.
La caratteristica dell’UFO era quella d’esser un oggetto praticamente immobile nel cielo. Il testimone racconta dell’aver percepito, anche se a distanza, una sorta di “sensazione di silenziosità” dell’oggetto.
Dopo alcuni secondi l’UFO è sparito alla vista come se fosse progressivamente stato cancellato in una sorta di processo di mimetizzazione con lo sfondo azzurro circostante.
Il testimone ufociclista ci riferisce inoltre che nell’averne parlato col padre; quest’ultimo gli avrebbe confermato che da molti decenni quella zona è interessata da inspiegati fenomeni UFO e di essere stato anche lui testimone di un avvistamento.
In sostanza nella zona su cui cercheremo in seguito di essere piu’ precisi sembra vigere una sorta di “realismo magico” il cui fulcro sono le continue apparizioni di oggetti volanti non identificati ormai parte stessa del paesaggio semi rurale.

s64292571.jpg

UFO lenticolare (immagine esemplificativa)

Piazza del galoppatoio era chiusa per via di una vetusta manifestazione equestre; cosi’ le squadre si sono accomodate dinnanzi la suddetta piazza dove, dopo aver atteso ancora qualche minuto l’eventuale arrivo di navi aliene, ha consumato il picnic esoplanetario a base di cibarie vegan/vegetariane.
Immancabile l’humus vegano.

banchetto.jpg

Il banchetto di benvenuto

bici

Le bici prefigurano i dischi volanti

Per il momento è tutto. Vi rimandiamo all’ascolto del podcast e alla puntata del 24 giugno di UfoCiclismo Revolution.

Vi lasciamo sottolineando la scaletta musicale curata da Antonio Pedivella e Edoardo De Falchi col contributo di tutta la redazione:

Franco Battiato –  No time no space
Tomorrow   – My white bicyle
Caterina Caselli – Le biciclette bianche
The UFO Club – Surf city
Syd Barrett / Pink Floyd cover by The Farmingdale Sound Machine – Bike
Mungo Jerry  – Push Bike Song
Brainiac – Go Freaks Go
Jonathan Richman – Cosi Veloce
Piney Gir – Blixa Bargeld’s Bicycle
The Intelligence – Sailor Itch
J’ai acheté – Un vélo
Boards of Canada – Happy cycling
Lemon Jelly – Spacewalk
Freddie Sandy – The Bicycle Song
Madness – Riding on my bike

ad1

Adesivo UfoCiclistico

ad2

Un altro adesivo UfoCiclistico

Ci vediamo nel futuro.