La varietà dimensionale 2 – Capranica-Civitavecchia – 14/7/2018

Rapporto redatto da Dafne
Integrato da Cobol Pongide
Percorso: ex ferrovia Capranica-Civitavecchia

L’ansia della sveglia alle 7 di mattina fa dimenticare i piaceri del viaggio e rischia di dissuadere le persone dall’affrontarlo, invogliandole a restare a letto.
Nonostante ciò gli ufociclisti riescono a ritrovarsi puntuali in stazione, fare i biglietti con facilità, dribblando tutte le trappole burocratiche e i temporeggiamenti della macchinetta che prima ti avvisa di “fare attenzione ai borseggiatori” e poi si premunisce di dirti che il biglietto è valido solo in giornata e cose così, e salire in tempo sul treno che li porterà a Capranica Sutri.
Proprio sul treno avviene il primo incidente di percorso. I nostri eroi hanno la prontezza di chiedere al primo controllore che gli si para davanti se quello è il treno giusto per loro, e la donna, dubbiosa, guarda il suo tablet e li indirizza al binario corretto. Per fortuna sono in anticipo e riescono in fretta a ritrovare il loro treno.
Binario 4. Il nuovo controllore, o sarebbe più corretto dire la controllora, li informa che forse si dovranno separare perché il treno non è predisposto per le biciclette e dovranno trovare posto dove possono. Ma i nostri sono abituati ai treni e riescono a sistemarsi alla meglio con le bici nello stesso vagone evitando anche di bloccare il passaggio nel corridoio e di far sbattere i loro mezzi di trasporto qua e là.
Siedono vicino a un ragazzo tutto assorto dietro uno schermo. Anche lui viaggia con un mezzo a pedali, ma di quelli pieghevoli che si mettono con le valigie e così nessuno si accorge della loro presenza. Sul treno sono tutti silenziosi, sono pur sempre le 8,30 del mattino, guardano tutti i loro piccoli schermi o parlano al telefono con gli auricolari, forse vanno al lavoro o a trovare i parenti al paese per il fine settimana. Solo i tre ufociclisti hanno voglia di chiacchierare e si raccontano le cose più disparate, dalle esperienze di coinquilinaggio, alle vacanze che li aspettano passando per gli alieni insettoidi (presagio). Silvia viene da Milano, è di passaggio dalla capitale dove ha vissuto parecchio tempo e praticato UfoCiclismo. Forse un giorno fonderà la colonna milanese. E’ in procinto di andare in vacanza. Gli altri due sono ormai da diversi anni presenze fisse della periferia sud/est di Roma.
Il loro vicino di sedile si volta ogni tanto verso di loro e sorride nell’ascoltare i loro discorsi. Man mano che il viaggio prosegue sembra condividere sempre più le loro storie, malgrado rimanga nel silenzio. Solo una volta prova timidamente a intervenire nella conversazione. Si rivolge a Silvia che però non è in questa occasione troppo loquace.
La controllora che avevano incontrato poco prima giù dal treno passa a controllare i biglietti. Premurosa verso i passeggeri e sopratutto verso i ciclisti pare quasi faccia un altro mestiere e che su quel treno ci sia capitata per caso tanto che i tre pensano che l’abbiano presa perché con l’arrivo dell’estate il personale di bordo scarseggia.
Prima si prende in carico le vicende del biglietto del tizio con la bici pieghevole.  Dopo un po’ di tempo passa a controllare i biglietti degli ufociclisti.
Alla stazione successiva salgono molte bici.
Alla stazione San Pietro, sale un quarto ufociclista, quello che sarà la loro guida, in tutti i sensi, sia per i suoi preziosi consigli su come affrontare le strade sterrate e mantenere l’equilibrio sui ciottoli anche con una bicicletta da corsa, che per la conoscenza del percorso che il gruppo si accinge ad affrontare. Egli possiede anche il navigatore satellitare e il contachilometri.

Prima di lasciare finalmente il treno e avventurarsi sul percorso della vecchia ferrovia ormai dismessa, Cobol chiede alla controllora se anche lei va in bici. Come se non avesse aspettato altro che quella domanda, lei, felice, con gli occhi che le si illuminano, risponde di si, che ci va spesso, dalle parti del lago di Bolsena, dove vive. Allora Cobol le regala un flyer e la invita alla prossima uscita. Lei in visibilio, promette che prima o poi si unirà a loro.
Speriamo di rivederla prima o poi perché è davvero simpatica.

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Il rassicurante flyer con cui gli ufociclisti fanno proseliti

Al bar della stazione si fermano a fare rifornimento di zuccheri, ma soprattutto d’acqua. È la prima volta che non incontrano gente che li guarda con sospetto o sorpresa e che invece di giudicarli dei pazzi che vanno in giro a pedalare “con questo caldo”, li guardano con entusiasmo e tradiscono la voglia di abbandonare tutto, inforcare la bici e seguirli. Anche la barista è di questo parere.
Dice che altri quella stessa mattina sono partiti prima di noi per lo stesso itinerario.

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Anche le guide più esperte possono essere deviate dai navigatori satellitari. Così succede alla loro guida che ci trascina su una strada in discesa che si allontana dall’ex ferrovia che invece è la nostra meta. Se ne accorge subito per fortuna e ritrova immediatamente il sentiero (qui il percorso corretto per accedere alle ferrovia dismessa).

Diciamo immediatamente che una ferrovia dismessa è  una varietà dimensionale di tipo 2: “si tratta di un territorio a due dimensioni. Una dimensione in cui vengono compresse due coordinate spaziali (larghezza e profondità) con la restante dimensione percettiva ed emozionale sottoposta a forte irreggimentazione sociale e psichica” (si veda l’atlante ufociclistico). La ferrovia è, d’altro canto, una istituzione totale come l’avrebbe definita M. Foucault al pari di un ospedale, di una scuola o di una caserma. Lungo la sua direttrice è difficile deviare, intraprendere percorsi alternativi e quant’altro. La ferrovia è così tanto istituzione totale da impartire una direzione e una forma di disciplinamento anche quando dismessa (come in questo caso). In questo senso la nostra esplorazione ha voluto assecondare questa sua natura per scoprire in quali luoghi ci avrebbe condotti.

La squadra s’inoltra nel mezzo di un groviglio di rovi che lascia appena uno spazio per passare. In mezzo a loro nuvole di farfalle colorate che amoreggiano o si posano sui fiori. Su alcuni cespugli crescono già le more prontamente ingerite dagli ufociclisti.
Pedalano sulla sabbia. Dafne con la bici ibrida, mountain bike col manubrio da corsa, monta cerchioni da strada, inadatti a quel percorso. Sente la bici che affonda e più di una volta rischia di sbandare. Inoltre deve spesso fermarsi perché le borse in cui ha stipato acqua e vivande non ben fissate sul portapacchi pendono ora da un lato ora dall’altro rischiando di sbilanciare la bicicletta. L’ufociclista guida le viene in aiuto.
Non snobba la sua bici come molti fissati della mountain bike, ma le insegna che è lei a dover adattarsi a un percorso di tipo diverso. Deve uscire dalla mentalità di chi guida su strada. Mettere le marce più basse che ha per alleggerire al massimo la bici e pedalare più possibile, per non impantanarsi e poter andare più facilmente anche sui sassi. Le dice anche di bilanciare i pedali quando non pedala, ovvero tenere i piedi alla stessa altezza, le gambe chiuse come a stringere il sellino e alzare leggermente il sedere, in modo da non poggiare quasi sulla bici e non subire tutti gli sbalzi delle ruote.
Lei scopre che lui è un esperto di equilibrio. Fa equilibrio sulla bici, sul monociclo e perfino sulla corda. Lei, invece, ha sempre avuto problemi con l’equilibrio e la bici è la sola cosa che riesce a farglielo ritrovare e mantenere.
Arrivano alla prima galleria. Un’aria fresca viene dall’imbocco. Lungo la strada hanno trovato tracce di orsi perciò hanno timore a percorrerla. Ma accendono i fari e si fanno coraggio. Cobol presta una lucetta a Dafne e le raccomanda di non tenerla accesa perché si scarica facilmente.

L’ufociclista guida dice loro di stare sempre sulla sinistra, perché al centro le gallerie sono bucate: di solito il buco è coperto da lastre di cemento che ne segnalano la presenza, ma in alcuni punti queste lastre sono inesistenti e i buchi sono ricoperti da sabbia o non ricoperti affatto perciò bisogna fare attenzione.
In fila indiana, tenendosi quanto più vicini possibile, percorrono la lunga galleria nel buio più totale.
Il buio crea strane illusioni ottiche e Dafne, vedendo la roccia bianca che si china e crea quasi una piccola pendenza, che finisce in un rigagnolo d’acqua, non si sente di percorrere quello stretto corridoio pedalando. Così cammina un po’ finché non le sembra che il terreno sia di nuovo piano. Poi, ricongiungendosi agli altri, ritrovando le luci dei fari e avvicinandosi alla luce del sole che filtra dall’uscita dalla galleria, ritrova la sua sicurezza e ricomincia a pedalare.

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All’entrata della prima galleria

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Il sistema di drenaggio dell’acqua piovana nelle gallerie

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L’atmosfera psichedelica all’interno delle gallerie

Nella foto che segue tre dei quattro ufociclisti presenti all’uscita della prima galleria (S. Donato).

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Per quel che riguarda le gallerie, esse possono essere alternativamente degli occultatori o dei separatori (guarda qui un esempio di separatore). In questo caso si tratta di un occultatore dato che il suo compito è quello di restituire percettivamente una continuità di atmosfere (quella predominante la zona d’entrata e quella predominante la zona d’uscita) che è invece solo apparente.
Congiungendo due UDA con atmosfera diversa e essendo essa stessa un’UDA con atmosfera irriducibile a quelle limitrofe la galleria è anche uno strappo (guarda qui un esempio).
Gli strappi sono tipici delle dimensionalità d’ordine superiore e più specificatamente della varietà 4 (si veda l’atlante ufociclistico). Tutto ciò e in contraddizione con quanto fin’ora l’UfoCiclismo aveva sostenuto circa le dimensionalità d’ordine inferiore (1 e 2). Su ciò dovremmo presto ritornare calibrando meglio questo tipo di strumento analitico.
Ovviamente le atmosfere provenienti da UDA (si veda qui un esempio) poco antropiche (prevalentemente UDA naturalistiche) sono difficili da decifrare. In questo caso in realtà ci troviamo in una situazione mista in cui la vecchia ferrovia caratterizza fortemente il paesaggio naturale costringendolo, come abbiamo visto, in una varietà dimensionale 2.

Ci si ferma a una deviazione del sentiero per mangiare una banana tonificante e riprendere le forze (le banane sono un alimento altamente consigliato in questo tipo di situazioni con bicicletta).
Dopo aver camminato ancora un po’, la squadra si ferma di nuovo nei pressi di una delle tante stazioni abbandonate e semidistrutte dagli agenti atmosferici, dal fango e dalla vegetazione. Silvia ha forato. L’ufociclista guida smonta la bici in un attimo e con fare esperto, in men che non si dica, sostituisce la camera d’aria. Bravo Alessandro! (Finora non l’avevamo mai nominato).
Poi la vegetazione si apre. Passano attraverso pareti scoscese di pietra, che un tempo forse erano servite a circoscrivere lo spazio della ferrovia, o a facilitare il passaggio del treno. Adesso le pareti formano come delle terrazze in cui crescono cespugli, erbe, rovi, in una sorta di giardino verticale spontaneo.
Poi il paesaggio si apre ancora e intorno a loro si estende una valle, dove crescono radi alberi. Camminano su ciottoli e rocce che creano spuntoni sul terreno. Passano una staccionata sulla quale devono sollevare le bici per passare dall’altra parte, e dopo un po’ devono fare lo stesso per passare un muro che blocca il sentiero.

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La squadra giunge nella vecchia stazione di Civitella – Cesi (ormai ovviamente dismessa).

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Ufociclisti alla stazione di Civitella – Cesi. Di straforo c’é anche il Luther Blissett Project

Ancora lungo il percorso: altre stazioni dismesse e altre gallerie.
Un altro muro e oltre questo  inizia un ponte di ferro. Sotto passa un fiume: il Mignone.

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La pausa sul ponte della ferrovia

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Il Mignone visto dal ponte

Il ponte di ferro sul Mignone è davvero affascinante. Tecnicamente anche un ponte, proprio come una galleria può essere un occultatore o un separatore.
In questo caso si tratta di un separatore perché esso restituisce l’impressione di mettere in collegamento due UDA con atmosfere differenti mentre invece esso è solo una scorciatoia all’interno della stessa UDA naturalistica.
E’ inoltre di una varietà dimensionale 2 se non addirittura 1: “si tratta di un percorso unidimensionale fortemente irreggimentato socialmente e psichicamente. L’irreggimentazione diviene praticamente l’unica coordinata visibile” (si veda l’atlante ufociclistico).
La varietà dimensionale di un ponte va ancora ben compresa ma l’ipotesi che azzardiamo dopo aver percorso il suddetto e che si tratti di una varietà 1.
Ufociclisticamente conoscere la varietà di un percorso è molto importante perché può metterci sulla giusta strada per individuare la natura di un’UDA.

Sono ormai le 14.00 e la squadra è ancora a metà percorso, perciò, ormai completamente fuori orario rispetto alla tabella di marcia, si ferma a mangiare.
Scoprono che da quelle parti viene la gente ad arrampicare. Sorge perciò spontanea la curiosità di sapere a che altezza si trovi il ponte. Gettano un chicco d’uva di sotto e calcolando il tempo che ci mette ad arrivare a terra, e facendo appello a tutta la fisica che ricordano (in particolar modo all’energia potenziale gravitazionale: h=v^2/2g) fanno una stima dell’altezza del ponte. 22,80 m.
La scoperta di quell’altezza così vertiginosa e la consapevolezza del fatto che basta mettere un piede in fallo per cadere dai buchi che si aprono ai loro piedi, non li spaventa. Anzi provano un certo piacere, azzarderei a dire addirittura una certa sicurezza e spavalderia a stare lassù. Perciò rimangono lì, contornati dal silenzio della valle desolata, finché il cielo comincia a oscurarsi e minaccia di piovere. Ma anche l’idea di ipotetici tuoni o lampi che potrebbero colpirli su un ponte di ferro non li scoraggia. Passa un po’ di tempo prima che si decidano a rimettersi in cammino.

Dopo aver pedalato per un po’ sui ciottoli, si ritrovano in un’altra galleria. Stavolta Dafne pedala sul rivolo d’acqua senza pensarci troppo; ma l’acqua ben presto diventa fango. Scende perciò  dalla bici e cammina per un po’ lungo il muro. Alla fine della galleria si staglia un alto muro davanti a loro. Devono scavalcare e portare le bici dall’altra parte. Ai piedi del muro, semisommersa dal fango c’è la carcassa di una vecchia motocicletta. Le ipotesi sulla fine che ha fatto il suo proprietario si fanno molteplici, e ritorna la paura dell’orso, perciò si affrettano a uscire da lì.

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A turno salgono sul muro, aiutati da uno scalone all’interno della galleria, su cui issano le bici per poi alzarle fino alla sommità. Dall’altra parte li aspetta il pantano. Lì la compagnia rallenta. Dafne ha i piedi ormai completamente immersi nel fango.
Prova a pedalare, ma poi si ferma perché anche gli altri si sono fermati e passano tutti a piedi, cercando di camminare sulle “isolette” di rami spezzati per evitare di affondare le scarpe nel fango; tranne Alessandro che non scende mai dalla bici, come incollato ad essa. Alessandro l’eroe di questa puntata!

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Frattanto, insetti giganti passano loro vicini, libellule antichissime attaccate l’una all’altra, ragni che aderiscono con le loro zampe adesive alla superficie dell’acqua e cavallette.
Guadato il pantano, completamente zuppi (Cobol è finito anche dentro una pozza con tutta la bicicletta), Silva con fare per nulla sospetto affianca Cobol e intraprende una discussione sugli alieni insettoidi. “Ma tu che dici…”; “ma te che ne pensi…”; “come reagiresti se li vedessi…”. Cobol diventa sospettoso. Poi d’improvviso si ferma, osserva attentamente Silvia sperando che ella sia il più diretta e sincera possibile e che la sua sia una disinteressata chiacchierata tra colleghi. Poi le chiede: “ho una cavalletta gigante addosso?” Silvia non può che rispondere con estrema sincerità: “si: sulla schiena”.
Ora Cobol tra le tante non qualità ha quella da panico d’insetti giganti. Cerca di mantenere la calma e facendosi guidare da Silvia cala lo zaino nella direzione della cavalletta gigante sperando che questa desista la scalata. Non desiste. Anzi dalla schiena produce una manovra evasiva che la porta rapidamente sul lato di Cobol dove finalmente diviene visibile a quest’ultimo. E’ praticamente un alieno. Grossa come una pannocchia.
Si tratta a tutti gli effetti di un incontro ravvicinato del terzo tipo. Tra tutti gli ufociclisti ha scelto proprio quello col panico da insetto fuori misura.
I momenti che seguono sono concitati. Cobol è visibilmente nel panico e con fulminea mossa caccia l’alieno. Chiede ai compagni se la cavalletta s’è allontanata. Della cavalletta non c’e’ più traccia. Cobol si riprende dallo shock. Propone seduta stante una mozione per non intraprendere mai e poi mai alleanze con alieni insettoidi.
La mozione non passa perché troppo partigiana e dettata da circostanze che influenzano emotivamente il promulgatore.
Si rammarica molto però: gli dispiacerebbe averla ferita. Proprio un bell’inizio di dialogo con gli alieni. Ma in effetti l’addetta alle ambasciate è Lorena che però non è presente.

Poi la squadra ricomincia a pedalare: il sentiero è stretto e in mezzo c’è un avvallamento che rende difficoltosa la pedalata. Alessandro fa provare la sua bici a Dafne. Lei riconosce che quella bici che pare ingombrare come una motocicletta, è in realtà molto leggera. Tuttavia, forse per abitudine o per l’ingombro che le procura, fa comunque fatica a portarla e ha comunque paura a passare nel fossato o sulle leggere pendenze che invece ad Alessandro non fanno alcun effetto. Perciò dopo un po’ lo ringrazia e si riprende la sua biciclettina con le borse che pendono da una direzione o dall’altra e le ruote piccole, ma resistenti. Di colpo si rende conto che davanti a lei c’è una buca enorme, ma segue Alessandro e ci passa di lato senza nemmeno guardare giù.
Arrivano alla stazione di Allumiere.

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Entrano dentro e salgono le scale fino in cima. I muri sono coperti di antiche pitture, e tra queste c’è un’astronave aliena, dipinta chissà quando e da chissà chi.
(Qui Cobol che l’astronave aliena non l’ha vista domanda a Dafne: perché mai non l’hai fotografata? Vabbè…)
La vegetazione circonda quelle quattro mura e sale fino alle finestre. Ovunque cacche di uccelli che vengono sicuramente a farci i nidi, e ragnatele.
Ripartono.
Dafne, rimasta indietro come al solito, arriva all’imbocco della nuova galleria. Gli altri hanno già attraversato, ma Alessandro è rimasto indietro. Mormora qualcosa tra i denti. Non vuole disturbarlo e passa oltre. Pedala stavolta fino alla fine. All’imbocco della galleria successiva, si vede in lontananza un buco da cui filtra luce: quel buco è l’uscita. Pensando quindi che la galleria sia breve, Dafne si lancia dentro senza accendere la luce, seguita da Silvia. A un certo punto quest’ultima le chiede perché non accenda la luce, e quando si rende conto che la galleria è più lunga di quello che sembrava, accende la lucetta che però, probabilmente poco carica illumina debolmente creando di nuovo strani effetti ottici. Ai lati della galleria attaccate al muro bianco, si susseguono fittissime ragnatele anch’esse ormai bianche.

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Alla galleria successiva, l’ultima, Dafne riesce a intuire la presenza dell’acqua che brilla alla luce rossa di Alessandro che la precede.. Inizialmente cerca di camminare sulle parti asciutte, poi tutto diventa di nuovo un pantano e non se la sente. Cammina con i piedi immersi nell’acqua gelida, riuscendo a sciacquarli un po’ dal fango ma poi l’acqua diventa fango di nuovo anche lì e al buio vede la superficie mossa da qualcosa che vi si poggia continuamente. Alla luce, vede che quel qualcosa sono i piccoli insetti che aderiscono appena alla superficie con le loro zampette.
Infine, arrivano su un’erta di sassi, sui quali, quasi tutti trascinano la bici a piedi. Poi il terreno torna a scendere e la strada si fa via via meno impervia finché non ritrovano l’asfalto.

Da lì percorrono 6 km di raccodo. Per fortuna non c’è nemmeno un’auto. Solo  chilometri di noiosa e faticosissima salita.
E finalmente, appare Civitavecchia con il suo porto.
La squadra razzia una fontanella, poi si getta su una piccola cala con i sassi e si immerge nell’acqua torbida, ricca di alghe rosse e brune. Ci si riposa e ci si disinfetta le ferite.
Sono giunti alla spiaggetta in calo d’acqua. Due litri a testa sono bastati a malapena e comunque non a tutti.
L’acqua del mare è davvero putrida ma dopo più di sei ore in bicicletta è un toccasana nonostante gli scarichi del porto vicino.

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Gli ufociclisti rimangono per un po’ sulla spiaggetta a succhiare pesche quasi marce e frutta secca. Poi arriva il momento di ripartire. Stavolta vanno a colpo sicuro sul treno, e in fretta, perché parte subito e non hanno nemmeno il tempo di salutare Alessandro che prende un treno diverso.
Il viaggio di ritorno è più breve di quello d’andata. Mentre parlano di film di fantascienza e di robot che un giorno forse sosterranno l’esigenze sentimentali degli umani, quasi senza accorgersene rientrano nei ritmi frenetici della capitale più caotica d’Europa. Mentre si preparano a uscire con grande anticipo (colpa sempre dell’ansia di non fare in tempo), perché devono cambiare treno a Ostiense per Tiburtina, sale un altro ciclista. Riescono nonostante tutto a non aggrovigliarsi a vicenda e a uscire così come sono entrati. Un sacco di ciclisti. Bene!

La squadra è giù dal treno ora. Sono le 20 passate. Percorrono la via Tiburtina per riaccompagnare Silvia a riportare la bici alla ciclofficina alla quale l’ha presa in prestito. La salutano.
Cobol e Dafne tornano verso la via Prenestina passando da una strada ancora non ufficialmente aperta che li porta da via di Monti Tiburtini direttamente su via Valente, senza passare per il traffico della Serenissima e del famigerato semaforo all’incrocio della farmacia notturna.
Alla periferia sud/est di Roma anche loro si separano e finisce ufficialmente la ricognizione.

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Qui la mappa completa interattiva

 

Ricognizione UfoCiclistica – Terni – 28/6/2018

Rapporto redatto da Cobol Pongide
Integrato da Claudia

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Quello precedente è il percorso pedalato su Terni il giorno 28/6/2018. Il Cerchio rosso rappresenta l’inizio e la fine della ricognizione dal e al Labbiciclario (LB nella mappa).
I colori utilizzati per identificare le aree non si riferiscono in nessun modo alla Tavola cromatica degli stati d’animo  ma sono utilizzati solo per differenziare le zone d’interesse intercettate durante la ricognizione.

Il giro in bici è durato troppo poco per redigere un rapporto definitivo e approfondito tuttavia crediamo di aver individuato:
1) un’UDA (psicoacustica) – guarda l’atlante UfoCiclistico o  il glossario on line – zona: largo delle More;
2) una piattaforma girevole – guarda l’atlante UfoCiclistico o  il glossario on line – zona: obelisco Lancia di Luce;
3) un IR3 (incontro ravvicinato del terzo tipo) – guarda l’atlante UfoCiclistico – zona: giardini pubblici la Passeggiata;
4) uno psico-dissuasore – guarda l’atlante UfoCiclistico o  il glossario on line – zona: via Cavour.

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Una copia dell’Atlante UfoCiclistico è disponibile per consultazione presso il frigo sovietico/libreria del Labbiciclario.

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La ricognizione, pause comprese, è durata 0:42:06 minuti per un totale di 6.76 chilometri.

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Nella foto precedente la cargo bike condotta da Giuseppe con a bordo Claudia (autrice delle riprese del filmato).

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Nella foto precedente il gruppo quasi al completo dinanzi le giostre del metaforico IR3 nei giardini pubblici la Passeggiata prima di scattare le istantanee contenute nel video.

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Le giostre col razzo ci trasmettono un messaggio piuttosto eloquente.

Nel dettaglio degli oggetti/sequenza (guarda l’atlante UfoCiclistico) ritrovati:

1) quella che abbiamo con ampia approssimazione definito UDA psicoacustica (zona largo delle More) è caratterizzata dall’attraversamento di via dei Castelli. La strada è lastricata in pietra, ci è sembrata basalto, che col tempo ha perso la malta di legame così da trasformarsi in una sorta di xilofono al passaggio delle ruote della bicicletta (si veda il video).
Avevamo incontrato un fenomeno simile ancora più accentuato a Roma procedendo sul marciapiede di via Pincipe Eugenio.
Per quel che riguarda il rapido passaggio nella zona largo delle More, le meravigliose intonazioni della pavimentazione ci sono sembrate la caratteristica più saliente di quel quadrante.

2) Quella dell’obelisco Lancia di Luce (guarda il dettaglio della foto aerea) è senza dubbio da definizione una piattaforma girevole: “si tratta di un’Unità d’Ambiance (UDA) rotante che fa perdere l’orientamento, solitamente una piazza, o se si vuole, se non si desidera stare al gioco: in qualsiasi piazza si perda sistematicamente l’orientamento si può ipotizzare l’esistenza di una piattaforma girevole.”
La naturale propensione del ciclista urbano a circoscriverla (guarda il video) più e più volte è una naturale conseguenza della sensibilità percettivo-ambientale prodotta dall’interazione tra bicicletta e vortici cittadini.

3) Un incontro ravvicinato del terzo tipo può prodursi dal contatto tra terrestri e velivoli alieni. Tuttavia spesso si tratta anche d’attrattori o di forze d’attrazione passionale – guarda l’atlante UfoCiclistico o  il glossario on line – come ad esempio una giostra a forma di razzo decorata con dischi volanti (guarda il video).

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4) Lo psico-dissuasore (guarda l’atlante UfoCiclistico o  il glossario on line ) di via Cavour angolo via Visciotti ha bloccato in quella direzione la nostra ricognizione. Nella fattispecie ad essere bloccata (guarda il video) è stata la cargo bike di Giuseppe e Claudia.
Mentre le altre biciclette sarebbero potute passare lo psico-dissuasore ha respinto la “astronave madre” che trasportava l’ufociclista addetta al video.
Tra l’altro come è visibile nella mappa lo psico-dissuasore ha prodotto un nodo all’interno del camminamento che come abbiamo già descritto qui rappresenta un importante elemento d’analisi.

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Qui puoi vedere il video completo della ricognizione.

Ringraziamo sentitamente:
Labbiciclario, Blob.lcg, tutti gli UfoCiclisti intervenuti e in particolar modo Claudia Busi per l’aiuto topografico nel redigere le mappe e per le riprese.

 

Separatore Torre Spaccata – Roma – 24/6/2018

Rapporto redatto da Cobol Pongide

Il separatorepuò essere considerato come l’operazione inversa dell’occultatore […] si tratta di strutture che apparentemente funzionano da conclusori di un’UDA (Unità D’Ambiance) mentre invece hanno una funzione esclusivamente d’intermittenza” da UfoCiclismo. Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile.

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Qui sopra la mappa contenuta nel libro.
In bicicletta abbiamo raggiunto il separatore principale, quello evidenziato nella mappa dal doppio tratteggio, di viale Antonio Ciamarra provenendo da via Casilina e passando per via delle Rondini.
Per accedere a viale di Torre Maura, che poi diventa viale Ciamarra, ci sono molte strade ma abbiamo scelto via delle Rondini perché contenente uno strappo, ovvero un passaggio tra due UDA intervallato da uno spazio che non appartiene a nessuna delle unità d’ambiance coinvolte. Si tratta del modo più rapido per passare da via Casilina a viale di Torre Maura, com’è nelle caratteristiche di uno strappo, se si proviene da quella parte della città.

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Via delle Rondini (nell’immagine qui sopra) è la strada più grande a destra che taglia la mappa quasi verticalmente. All’incrocio con via della Cicogna girando a sinistra (sempre osservando la mappa) si raggiunge un pezzo di terreno demaniale in cui sono visibili tre strade “bianche” prodotte dal frequente attraversamento da parte degli autoctoni e utilizzate appunto per giungere su viale di Torre Maura. In alternativa quest’ultima sarebbe raggiungibile solo percorrendo un lungo tratto di strada che vede via delle Rondini sfociare infine su via del Fosso di Santa Maura (qui la mappa più generale per farsi un’idea della zona).
L’immagine qui sopra è una veduta aerea che risale al 2012 e da allora tutta la parte che dà su viale di Torre Maura è stata razionalizzata e risistemata. Tra la zona di via delle Rondini e viale di Torre Maura si assiste ad una brusca discontinuità di UDA con la zona di Torre Maura vera e propria (Via delle Rondini) caratterizzata da case basse e ex baracche condonate e la zona oltre viale di Torre Maura che inizia a prendere le sembianze dell’adiacente e più moderno quartiere Don Bosco (Palmiro Togliatti-Tuscolana). Le due UDA, nell’area che stiamo esaminando, sono divise da questo spazio non asfaltato che produce il suddetto strappo.
Tra l’altro, come da definizione, esso non è attraversabile per mezzo d’automobili ma solo in modalità ciclopedonale.
Vediamolo più nel dettaglio:

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Questa è l’entrata dello strappo provenendo da via della Cicogna. Oltre il prato si vedono gli alti palazzi che appartengono all’UDA adiacente al quartiere di Don Bosco.

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Subito dopo l’entrata mostrata nella foto precedente ci troviamo nel mezzo dello strappo. Se si paragona questa immagine alla precedente veduta aerea  è possibile intravedere a sinistra il ramo che per primo si distacca dalla strada principale. E’ questo il braccio che a noi interessa.

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Percorso tutto il ramo a sinistra si sbuca su viale di Torre Maura attraverso un’uscita non agevole da percorrere.

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Qui abbiamo cambiato visuale. Ora ci troviamo su viale di Torre Maura guardando dalla strada l’uscita dello strappo. In cielo scie chimiche 😉
Da notare (prossima fotografia) come immettendosi sul marciapiede di viale di Torre Maura lo strappo stia producendo una piccola cuspide sedimentaria che però per via dei passaggi di bici (infatti sul marciapiede c’è anche una ciclabile) e pedoni non ha modo di affermarsi una volta per tutte .

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La cuspide finisce per strada dove il passaggio delle automobili la disperde definitivamente.
Lo strato proprio sotto il marciapiede (visibile nella prossima foto) è il deposito più vecchio in cui potrebbe essere interessante scavare alla ricerca della genealogia dello strappo.

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Dopo poco più di un chilometro giungiamo finalmente al separatore di viale Ciamarra – zona Torre Spaccata.
Si tratta di un’isola pedonale della larghezza non costante di circa 7/10 metri e della lunghezza esatta di un chilometro.

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La posizione mostrata nella foto qui sopra è la parte iniziale del separatore (o finale dipende dal senso di percorrenza) con a destra e sinistra l’UDA continua resa intermittente (come da definizione) del separatore che stiamo analizzando.

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Nella mappa sopra l’esatto punto in cui è stata scattata la foto precedente e la direzione di marcia che stiamo percorrendo. Alle spalle ci siamo lasciati lo strappo e la cuspide di Torre Maura.
In questa mappa che evidenzia sopratutto le unità abitative il separatore è appena visibile. Qui la stessa mappa da veduta aerea e col separatore più evidenziato.

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Procedendo nel verso della freccia mostrata nella mappa, incontriamo un altro separatore (nella prima mappa all’inizio del post indicato come secondo separatore) che taglia perpendicolarmente quello su cui stiamo pedalando. Si tratta quindi di un sistema di separatori.

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Più nel dettaglio: i separatori s’incrociano ma la colorazione dell’UDA rimane invariata.
Quella messa in scena del separatore è una quinta teatrale, un’operazione di cosmesi, su un’UDA che non perde d’integrità nonostante appaia visivamente frammentata e spezzettata.

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Ancora più nel dettaglio: il sottopasso del sistema di separatori.
Il separatore che corre nel mezzo di viale Ciamarra (quello principale) inserisce al proprio interno interessanti elementi (arredi urbani) di discontinuità rispetto all’atmosfera dell’UDA Torre Spaccata. Il separatore prevede delle aree “tematiche” attraversate da una ciclabile. Ecco gli eso-elementi utilizzati per disarmonizzare l’UDA:

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Panchine disergonomizzate. Belle ma con seduta molto scomoda. Lo schienale è esageratamente alto e non permette lo spostamento indietro della nuca.

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Specchi deformanti “ostili” in cui non si riesce a non comparire rovesciati.

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Bellissimo: megafono rotante, orientabile (vedi il filmato) per comizi d’infanti umani. Nella foto non è percepibile ma l’imbuto d’ingresso del segnale è posizionato a 50 massimo 60 centimetri da terra: inutilizzabile per un adulto a meno di non accovacciarsi.

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Il gioco delle freccette, ma senza punteggi (e senza freccette). Un tale bersaglio può facilmente innescare una affordance vandalica o conflittuale. Il suo compagno (non fotografato) è di fatti stato menomato.

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Sistema di comunicazione attraverso tubi sotterranei onde scambiare messaggi segreti cifrati e isolarsi dal resto del contesto.

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Il gioco lo “Orecchio di Dioniso” con emittente e ricevente o viceversa (in foto anche un “nasone” libero). Anche in questo caso si rimanda a una forma di comunicazione che atomizza i giocatori e li isola dal contesto.

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La guida c’informa che il separatore ha un nome specifico (ufficiale nell’urbanistica tradizionale): spazio parapedonale che da definizione contempla, non a caso,  dissuasori e barriere.

Il separatore parapedonale di Torre Spaccata è uno spazio abbastanza unico nel panorama romano in cui generalmente l’horror vacui è colmato tutt’al più dal classico trittico: scivolo, altalena, terriera. La scelta è quindi molto interessante e anche molto bella a dire il vero; ricorda più l’arredo urbano delle città del nord europa che quello di un quartiere periferico romano.
Al suo interno s’integrano spazi di socializzazione, su disarmoniche panchine, spazi per i cani e giochi molto (anche troppo) sofisticati per bambini. Manca una guida ai giochi che in questo contesto sarebbe stata molto utile.
In questa lingua di terra si confrontano assi valoriali e simbolici tra loro opposti e in aperta competizione. Di fatto si tratta a tutti gli effetti di un separatore (funzione cosmetica) ma la sua morfologia “aliena” rispetto al resto dell’UDA ne fa anche un vero e proprio Totem d’incongruenza (si veda l’atlante o il glossario on line) ovvero un elemento disgregativo della compattezza dell’UDA.
All’opposto ci aspettiamo di trovare un Tonal (aggregatore) con ogni probabilità rappresentato dalla vecchia torre (Torre Spaccata) che in questa ricognizione non abbiamo però intercettato ma che ci riproponiamo di individuare in un prossimo sopralluogo.
In questa doppia funzione il separatore/totem assume un ruolo nuovo molto poco coerente con quanto inizialmente sostenuto circa la sua funzione esclusivamente dissimulatoria e cosmetica. Da totem il ruolo del separatore potrebbe essere ben più decisivo per la tenuta dell’UDA stessa.  Un indizio del suo essere anche totem d’incongruenza ci viene dall’evidenza che nonostante esista da poco tempo (nelle carte del 2012 al suo posto c’era solo un piccolo marciapiede), il separatore mostra già i segni di una continua e ripetuta vandalizzazione da parte del quartiere che potrebbe percepirlo come elemento destabilizzatore.
Un altro elemento marca la possibilità di questo doppio ruolo. Da separatore parapedonale l’apparato contempla dei curiosi sistemi di espansione del verde congegnati come dei veri e propri muri invalicabili così da rimarcare con forza la sua vocazione bisettrice e di rottura della continuità udale: dei muri verdi con strutture in metallo accompagnati da belle abat-jour stradali.

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Ancora, la natura “aliena” del separatore/totem entro il contesto dell’UDA è evidenziato dalla presenza di strutture ufomorfiche generali che spuntano misteriosamente dal terreno (si tratta probabilmente di sfiatatoi):

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Non è raro che strutture apparentemente assimilabili a certe funzioni (il separatore) possano al contempo svolgerne altre (totem). In questo caso si tratta di applicazioni omologhe dato che tra separatori e totem d’incongruenza esiste un qualche tipo di parentela.
I totem d’incongruenza (nascosti anche sotto le sembianze d’innocui separatori) possono diventare potenti alleati qualora lo scopo sia disgregare un’UDA o temibili nemici qualora lo scopo sia preservarla.
Abbiamo provato ad assegnare un colore a questa UDA basandoci sulla Tavola cromatica degli stati d’animo: ci è parso che la nostra scelta s’orientasse spontaneamente sul gradiente 32. Dall’Atlante correliamo il gradiente e il sapore: aspro, nel suo valore più alto dato che il cluster è limitato dai valori 29-32. Si tratta di “un’ambiance resistente, vivida” (leggiamo dall’atlante UfoCiclistico). L’impressione fenomenica coincide col valore atteso; coerentemente siamo in presenza di una UDA molto caratterizzata e ben sedimentata sotto attacco da parte di un totem che le si sta sviluppando dentro. Non affatto è certo alla fine quale forza avrà il sopravvento nell’asse aggregazione/disgregazione. Da quel che possiamo vedere il totem è, purtroppo, costantemente sotto l’attacco degli autoctoni. Ciò ci spinge a pensare che il totem nel giro di pochi anni finirà per sparire tornando ad essere solo un separatore

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Nella mappa qui sopra il TCSD è il riferimento alla Tavola Cromatica degli Stati d’Animo (il colore differisce un po’ per via del livello di trasparenza).

Ci salutiamo con la simpatica Valeria:

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Bau a tutti!!!

 

 

Cuspide via Prenestina – Roma – 12/5/2018

Rapporto redatto da Cobol 

In UfoCiclismo. Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile abbiamo illustrato il funzionamento di una cuspide riferendoci, per esemplificare, a quella di via Prenestina/largo Preneste – Roma.
Qui abbiamo la possibilità di approfondire fotograficamente quelli che sono gli attributi presenti in questo oggetto presente in tutti gli spazi compresi quelli cittadini.
Iniziamo con l’illustrazione contenuta nel testo:

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Lungo via Prenestina all’altezza di largo Preneste si manifesta la cuspide in questione una sorta di aggregato naturale dei sedimenti di una possibile UDA (Unità D’Ambiance).
La cuspide posta al centro dei due giacimenti  (che coincide con largo Preneste) è il terminale dei flussi sedimentari visibili nella mappa.
La cuspide è a tutti gli effetti una conca in cui si accumulano i detriti di una UDA. La cuspide ha quindi un’importanza di tipo archeologico stratigrafico ma anche emozionale perché allo stesso modo essa concentra detriti d’emozionalità presenti nello spazio esplorato.

Vediamo più nel dettaglio i giacimenti temporanei sulla destra visibili nella mappa precedente. Nella foto sotto il dettaglio del giacimento più in alto nella stessa mappa.
La zona è stata recentemente parzialmente bonificata e si sta trasformando in un parcheggio per i vicini campi sportivi. Tuttavia alcuni segni del suo essere stato un giacimento sono ancora visibili nelle foto scattate sul terreno in data 12/5/2018 (mentre le foto aeree risalgono al 2012).

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A seguire il giacimento temporaneo inferiore (sempre a destra) ancora più interessante perché visibilmente stratificato (giacimento sedimentario) che si trova sul lato opposto della carreggiata del giacimento sopra mostrato.

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Alcuni elementi di questi giacimento potrebbero aiutarci a datarlo: ad esempio capendo fino a quando la Redbull ha mantenuto la grafica della lattina mostrata nella foto qui sopra (e che oggi è molto diversa). Sono molti gli elementi di questo giacimento che ci permetterebbero una datazione approssimativa qualora essa c’interessasse.
La presenza di più lattine di Redbull tra le altre cose ci suggerisce che quella zona abbia una stretta connessione con una ad essa limitrofa, Portonaccio, che proprio da quella parte della città si apre con la presenza dello storico locale Muccassasina in cui si fa ampio utilizzo di bevande energetiche ed eccitanti.

Il giacimento più a sinistra in alto: sempre di carattere sedimentario è il vero e proprio alveo della cuspide. Come giacimento, rispetto a quelli visti in precedenza, presenta caratteristiche di stabilità (giacimento permanente).

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Questa parte finale della cuspide si trova nel punto più basso di due flussi sedimentari visibili nella prima mappa (la conca).

Sul lato opposto della strada (via di Portonaccio) il famoso muro degli ex voto alla madonna della Prenestina oggi ancora Tonal dell’UDA.
Per tonal intendiamo una artefatto o un oggetto naturale capace di “intonare” uno spazio dotandolo di caratteristiche emozionali continue.

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Nella foto sopra il quarto giacimento (in basso a sinistra nella prima mappa). Si tratta questa volta di un giacimento emozionale perché ivi si concentrano molte delle marginalità della zona.
Guarda il filmato recuperato in rete.

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In questa foto la colombaia di largo Preneste all’interno del quarto giacimento. Qui siamo alle prese con un giacimento sedimentario (addirittura archeologico) conficcato nel giacimento emozionale.

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Ultima foto di questo approfondimento: il lago dell’ex SNIA che si configura come tonal emergente dell’UDA in contrasto con il muro degli ex voto.

La cuspide è un buon oggetto da cui iniziare la ricerca di Tonal e Totem d’incongruenza. Data la sua capacità aggregatrice non di rado essa “costruisce” o accerchia i due oggetti più importanti dell’asse aggregatore/disaggregatore (tonal/totem) che compongono un’UDA.

XI Ricognizione UfoCiclistica – Sciame delle Liridi

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Rapporto redatto da Dafne.

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Il percoprso della ricognizione ufociclistica

Si parte come al solito dalla metro di Piazza San Giovanni, un po’ in ritardo sulla tabella di marcia per cause di forza maggiore che hanno impossibilitato un’ufociclista ad essere in orario all’appuntamento, e in un numero ridotto, di quattro persone, forse per la stagione, forse per i motivi politici della passeggiata che tengono lontani le persone, forse per il giorno della settimana, non molto indicato per uscire la sera.
Dopo aver controllato la disponibilità di cibo e luci, si parte alla volta di Roma Est, verso il punto dove il 9 dicembre scorso ci sono stati degli avvistamenti di UFO.

I quattro ciclisti imboccano subito viale La Spezia occupando un’intera corsia riservata alle auto.
Passano vicino alla leggendaria fermata della metro gialla che, dicono, un giorno aprirà le sue porte ai cittadini, e arrivano fino alla piazza rotonda, passano sotto gli archi, costeggiano la ferrovia e scendono giù per un tratto di strada contromano fino all’isola pedonale del Pigneto.
Qui, sotto la gli occhi vigili di due divise, uno degli ufociclisti fa la prima sosta per dare un’occhiata in giro alla ricerca di biciclette sulle quali lasciare volantini e tentare di abbordare qualche ciclista che passa di lì. Uno di questi ciclisti per l’appunto viene attratto dall’idea di pedalare con loro e sta quasi per abbandonare i suoi amici, peraltro incitato dagli stessi, ma il suo senso di colpa è più forte e così promette di tornare la prossima volta col suo apparecchio fotografico, per lui anche strumento di lavoro, ad immortalare eventuali incontri con esseri extraterrestri.
Non fanno in tempo a passare il ponticello sopra la ferrovia che incontrano un altro aspirante ufociclista: “Venite da Zazie!” gli dice. Zazie è uno degli ultimi avamposti ufociclistici sulla via che porta a Roma est, e i quattro ciclisti lo conoscono bene.

Dopo il ponte comincia un saliscendi che porterà i quattro ciclisti giù per la via del Pigneto percorsa rigorosamente contromano e col rischio di essere colpiti dai rami degli alberi sul marciapiedi che pendono pericolosamente verso la strada, poi sempre più giù per via Malatesta e su per la ripida via Teano, per poi ridiscendere da via Anagni. Attraversata Tor de Schiavi, i quattro risalgono per via Delpino e imboccano via dei Castani seguendo la linea del tram. Qui incontrano presenze notturne ambulanti che li salutano gioiose in mezzo alla strada innalzando una bottiglia di birra alla loro salute.

Il saliscendi continua e, attraversata piazza dei Gerani a rischio di essere travolti da un tram che arriva dalla direzione opposta, i quattro ufociclisti entrano nel parco Madre Teresa. Qui c’è una sosta importante per rifornimento di acqua, ma non ne approfitteranno a dovere rischiando di patire la sete più avanti. Il saliscendi continua e i quattro scendono giù verso quello che una volta era il fosso, la marrana, attraverso sentieri sterrati, costituiti da avvallamenti e dossi creati dalle radici dei grandi pini, fino all’uscita dal parco che da direttamente sulla via Togliatti. Si entra ora in un’atmosfera di fumo e rombo costante di motori che sfrecciano avanti e indietro. Percorrono la Togliatti sull’unica “isola felice” (per così dire), la ciclabile più pericolosa del mondo, dall’asfalto dissestato, sterrata in alcuni punti, interrotta da incroci senza semaforo, frequentata a seconda dell’orario della giornata da passanti, cani, motorini e persino automobili.

All’incrocio con via dei Meli c’è una sosta per rifornirsi di accendini all’unico tabaccaio aperto a quell’ora notturna, poi si continua per via Togliatti fino all’acquedotto Felice. Qui, da sotto gli archi altre presenze notturne compaiono dal buio, femminili o maschili con parvenze femminili, seminude, invisibili alla luce del sole, evidenti nell’oscurità. Un’ufociclista le saluta festosa.

Si sale ora verso viale Alessandrino, del quale percorrono un breve tratto prima di entrare nel parco omonimo e perdersi per i vialetti circondati dall’erba e dagli alti alberi. Qui i quattro si separano per la prima volta. Due di loro si perdono nei prati e invece di seguire il sentiero che porta in alto, si lanciano per una buia discesa seguendo una lunga curva, ma scoprono di aver sbagliato strada. Proseguono ugualmente, ansiose di perdersi. Poi, si buttano in mezzo all’erba alta e umida e trascinando la bici a mano camminando sulla terra bagnata, salgono su per riprendere il sentiero, seguendo la luce di due lucciole che brillano in lontananza.
Così arrivano in un’ampia conca semicircolare che brilla sotto di loro alla luce delle stelle che risplendono chiare quella notte e di uno spicchio di luna semicoperto dalle nuvole. Luci lontane si muovono in cielo: sono aeroplani.

I quattro entrano dentro la conca che li accoglie. Si siedono, tirano fuori il cibo rigorosamente vegano, pane, humus e arance, e lì, nel silenzio più assoluto si fermano a contemplare il paesaggio e chiacchierare.
Una luce illumina la notte a poca distanza da loro e si perde nell’oscurità poco più in là. Un ufopassante diretto chissà dove.
I loro discorsi sono vari, riempiono il vuoto di opinioni e idee che c’è in giro da qualche tempo a questa parte: dal recupero di luoghi abbandonati, passano al senso della rivoluzione, costruiscono teorie sul clima e sul rapporto di esso con le opere costruite dagli esseri umani.
Poi tirano fuori gli strumenti e a quel punto la musica parla per loro. La musica richiama versi che parlano di corpi che attraversano il tempo diventando suoni e poi immagini, quindi curve sovrapposte…

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Ascolta l’editto musical poetico notturno ispirato dalla serata agli UfoCiclisti: Onde.

Ad interrompere questo momento ci pensano dei botti che risuonano nel cielo e delle luci colorate che si rispecchiano in lontananza nel cielo nero.
A quel punto l’aria si è fatta più umida e fredda e le zanzare si sono abbondantemente fatte sentire.
I quattro decidono che è ora di tornare indietro.
Si buttano giù per i sentieri in mezzo all’erba e arrivano su via Molfetta, quindi si ritrovano di nuovo su Via Togliatti. Non si fermano troppo a riflettere sul repentino passaggio che hanno appena vissuto, dalla quiete del parco al mondo di luci artificiali e auto rombanti, e salgono per via dei Gelsi per poi gettarsi in discesa sulla stessa via, una volta attraversata via dei Castani. Alla base della discesa, un’ufociclista rivela al gruppo il segreto delle conche scavate nelle strade in discesa, di solito per trattenere l’acqua piovana ma che aiutano anche i ciclisti a frenare.
Quindi risalgono per Via Anagni, e arrivano in via Teano. Qui l’ufociclista che gli ha appena spiegato l’uso delle conche e precedentemente gli ha illustrato la teoria meteorologica sul Gra, saluta i compagni. Gli altri tre continueranno fino a San Giovanni, al punto di partenza per accompagnare per un tratto l’ufociclista che vive dall’altro lato della città al di là del fiume.

Rimasti in tre, dunque, continuano il percorso a ritroso, passando vicino alla discarica e al campo Rom di via Teano, risalendo poi verso il Pigneto da via Conte di Carmagnola e costeggiando il campo sportivo verso la piazzetta senza targa, che fu un tempo battezzata dagli abitanti del quartiere con il nome di due partigiani.
Tornati all’isola pedonale, i tre fanno una nuova sosta, per mettere nuovi volantini sulle bici, ma anche e soprattutto per bere alla fontana.
Ritorno verso Piazza Lodi e da lì di nuovo si percorre viale La Spezia per concludere il viaggio alla metro, dove la compagnia si scioglie.

Consigli di letture/film per saperne di più su incontri alieni e comunicazione con gli extraterrestri:
Il quinto giorno (Der schwarm), Frank Shätzing, Editore Nord, 2005
Sfera (Sphere), film del 1998, diretto da Barry Levinson

 

Decima Ricognizione UfoCiclistica – 17/03/18

La decima ricognizione ufociclistica è stata indetta in concomitanza con una trasmissione radio notturna realizzata e condotta dall’associazione Salvaiciclisti sulle frequenze in fm di  RadioImpegno 97.7 (appartenenti a Radio Città Futura).
Qui è possibile ascoltare lo streaming della diretta con, tra le altre cose, gli interventi della squadra d’ufociclisti impegnati nella decima ricognizione.

La squadra d’ufociclisti era composta da:
Cobol Pongide, Alessandro “Natolo”, Mattia.

Nonostante l’assenza di eventi astronomici significativi (si veda UfoCiclismo: perché praticarlo in concomitanza con eventi astronomici?) si è proceduto alla verifica già programmata dell’avvistamento romano del 9 dicembre 2017 lungo la ley line Prenestina di cui gli ufociclisti hanno già dato notizia nel loro gruppo fb.

Quello che segue è lo schema dell’avvistamento redatto da un testimone oculare nella notte tra l’8 e il 9 dicembre all’altezza del parco di Tor Tre Teste di Roma.
Gli oggetti volanti procedono verso sud-est.
Da sinistra dall’alto verso il basso: (prima fila) fascia esterna; quattro file della fascia interna, ultima fascia esterna.

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La sequenza di UFO (i pallini crociati) qui riportata si è ripetuta per almeno tre volte nel campo visivo dell’osservatore che però è giunto sul luogo dell’avvistamento a fenomeno già iniziato. Per questo motivo non sappiamo quante volte essa si sia ripetuta in precedenza.
Gli UFO erano così disposti:  una struttura centrale (quattro file della fascia interna) pressoché sempre identica  ad ogni batteria e oggetti (fascia esterna e ultima fascia esterna) che variavano le posizioni ad ogni riproporsi del suddetto schema.
In sintesi: uno schema di luci come disposte su un invisibile nastro si ripeteva sempre identico mentre due fasce periferiche di luci variavano in posizione.
La notte del 9 dicembre i cieli di Roma sud-est brulicavano di luci in movimento a tratti nascoste a tratti manifeste in un cielo nuvoloso ma con generose aperture: si è trattato di un flap ufologico.

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Quella mostrata nell’immagine sopra è la ley line prodotta dagli oggetti volanti.
Si tratta, in primissima approssimazione, di una ley line  (ley line meno).
Per quel che al momento è dato sapere si tratta anche della prima volta che essa viene descritta in resoconti d’avvistamenti UFO.

Le ley line – sono traiettorie a basso potenziale gravitazionale molto interessanti per il ricognitore ufociclista (si può approfondire questo aspetto mediante l’atlante ufociclistico nel capitolo sulle ley line come linee energetiche).
In poche parole le ley line a basso potenziale gravitazionale sono quelle che più di altre si prestano ai possibili incontri ravvicinati.

In questo caso però abbiamo solo il verso di percorrenza degli oggetti  (sud-est) e non l’accertamento di una ley line vera e propria. In prima approssimazione, così come stiamo facendo, possiamo limitarci ad affermare che se gli oggetti volanti avessero percorso una ley line essa avrebbe direzione (oppure segno) ley line -.

Una ley line può essere dichiarata tale solo dopo almeno tre avvistamenti documentati e in questo caso, come dicevamo, siamo al primo caso segnalato.
Ipotizzando che si tratti di una ley line con segno – quindi, gli oggetti osservati starebbero percorrendo il verso – (cioè il verso che asseconda il basso potenziale gravitazionale).
Ley line e verso degli oggetti, qualora la prima venisse confermata, produrrebbero allora una direttrice ley line – –  (meno meno) e quindi potenzialmente alienotipica e contattistica (anche in questo caso dobbiamo rimandare all’atlante e al capitolo sull’UDA contattistica).

Quindi le ipotesi al momento si arrestano qui.
In alternativa (percorrendo un’altra strada) potremmo verificare se gli UFO stessero doppiando in cielo una ley line ortodromica già nota al suolo. Ma anche questa ipotesi è al momento al centro di una verifica su carte IGM  cui non è ancora possibile esprimersi in via definitiva. Ci torneremo.

Nella stessa notte tra l’8 e il 9 dicembre 2017 il fenomeno (anche se descritto in modo totalmente diverso) si è manifestato ad almeno altri due testimoni in zona San Lorenzo e zona Centocelle, sempre a Roma.

Torniamo quindi alla ricognizione della notte del 17/3/2018 in diretta radio con i Salvaiciclisti.

Con una certa consapevolezza abbiamo proceduto a ripercorrere la ley line Prenestina (ad esempio la Prenestina è certamente una ley line ortodromica ma anche ufologica per via dei ripetuti avvistamenti documentati in passato) su cui accidentalmente appaiono disposti i testimoni dell’avvistamento (è possibile osservarlo sull’ultima mappa di questo rapporto) del 9 dicembre.
Dicevamo consapevolezza: consapevolezza di non trovarci nella migliore delle condizioni per un avvistamento di mezzi alieni dato che, come accennavamo all’inizio, la ricognizione non è stata effettuata durante una manifestazione astronomica di rilevanza.
Pazienza, essa ci è servita per mappare con più precisione i fatti narrati dai testimoni oculari.

Il punto di raccolta della squadra di ricognitori era l’isola pedonale del quartiere Pigneto (angolo via l’Aquila). Da qui è partita la ricognizione all’indirizzo del primo punto d’osservazione (o segnalatore)
La squadra si è spostata quindi verso Porta Maggiore. Qui si è imbattuta in una cuspide ovvero in un giacimento di scarti e detriti temporanei accumulatisi nella suddetta piazza (che è poi un omphalos). Si trattava delle rimanenze di un mercato dell’usato improvvisato (di cui alleghiamo la foto) forse attivo nel pomeriggio.

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La natura della cuspide e un suo rapido esame effettuato con tecniche di rovistamento ha indotto la squadra a credere di trovarsi sulle tracce di possibili significativi incontri con soggettività nomadi della città. Ma così non è stato. I fautori della cuspide si erano già da tempo dileguati e non è stato quindi possibile creare con loro nessuna forma di alleanza temporanea (neanche una chiacchieratina).
Dopo aver scrutato il cielo da quel quadrante di Roma (nulla da riferire a questo proposito) la squadra si è mossa nella direzione di piazza Vittorio e più precisamente verso la Porta Magica o Porta Alchemica contenuta all’interno dei giardini. Anche in questo caso nulla da riferire se non che tale struttura un tempo costituiva il tonal della UDA (Unità D’Ambiance) piazza Vittorio.
Il tonal è una struttura emanante un “certo mood unitario”, una “identica colorazione”, che caratterizza la continuità (la compattezza) di uno spazio che ufociclisti e psicogeografi definiscono con l’acronimo UDA.

La squadra è poi giunta nel quartiere di San Lorenzo (più precisamente in largo degli Osci – ritrovo alcolico del sabato sera). Qui gli ufociclisti hanno tentato d’intercettare qualche testimone domandando alle persone ivi presenti se nella notte tra l’8 e il 9 dicembre si fossero trovate in quella zona. La serata “alticcia” non ha prodotto risultati soddisfacenti se non l’ingenerarsi di battute di spirito. Ce lo aspettavamo. Dalla nostra esperienza abbiamo compreso che il sabato sera non è mai una buona circostanza per le ricognizioni notturne in città.

La squadra ha quindi deciso di spostarsi verso il secondo punto d’osservazione: la zona di Centocelle nei pressi del tonal Forte Prenestino luogo dove un secondo testimone oculare ha riferito di aver osservato, nella notte in questione, delle luci in cielo.
La squadra ha involontariamente intercettato una folla in uscita dalla manifestazione Enotica, per la promozione di una cultura consapevole della produzione vinicola.
Qui gli ufociclisti si sono intrattenuti brevemente con alcuni conoscenti che avevano preso parte alla manifestazione. Nessuno di loro nella notte tra l’8 e il 9 dicembre era in quella zona e quindi, anche in questo caso, da questo incontro non abbiamo appreso ulteriori utili informazioni. Però abbiamo rivisto amici di lunga data.
La squadra ha quindi ripreso il proprio cammino verso l’ultimo punto d’osservazione: il parco di Tor Tre Teste.  Nel collegamento radiofonico precedente con i Salvaiciclisti ci si era dato anche appuntamento telefonico nel suddetto parco. Nello specifico il rendez-vous è avvenuto presso il teatro del parco di Tor Tre Teste.

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Il bellissimo e totalmente dismesso teatro all’aperto (mostrato nella mappa qui sopra) è apparso alla squadra (che nel frattempo aveva perso un elemento)  in tutta la sua disperata e solitaria incuria. Devastato da anni di disattenzioni e di sciacallaggi più o meno mirati, esso resta una sorta di oasi surreale in un parco che nella sua interezza si presenta come uno dei più belli e ampi di Roma.
Luogo particolarmente adatto agli avvistamenti il teatro è esattamente al centro tra i due quartieri di Tor Tre Teste e Alessandrino.
Anche nei pressi del teatro la squadra ha alzato gli occhi verso il cielo per cercare di cogliere qualche anomalo movimento; ma nulla: nulla da riferire.

Dopo questo preliminare lavoro di mappatura non ci resta che rimanere in attesa di un nuovo avvistamento che possa confermare o meno l’ipotesi di una ley line – -. Se tale circostanza fosse confermata potremmo affermare che tra i tre testimoni della notte in esame e gli oggetti volanti non identificati si sia prodotta una sorta di incontro (ir1) extraplanetario. Forse un tentativo di comunicazione o una sorta di ripristino dell’emozionalità contattistica. Sono tutte ipotesi valide.
Ancora potremmo dedurne di trovarci a cospetto di una ley line che sicuramente in futuro manifesterà ancora fenomeni non dissimili magari d’intensità e visibilità ancora maggiori.
Per noi ufociclisti tutto ciò significa anche aver trovato uno spazio in cui a maggior ragione, quando attraversato, rivolgere gli occhi al cielo.

La ricognizione si è estesa per poco più di dieci chilometri e la riportiamo nella sua interezza nella mappa che segue.

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UfoCiclismo – Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile

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In uscita per Nerosubianco “Ufociclismo – Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile“, scritto dagli ufociclisti Cobol Pongide e Daniele Vazquez.

Duecento pagine con sedicesimo a colori da utilizzare come atlante, manuale e dizionario ufociclistico.

Il booktrailer

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Vai al booktrailer: https://www.youtube.com/watch?v=o7n4StA27FY

Leggi le recensioni e le segnalazioni:
NOT;
Ciclo News;
— Intervista a Cobol Pongide (Ciclo News);
— Intervista a Daniele Vazquez (Ciclo News);
OperaViva;
Quaderni d’altri tempi;

Luoghi in cui il testo è liberamente consultabile:
Labbiciclario – Terni;
Mastronauta – Omegna. 

L’indice:
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Rapporto sull’ottava ricognizione UfoCiclistica (UfoCiclismo Revolution 2) [24/6/2017]

Anche l’ottava ricognizione UfoCiclistica (come la precedente) non è stata effettuata in concomitanza con eventi astronomici (leggi: perché effettuare le ricognizioni in concomitanza con eventi astronomici) ma l’occasione è stata la seconda puntata di UfoCiclismo Revolution la trasmissione radiofonica sperimentale dell’ufociclismo realizzata presso Radio Città Aperta.
L’ottava ricognizione è stata pianificata con APR (Associazione Psicogeografica Romana), Cialtroninbici e Salvaiciclisti-Roma che ne hanno curato i percorsi poi coperti atleticamente dai ciclisti urbani e dagli UfoCiclisti.

I due punti di raccolta erano:
– via Ludovisi (Istituto Svizzero di Roma – coordinate 41.906750, 12.487594);
– viale Regina Elena (Metro Policlinico – coordinate 41.908670, 12.512133 ).

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Il punto di raccolta di via Ludovisi

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Il casco “fuori ordinanza” dell’UfoCiclista Fabio (via Ludovisi)

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Il punto di raccolta di Viale Regina Elena

Due squadre si sono diramate in direzioni opposte all’esplorazione di due quadranti molto diversi di Roma. Le squadre erano formate da: UfoCiclisti (via Ludovisi) e Cialtroninbici (viale Regina Elena). Appuntamento alle ore 2.00 al Colosseo.

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I due percorsi proposti per la ricognizione

Ecco nel dettaglio i percorsi:
Percorso da via Ludovisi;
Percorso da viale Regina Elena.

Scopo della puntata:  iniziare a produrre una “mappa” psico-eso emozionale dei percorsi esplorati sulla base di un glossario ufociclistico-psicogeografico redatto da UC & APR.

Quello che segue è il podcast della diretta radio (la seconda puntata di UfoCiclismo Revolution).
I primi dieci minuti della puntata sono andati misteriosamente perduti. Tenteremo di recuperarli in extremis. Sulle cause misteriose dell’accaduto è tutt’ora in corso un’ indagine a cura congiunta di UC & APR. Al momento le piste percorse dai due gruppi di ricerca sono diametralmente opposte e senza il ben che minimo punto di contatto tra loro.

Ospiti della puntata (in fondo a questo post i micro podcast dei singoli interventi):
Sandro Calmanti – Salvaiciclisti-Roma (in studio), Chew-Z (minuto 18.32), Maria Torres (minuto 1.12.25), Francesco Morici (minuto 1.19.00), Gabriele Guerra (minuto 1.29.15), Lorenzo  Trauma Studio (minuto 1.44.30), Dr. Pira (minuto 1.54.20).
Sono intervenuti:
Ivano Merz – UR (minuto 28.40) e EugenioCIR (minuto 47.47).

In studio:
Alessandra Girotti (APR), Daniel De Riva (APR), Carolina Cutolo (conduzione), Edoardo De Falchi (conduzione), Antonio Pedivella (ai comandi).

Inviato:
Andrea Cangioli da Forte Prenestino (Crack – Fumetti dirompenti).

Come nella puntata precedente ci preme ringraziare Tamara della Tamara Lorenzi Communication nel supporto della comunicazione legata all’evento.

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In studio da sinistra: Daniel De Riva, Sandro Calmanti, Edoardo De Falchi, Carolina Cutolo

Le due squadre si sono messe in cammino circa 10 minuti dopo la mezzanotte, dopo il primo giro di contatti tra “centrale ufociclista” e squadre di ricognitori.

Le diverse derive intraprese dalle due squadre hanno portato i ciclisti a percorrere e analizzare zone di Roma tra loro molto diverse.
Mentre la squadra dei Cialtroninbici procedeva verso la periferia ovest in una zona relativamente a basso impatto di movida romana, gli UfoCiclisti si muovevano in direzione del centro cittadino (e poi est) più interessato alla cosiddetta Estate Roma (impropriamente detta) incontrando immediatamente il traffico inferocito del Lungo Tevere e sopratutto l’isteria angolare della circumnavigazione (piattaforma girevole) di Castel Sant’Angelo: quest’ultimo è un Tonal di quella porzione di città.
Rintracciato quindi un primo Tonal gli UfoCiclisti si mettevano alla ricerca di un’eventuale conferma (altro Tonal) o oppositore (Totem d’incongruenza) della probabile Unità d’Ambiance che s’andava delineando.
Pochi minuti dopo gli UfoCiclisti s’imbattevano in un secondo Tonal (Piazza San Pietro) che confermava la coerenza di un’Unità d’Ambiance di tipo imperativo/devozionale confermata emozionalmente da tre UfoCiclisti.

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Gli UfoCiclisti Luca, Sem e Fabio dinanzi al Tonal San Pietro

Il Tonal di Piazza San Pietro produceva quindi, per vocazione ufociclistica, un’affordance conflittuale nella squadra (visto anche l’alto numero di psico-dissuasori presenti nella veste di automobili della PS e di pellegrini cristiani giunti da ognidove).
Lo “effetto fionda” prodotto dalla psico-dissuasione portava gli UfoCiclisti fuori percorso rispetto alla deriva lucida (spiegata da APR al minuto 1.08.20) intrapresa. Aggirata quindi Piazza San Pietro (e su suggerimento dell’UfoCiclista Sem) invece di percorrere la prevista via Gregorio VII s’inerpicavano per Viale delle Mura Aurelie in direzione Villa Doria Pamphili (guarda la mappa) e in cerca di un “nasone” (la pittoresca fontanella romana) non chiuso per via dell’emergenza idrica di questo periodo (minuto 36.36).

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Gli UfoCiclisti in contemplazione di una fontanella (non nasone) operativa incontrata durante un tratto di breve deriva casuale al Gianicolo

In tutt’altra zona e in tutt’altra Unità d’Ambiance i Cialtroninbici percorrevano la chilometrica Viale Palmiro Togliatti da Ponte Mammolo in direzione di via Tuscolana: zona di merce-sesso, gioco d’azzardo, droga, cocomeri.
Mentre quest’ultima ha tutte le caratteristiche di una ley-line (di prossima verifica) viale Palmiro Togliatti presenta le caratteristiche di una Intersezione (nuova categoria che sottoponiamo all’attenzione e al vaglio dell’APR).

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Intersezione Togliatti?

Per Intersezione intendiamo un percorso di congiunzione tra più Unità d’Ambiance che data la sua peculiare posizione nel contesto urbano non annovera nessuna delle caratteristiche delle unità attraversate (e rende pressoché impossibile per i ricognitori immergersi nel clima delle Unità d’Ambiance).
In un certo senso il “vettore velocità” caratterizza questa categoria analitica che dato il suo alto coefficiente di penetrazione e esternità all’ambiente assume le caratteristiche che l’antropologo Marc Augé attribuisce ai Non-Luoghi. In questo senso la definizione formale di un’Intersezione potrebbe essere quella di “non-luogo” dotato di vettore velocità vettore  in un moto che è (in quasi tutti i casi) circolare.
Il GRA, il Grande Raccordo Anulare di Roma e’ un esempio perfetto d’Intersezione che nel suo caso ideale può essere percorso con moto circolare uniforme.
Riporta Sergio dei Cialtroninbici (minuto 1.00.00) a proposito della Palmiro Togliatti: “atmosfera tranquilla, poche luci, atmosfera da Wyoming” ad indicare la scarsità apparente di densità abitativa in una strada che, invece, attraversa tre tra i quartieri più popolosi e caratteristici della popolata megalopoli romana.
Sempre Sergio: “Abbiamo incontrato le mille luci del Manhattan Cafè, un faro nel deserto: è terribile”. Una territorio “privo di difese immunitarie” quello della Intersezione Palmiro Togliatti e quindi attaccabile dai più disparati micro habitat che in esso prosperano incuranti di quanto e di chi li circonda. E sottolinea Sergio in accordo con quanto sostenuto dall’esperienza ufociclistica: “atmosfera perfetta per incontri ravvicinati”: unità UFO che privilegiano le ley-line come guide d’orientamento ma poi si manifestano in ir3/4/5 quasi sempre in luoghi isolati, fuori dai riflettori delle grandi traiettorie urbane; motivo per cui i picnic ufociclistici si consumano sempre in aree verdi all’interno della città.

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Un IR3 in una zona “periferica” o interstiziale del pianeta

Nel frattempo gli UfoCiclisti tentavano lo strappo di Villa Doria Pamphili per raggiungere nel minor tempo possibile via della Nocetta. Da qui il percorso si sarebbe dovuto articolare verso Casetta Mattei ma collegialmente si era già deciso di tagliare per Circonvallazione Gianicolense.
Giunti su via Vitellia gli UfoCiclisti hanno individuato un pertugio (guarda il dettaglio di Google Earth) per Villa Doria Pamphili.

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Il pertugio per penetrare dentro Villa Doria Pamphili da via Vitellia

L’obiettivo era quello di raggiungere Viale Selma Lagerloff per arrivare, a questo punto, non si sa più bene dove.
Alla guida del gruppo Sem che pareva essere l’unico ad avere un’idea (di massima) di dove il gruppo si stesse dirigendo.
All’interno della villa regnava un’Unità d’Ambiance uniforme e molto intima con il paesaggio di valli e colline uniformate da banchi lattiginosi di nebbia. Tutt’intorno un intenso odore di legno in putrefazione visibile solo a tratti sempre per via della nebbia.
L’UfoCiclista Elvira definirà a fine tragitto l’Unità d’Ambiance della villa come umida (minuto 2.13.50) ma non c’e’ stato il tempo di avere una verifica dagli altri UfoCiclisti della squadra.
Gli UfoCiclisti emozionati a questa vista insolita per il panorama romano hanno tentato di ritrarre fotograficamente il paesaggio con risultati deludenti.

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UfoCiclisti tentano di registrare e accordarsi sull’Unità d’Ambiance

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L’UfoCiclista Sem immortala una scena da attesa di ir3

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Patetico tentativo di ritrarre il paesaggio immerso nella nebbia

Dopo una decina di minuti con tratti in bici e tratti con bici a spinta gli UfoCiclisti raggiungevano il bel ponte di viale Selma Lagerloff  (guarda nel dettaglio di Google Earth) che scavalca via Leone XIII.
Si tratta di un bell’esempio di Totem d’incongruenza nel paesaggio molto curato della villa. Tanto per iniziare le sue pareti invitano ad affordance conflittuali, a quegli “inviti all’uso” grafici che con il tempo accumulano guerre di strati di tag territorializzanti.
L’idea architettonica è interessante e piacevole da guardare ma il suo esacerbato modernismo contraddice il resto dell’architettura che s’incontra nel percorrere il paesaggio. Inoltre questa pedana unisce le due parti della villa separate dalla “autostrada” di  via Leone XIII fornendo una posticcia soluzione di continuità ad una evidente menomazione territoriale. Il ponte diviene una sorta di occultatore o più precisamente una pseudo discontinuità eliminabile che cela in nuce una tendenza disgregante fortunatamente arginata.
Una soluzione più adeguata poteva essere, ad esempio quella dei “sovrappassi per la fauna selvatica” utilizzati molto ad esempio nel nord Europa che si “mimetizzano” quasi alla perfezione con il paesaggio non creando “rotture” col paesaggio che si tenta di preservare.

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La UfoCiclista Elvira attraversa il ponte viale Selma Lagerloff

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Pareti che “spronano” alla guerra dei tag

Oltre il ponte gli UfoCiclisti ormai disorientati e non piu’ sicuri di trovare un varco d’uscita (oltre che in ritardo sull’obbiettivo di raggiungere il Colosseo per le ore 2.00) decidevano di tornare sui propri passi riprendendo via Vitellia per connettersi alternativamente a viale Gianicolense: via diretta per raggiungere in una quindicina di minuti il Colosseo.
Il tratto di deriva a tratti casuale (spiegata da APR al minuto 8.50) a tratti spaesante (spiegata da APR al minuto 1.41.20) compiuto all’interno della villa è stato sicuramente il piu’ bello e affascinante di tutta la ricognizione. Il tratteggiamento ondulatorio del paesaggio in parte nascosto dalla nebbia ha fatto presagire alla squadra un possibile ir3 imminente che pero’, almeno per quel che coscientemente ci riguarda, non sembra essere avvenuto.
Sicuramente tutto il tempo trascorso nella villa non è stato percepito in maniera continua e lineare perche’ gli UfoCiclisti sembrano aver perso, ad un certo punto, il suo dispiegrasi che trascorreva. Cio’ ci porta naturalmente a pensare ad un episodio di missing time che in campo ufologico rappresenta uno dei fenomeni piu’ affascinanti del contatto con oggetti volanti non identificati e suoi possibili equipaggi con i terrestri osservatori.
Se davvero si fosse verificato un fenomeno di questo tipo dovrà passare del tempo perché i ricordi o tracce di essi ricomincino a riaffiorare alla coscienza.
In chi redige questo rapporto (ed era presente) in quei momenti si è manifestata in maniera molto pronunciata una sensazione, una forza d’attrazione emozionale, coerente con un’Unità d’Ambiance contattistica come se il silenzio e la nebbia fossero stati progettati come scenario per un incontro esoplanetario. 

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Gli UfoCiclisti tornano sui propri passi

Raggiunto velocemente viale Gianicolense gli UfoCiclisti si sono diretti senza interruzioni e a pedalata spedita verso il Colosseo.
Qui dopo qualche minuto sono stati raggiunti dai Cialtroninbici e assieme si è consumata una piccola “merenda” a base di humus (immancabile) e banane.

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L’arrivo dei Cialtroninbici al Colosseo (foto Sem)

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Foto di gruppo al Colosseo prima di mangiare l’humus e le banane (che pero’ si dice di sera siano pesanti) – Foto Sem

I micro podcast degli ospiti e degli interventi:

Sandro Calmanti – primo interventosecondo intervento
Chew-z
Eugenio – CIR
Maria Torres
Ivano Merz – UR
Gabriele Guerra
Claudio Morici
Dr. Pira
Lorenzo (Trauma Studio)

La scaletta musicale della puntata:

Franco Battiato –  No time no space
Duran Duran – Planet Earth
Yves Montand – La bicyclette
Brigitte Bardot – Contact
Air – Kelly Watch The Stars
Sternhagel – Fahrrad Fahr´n
Jonathan Richman – In che mondo viviamo
Kraftwerk – Tour de France
Vasco Rossi – Sballi ravvicinati del terzo tipo
The Mello-Tones – Flying Saucers
3E – Mars
Messer fur Frau Muller – You you and you
Associazione Psicogeografica Romana – Psychogeography For Dummies
Cobol Pongide – UfoCiclismo

Ci vediamo nel futuro e in bocca all’UFO!

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Strumenti d’analisi UfoCiclistica-Psicogeografica a cura di UC & APR

Gli strumenti che qui presentiamo hanno il preciso scopo d’accompagnare l’UfoCiclista nelle sue ricognizioni cosi’ da dotarlo di concetti per l’analisi del territorio esplorato per la “compilazione” di una mappa emozional-ufologica.
Si tratta di una prima sistematica trattazione ad uso dei ricognitori.

Deriva psicogeografica
Pedalata con andatura sostenuta con lo scopo di percepire il passaggio qualitativo tra due unità d’ambiance.
Passaggio qualitativo sta per una sensazione di cambiamento d’atmosfera in cui l’emozione dominante (di chi l’attraversa) tra quella precedente e quella successiva è decisamente diversa. Qualsiasi mezzo di trasporto è comunque lecito. Cambiando il mezzo di trasporto cambia anche la scala del paesaggio urbano e la profondità con cui si percepisce l’unità d’ambiance.
Una ricognizione UfoCiclistica è anche una Deriva Psicogeografica con la possibilità d’incontri e esperienze di tipo esoplanetario.

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Unità d’ambiance o unità d’atmosfera
Zona entro il cui perimetro si percepisce un’emozione dominante rispetto ad altre possibili o più lievi. Da un punto di vista percettivo nell’Unità d’Ambiance c’è corrispondenza tra la morfologia del luogo e l’emozione che esso diffonde oppure che noi stessi diffondiamo.
La sua oggettività è comprovata dalla concordanza espressa da almeno tre osservatori psicogeografi.
Molto spesso, ma non necessariamente, il passaggio da un quartiere all’altro provoca un cambiamenti di Unità d’Ambiance.

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Ley line
Alla lettera sta per linea della prateria, in origine, all’inizio del ‘900, allineamento carico di energia “fatato” tra reperti archeologici situati sul territorio. Poi divenuta una forma particolare dell’unità d’ambiance. Se l’unità d’ambiance si manifesta, per così dire, in forma di poligono, la ley-line è un’unità d’ambiance che corre lungo una linea, essa non è vera né falsa, è la costruzione sovra-individuale e intersoggettiva di chi la scopre. L’inventore e pilota della Royal Air Force Tony Wedd trovò una sorprendente regolarità tra le ley-line e le ortodromie, ovvero le linee rette lungo le quali gli UFO furono avvistati in Francia nel 1954. Wedd era convinto che gli UFO utilizzassero le ley-line per orientarsi nella navigazione.

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Totem d’incongruenza
Manufatto o corpo naturale collocato su un territorio (ancora più rilevante se collocato all’interno di un’Unità d’Ambiance) la cui presenza sembra contraddire una congruenza (comprovata o presunta) territoriale.
Se isolato esso rappresenta una eccezione che conferma la regolarità territoriale.
Se accompagnato da altri totem d’incongruenza esso stabilisce una progressiva discrepanza e destrutturazione del territorio.
Un esempio di Totem d’incongruenza potrebbe essere una manufatto di particolare rilevanza simbolica sia per la sua bellezza o che si tratti di un ecomostro.

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Tonal
Corpo di elementi naturali o artificiali che costituisce un polo d’attrazione emozionale, più in generale, attrattore che permette di individuare intuitivamente un’Unità d’Ambiance nei paraggi.
Dati due tonal (in prossimità) si può ipotizzare una ley-line.
Tutti i Tonal compresi in una ley-line fanno parte della ley line stessa pur potendo far parte di altre ley-line.
Per due Tonal passa una e una sola ley-line.
Una piazzetta, una garage abbandonato o un giardinetto pubblico potrebbero essere dei Tonal.

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Psico-dissuasori
Repellenti morfologie, manufatti o persone in presenza dei quali il ciclista è invitato a indietreggiare, a tornare sui propri passi financo a mettere in discussione le proprie scelte di vita.
Un muro, un elevato coefficiente angolare del terreno, cani o baby gang potrebbero costituire degli psico-dissuasori.

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Affordance conflittuali
Si tratta di rapporti soggettivi, casuali e temporanei con corpi naturali o artificiali, cose o persone che a parità di condizioni e in momenti differenti, farebbero scaturire emozioni diverse repellenti o attrattive.
A differenza degli psico-dissuasori e dei Tonal che hanno potenza oggettiva l’affordance è una particolare disposizione all’uso dello spazio soggettiva.
Le segnaletiche stradali, le zone off limits per le bici, i pizzardoni ostili a pedoni e ciclisti, auto in doppia fila, un nasone a secco, potrebbero costituire affordance conflittuali.

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Discontinuità
Zona di passaggio tra un’unità d’ambiance a un’altra.
Esistono tre tipi di discontinuità:
– Discontinuità di salto o asindeto:
normale passaggio da un’Unità d’Ambiance a un’altra.
– Discontinuità di rottura:
interruzione violenta, irriducibile dovuta a fenomeni d’approfondire.
Lungo le discontinuità di rottura è possibile rintracciare attività UFO non d’origine umanoide.
– Discontinuità eliminabile:
apparente discontinuità: mutamenti morfologici normali ma sempre omeomorfi.
La discontinuità di salto e quella di rottura si oppongono alla sensazione di “spazio connettibile”.

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Ley-line di rimpallo
Una ley-line che procede lungo una “spezzata” per ragioni naturali (morfologia del territorio) o per eccedenza di interventi antropici. Le ley-line di rimpallo sono difficili da identificare ma sono anche quelle che più di altre s’identificano con ley-line UFO per via della tendenza anti-vettoriale del fenomeno.

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Ley-line di rimpallo della Casilina vecchia

Strappi
Percorrimenti all’interno delle Unità d’Ambiance o tra Unità d’Ambiance che ne connettono rapidamente punti topologicamente intesi come molto distanti.
A differenza delle scorciatoie topologicamente sedimentate, negli strappi sono incluse accelerazioni temporanee e non previste dalla morfologia del luogo o dalla segnaletica dello stesso.
Il passaggio su un marciapiede in bici può, ad esempio, essere considerato uno strappo.

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Da un punto di vista formale uno strappo innalza il livello i complessità di un grafo

Piattaforma girevole
Si tratta di un’Unità d’Ambiance rotante che fa perdere l’orientamento, solitamente una piazza, o se si vuole, se non si desidera stare al gioco: in qualsiasi piazza si perda sistematicamente l’orientamento si può ipotizzare l’esistenza di una piattaforma girevole.
Piazza Re di Roma è, ad esempio, un perfetto esempio di piattaforma girevole.

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La piattaforma girevole può o meno offrire vie d’uscita privilegiate – la piattaforma girevole di Piazza Re di Roma

Forze d’attrazione emozionale
Sono correnti emozionali simili al vento che corrono per ogni dove e che spingono il ciclista che abbia abbassato la sua vigilanza razionale a percorrere traiettorie che portano in luoghi che corrispondono alla sua emozione in quel momento dominante contro la propria stessa intenzione. Come per le unità d’ambiance se ne può ipotizzare ludicamente l’esistenza oggettiva. Conoscendo ludico-oggettivamente le forze d’attrazione emozionale è possibile pianificare percorsi il più possibile precisi ad uso di nuovi ufociclisti.

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UfoCiclismo Revolution

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UfoCiclismo Revolution è la trasmissione radiofonica dell’UfoCiclismo.
Le prime due puntate sperimentali sono andate in onda il 10 e 24 giugno 2017 da Radio Città Aperta.

L’idea è stata quella di tradurre le consuete ricognizioni UfoCiclistiche in un programma radiofonico.
Da una parte le squadre di UfoCiclisti impegnati nelle ricognizioni sul territorio e dall’altra la “centrale operativa” collocata a Radio Città Aperta con in studio l’Associazione Psicogeografica Romana e tutta la redazione.

La missione iniziare una mappatura eso-emozionale del territorio romano ridescrivendo, per mezzo della bicicletta (e della psicoesogeografia), la città in base a linee invisibili (ley-line), quadranti emozionali e traiettorie aliene.

La squadra era composta da:
Carolina Cutolo (conduttrice);
Edoardo De Falchi (conduttore);
Antonio Pedivella (regista);
Andrea Cangioli (inviato);
Daniel De Riva (APR);
Alessandra Girotti (APR);
Cobol Pongide(ricognitore UfoCiclista).

Il podcast della prima puntata (10 giugno 2017)
Il rapporto sulla prima puntata di UfoCiclismo Revolution (10 giugno)

Il podcast della seconda puntata (24 giugno 2017)
Il rapporto sulla seconda puntata di UfoCiclismo Revolution (24 giugno)

Vogliamo ringraziare (in ordine sparso):
Radio Città Aperta, Giulia Aren, Federica Ferrari, Dynamis, Salvaiciclisti-Roma, Cialtroninbici, Tamara Lorenzi Communication, Astronza, Sandro Calmanti, Chew-Z, Maria Torres, Francesco Morici, Gabriele Guerra, Trauma Studio, Dr. Pira, Andrea Natella, CIR, Vanni Santoni, Riccardo Balli, Yuri Gagarin.
Grazie anche a Sem che nelle foto di gruppo manca sempre perche’ e’ lui a fare le foto di gruppo.

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