UfoBiciclettata: odissea per lo spazio – Bologna 26/10/2019

Questo rapporto rimane aperto per qualsiasi intervento, correzione e integrazione i partecipanti alla UfoBiciclettata vogliano apportare.

Guardando per la prima volta, molti anni fa, 2001: odissea nello spazio, non avremmo mai potuto immaginare che la predizione di Kubrick si sarebbe trasformata in una condizione permanente delle città centrifughe, sempre più sparpaglianti e disperdenti. Già l’urbanista Virilio aveva intuito, definendola dromologia, che la condizione di continuo spostamento, di transizione perenne, era misura stessa della accelerata violenza contemporanea.
Gli sgomberi falcidianti di luoghi sociali e di occupazioni abitative divengono il propulsore di una politica basata sulle emergenze che crea “nomadi funzionali” per poi poterli additarli come emergenza sociale.
Lo stato emergenziale s’incarna nelle emergenze che produce.

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Dal 6 agosto 2019 l’odissea per lo spazio è condizione permanente anche per l’XM24, spazio sociale a Bologna, che da mesi è costretto a confrontarsi col governo parolaio della città, onde rimettere al centro delle sue priorità l’individuazione di uno spazio collettivo, di un tetto condiviso, per compagn*, collettivi, progetti che nello spazio di via Fioravanti avevano trovato la propria dimora comune.
L’UfoBiciclettata di sabato (indetta da XM24, dai collettivi e dalle realtà che lo compongono, nonché da tutti coloro che lo amano) ha avuto allora il senso di tenere alta l’attenzione su questa esigenza cittadina, portando in strada centinaia di persone che voglio che l’XM24 si ricomponga, che le sue estensioni ora centrifugate, convergano nuovamente in un unico corpo solidale. Velocemente, giacché l’esigenza è di tanti.
Ogni tappa della pedalata rappresenta un luogo individuato dall’XM24 come possibile e desiderabile nuova sede del progetto. Su tali proposte il comune o non ha fornito ragioni valide che ne impedirebbero l’assegnazione definitiva. Ma a tutt’oggi nulla s’è fatto.
Per quel che riguarda l’aspetto immediatamente rivendicativo dell’evento (gli interventi dei gruppi e dei collettivi intervenuti) rimandiamo a questo link di Zeroincondotta.

Quello che segue è il rapporto ufociclistico sulla UfoBiciclettata.

L’appuntamento era in via Fioravanti (quartiere Bolognina, ex XM24) alle ore 15.00, proprio laddove ora c’è un cantiere blindato.

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Il punto di raccolta prima del corteo che ha attraversato il quartiere della Bolognina

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Di nuovo un’immagine del presidio. In alto il sol dell’avvenire, mentre tutto attorno la grigiastra colorazione del “nulla che avanza”. In lontananza sono visibili pezzi di nulla che ritinteggiano (color overlay) le atmosfere che un tempo furono tratteggiate da XM24.

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Eccolo quindi ciò che al momento rimane dell’XM24: un muro-metallo, invalicabile anche semplicemente alla vista. Un po’ come se l’XM24 avesse pudore a mostrare la propria triste trasformazione.

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Se l’ex XM24 ha rappresentato un tonal capace per molti anni di mantenere attiva una certa colorazione su tutto lo spazio circostante, è il caso di cercare il o i totem d’incongruenza che nello stesso periodo avranno costantemente eroso quelle stesse atmosfere, producendo, prima sotterraneamente poi via via in modo sempre più palese, la condizione attuale. Le UDA prodotte dai tonal, come sappiamo, emergono dalla somma zero tra forze che compattano atmosfericamente e altre che scompattano l’integrità atmosferica di un luogo. In ogni spazio, per celato o mitigato che possa essere, esiste sempre un conflitto atmosferico (del tipo 1) la cui risultate è il carattere dell’UDA stessa.
Ci basta volgere lo sguardo e allontanarci di poco dall’ex XM24 per individuare i totem. Raramente una contrapposizione di atmosfere (un conflitto atmosferico) appare così iconica: emblematica. Da una piatta distesa emergono le torri “pixelate” che con “sfacciataggine” propagano la propria atmosfera a detrimento di quella in precedenza sedimentata.

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I totem d’incongruenza che letteralmente assediano l’ex XM24

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Ci paiono a loro modo belle, a tratti inquietanti, già equipaggiate di un’involucro disindividuante che ne rende difficilmente identificabile struttura e atmosfera elargita. Si tratta di totem che dissimulano ricombinandosi, onde spiazzare e confondere. Possibili tecniche di mimetismo di cui l’UfoCiclismo sta al momento approfondendo la funzione.

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Ancora totem che accerchiano l’ex XM24, finendo per inglobarlo e poi risucchiarlo

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Qui i totem serrano i ranghi (foto precedente), divengono più compatti, anonimi e riflettenti. Dalla disindividuazione transitiamo verso la “sussunzione”, giacché osservando da vicino le strutture esse ci restituiscono la nostra immagine e la rappresentazione bidimensionale di tutto quanto le circonda.
Decidiamo di verificare se qui nel quartiere della Bolognina questa evidente contrapposizione d’atmosfere (conflitto atmosferico) sia un caso isolato o se la tracce di tale opposizione sono rintracciabili anche altrove.

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Nella doppia immagine precedente ci troviamo in via della Corticella a circa 800 metri da via Fioravanti, sempre alla Bolognina. Posti l’uno di fronte l’altro troviamo i due edifici che ripropongono esattamente la contrapposizione prima individuata. Si tratta di due attrattori esprimenti due diversi (e radicalmente opposti) tipi di atmosfera. Ancora più sorprendente: qui l’edificio con la pelle disindividuante è quello che esprime l’emozione più prossima all’XM24, mentre l’edificio postmoderno appare granitico e monolitico: “tutto d’un pezzo”.
Quest’inversione di funzioni evidenzia una diversa “strategia” operata in diversi contesti temporali. Qui in via della Corticella l’attrattore postmoderno si presenta come un “alieno” (alieno al contesto) e per questo corazzato, impenetrabile, mentre l’attrattore disindividuante, evidentemente ancora a suo agio in queste circostanze antropiche, può permettersi di “giocare” su una pluralità di set cromatici che compongono infine la tonalizzazione.
In via Fioravanti la situazione è ribaltata, con gli attrattori postmoderni transitati dapprima per il ruolo di psico-dissuasori, divenuti poi totem, e oggi candidati a nuovi tonal, una volta che anche le ultime tracce dell’ex XM24 saranno definitivamente rimosse. Qui, i totem possono ostentare con audacia un immagine meno compatta, addirittura cangiante: segno che la battaglia combattuta, traguarda ormai verso un esito a loro definitivamente favorevole.

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Ecco, nell’immagine precedente, di nuovo il medesimo conflitto d’atmosfere: la locandina dell’iniziativa col cosmonauta in bicicletta, contrapposta all’estasi catatonica dell’astronauta abbagliata dal luccicante nulla che avanza (l’affissione è sempre nel quartiere Bolognina, adiacente ai due attrattori sopra descritti). Il futuro, il medesimo, tematizzato in modo così sorprendentemente simile, ha la forma del nulla che si cela dietro il roboante, quanto vuoto, abbaglio di una non meglio precisata evoluzione.
Nuovamente, rimaniamo interdetti dall’esplicita dialettica con cui in questa parte dalla città si affrontano egemonie atmosferiche mediante medesime, ricorrenti, metafore e narrazioni.

Ci siamo allontanati di pochi metri, ma torniamo sui nostri passi in via della Corticella per documentare una cuspide (foto che segue). Si tratta di una bacheca cittadina, un supporto di memoria ancora non del tutto in disuso. I supporti di memoria, assieme a tanti altri oggetti componenti un’UDA, sono sempre cuspidi, “condensatori archeologici” (o se si preferisce dei sedimenti), che raccontano qualcosa sulla storia dell’UDA stessa.

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Supporto di memoria non digitale

Anche se in questo caso il messaggio è di continuo rinnovato (non rinveniamo antiche scritture) e aggiornato (in una sorta di perenne rimozione della memoria o se si preferisce, di riscrittura) è il medium stesso che in questa circostanza ci interessa: la sua funzione di tramite corale, sedimento di identità locale e collettiva.
Ne approfittiamo per creare una contrapposizione esemplificativa inserendo di seguito una foto scattata qualche tempo fa a Roma, durante una ricognizione su via Nomentana:

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Supporto di memoria non digitale. Nessun messaggio sacro oggi nella casella mnemonica…

Un altro supporto di memoria, molto diverso dal precedente. In questo caso si tratta di qualcosa che potremo preliminarmente definire come “cuspide esomediatrice” (per il concetto di esomediatore si legga questo rapporto) il cui esito spoglio (la “casella vocale” vuota) ripropone la medesima opposizione con l’UDA contattistica che nel rapporto sopra citato abbiamo già ampiamente esplorato. Una cuspide, in quanto cumulo indifferenziato, ha spesso espliciti caratteri contattistici, se non altro di prossimità tra i messaggi interspecifici che veicola. In questa prossimità spesso si creano interessantissimi cortocircuiti contenutistici e “rimescolamento genetico”: innovazione. La “cuspide esomediatrice” (sempre intraspecifica) fa eccezione a tutto ciò, gerarchizzando il messaggio attraverso la riduzione d’ampiezza di gamma dei contenuti e mediante il demiurgo che opera come un moderatore.
Tuttavia essa è, almeno in questo caso, violabile e hackerabile.

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Nella mappa precedente (qui per ingrandire in una visione più generale) presentiamo schematicamente la situazione fino a ora narrata: l’ex tonal XM24 e l’accerchiamento dei totem che sta occupando e ricolorando lo spazio circostante, un tempo d’influenza dello spazio sociale. Poco lontano, si vedono i due attrattori di via della Corticella.

Finalmente la massa critica di ciclisti urbani si mette in moto percorrendo tutta via Fioravanti fino a via de’ Caracci.

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La massa critica su via de’ Caracci

Da qui i ciclisti raggiungono via Francesco Zanardi dove, al civico 28, risiede il primo spazio individuato dall’XM24 come possibile nuova collocazione dello spazio sociale: una sede abbandonata delle poste.

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La massa critica giunge fino alla ex sede delle poste abbandonata ormai da trent’anni

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Ecco l’edificio in questione

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Ancora dinanzi la sede abbandonata delle poste. I fumogeni sono utilizzati come tecnica di color overlay per ritonalizzare (si veda anche: Come si ritonalizza una zona rossa) momentaneamente un luogo, uno spazio, un’UDA.

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Nell’immagine precedente: il cartello spannometrico indica (da questo punto, dal civico 28) i minuti necessari per raggiungere a piedi l’improbabile stabile proposto dall’amministrazione comunale come nuova sede dell’XM24.
Nuovamente si ripropone la strategia centrifuga (l’odissea nello spazio) che tende sempre più ad allontanare dalla città tutto ciò che appare come non funzionale, non beceramente produttivo e non ostile alle strategie espellenti del decoro.

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La sede abbandonata delle poste è un attrattore qui segnalato sulla mappa

La massa critica si sposta nuovamente all’indirizzo del prossimo attrattore individuato come possibile sede per l’XM24 (alla fine del rapporto è presenta la mappa sintetica con l’intero percorso pedalato e tutti gli attrattori intercettati).
Prima di raggiungerlo la massa s’imbatte nella rotonda di via Marco Polo, una piattaforma girevole.
Nel sistema d’equilibri di una UDA, ma anche più semplicemente tra gli oggetti che compongono il tessuto cittadino, le piattaforme girevoli hanno una funzione centrifuga, sparpagliatrice. Non a caso quando una massa critica ne incontra una, inizia a orbitarci attorno, compattamente, onde mantenere integri i propri vincoli solidali e solidaristici (si veda anche: Gilets Jaunes a bordo di dischi volanti. Le piattaforme girevoli).

Dopo una breve pedalata e qualche altra piattaforma girevole sfidata (Bologna pare essere stracolma di rotonde, o almeno lo è questa parte della città), la massa critica è giunta in via Bignardi, all’indirizzo di un capannone abbandonato ormai da vent’anni.

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La mappa rappresenta la seconda tappa, il secondo attrattore e la piattaforma girevole di cui abbiamo appena parlato

Ne approfittiamo per documentare la moltitudine della massa critica: la larga partecipazione che l’UfoBiciclettata ha raccolto in risposta alla chiamata di XM24.

Ci si sposta nuovamente attraversando ancora un pezzo di Bolognina con l’obbiettivo di raggiungere le casette dell’ippodromo in via dell’Arcoveggio.
La massa critica non perde pezzi e arriva compatta fino al nuovo attrattore.

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La collocazione del terzo attrattore

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Psico-dissuasori in via dell’Arcoveggio

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Nella foto precedente di nuovo un fumogeno rosso per ritonalizzare l’attrattore. La tonalizzazione temporanea serve anche per mostrare agli astanti come sarebbe un oggetto cittadino se trasformato in qualcosa d’altro (design atmosferico) rispetto a ciò che attualmente è. Allo stesso tempo è possibile cogliere preventivamente come sarebbe l’atmosfera emessa qualora l’attrattore divenisse il tonal, di quello spazio, dell’UDA (ci si riferisca alla Tavola cromatica degli stati d’animo).
La pratica ricorda (nel caso dei fumogeni color rosso l’esempio è tanto più calzante) quella pratica tanto in voga tra i ragazzini degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta che scartata la caramella Rossana, osservavano ciò che li circondava mediante il filtro rosso della sua plastica avvolgente, stupendosi di come tanti oggetti del mondo svanissero, mentre tanti altri emergessero dallo sfondo.
Il quarto attrattore è la Caserma Sani in via Ferrarese.

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L’attrattore caserma Sani

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La massa critica è giunta in via Ferrarese

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Sempre in via Ferrarese, uno dei momenti assembleari in cui militanti, collettivi e associazioni uniti nella lotta per lo spazio dell’XM24 sono intervenuti (qui per ascoltare lo streaming gli interventi).
La massa critica si rimette in moto.
Ultima tappa dell’UfoBiciclettata: via Bigari, sede di un (sedicente) museo dei trasporti, luogo ristrutturato e mai aperto al pubblico.

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L’attrattore museo

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La massa critica è giunta in via Bigari

Come per quasi tutti gli attrattori visitati, anche questo di via Bigari è protetto da un possente psico-dissuasore, un grosso cancello che impedisce l’entrata alla massa critica.
Come ogni oggetto contenuto nelle UDA anche lo psico-dissuasore può essere silenziato nella sua funzione. Le strategie cambiano a seconda del tipo di psico-dissuasore, ma generalmente esse fanno ricorso ad una sorta di “spinta psichica” propria della massa critica. In altri rapporti di ricognizioni, ad esempio, lo abbiamo visto a proposito dei sottopassi (nell’esempio che segue ci troviamo a Roma):

Nel caso di uno psico-dissuasore cancello ovviamente la strategia è diversa ed essa  muta anche a seconda dell’evenienza che il portale sia chiuso o semplicemente accostato. Nel caso di un cancello aperto si parla invece di affordance attrattiva. Ma non è questo il caso.

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Una veduta del museo di via Bigari al di qua dello psico-dissuasore

Il primo tentativo della massa critica per silenziare lo psico-dissuasore è quello di ritonalizzarlo (tentativo visibile nella foto precedente). Di fatto, la ritonalizzazione non è una funzione propria del dominio degli psico-dissuasori anche se in alcuni casi (ad esempio per ripararsi da uno psico-dissuasore “cane inferocito”) a volte può accidentalmente funzionare; come abbiamo visto essa è una funzione del dominio conflitto atmosferico (una funzione temporanea nei casi visti, ma la ritonalizzazione punta sempre a essere permanente (come nel caso, ad esempio, dell’azione di Non una di meno rispetto la statua commemorativa di Montanelli).
La massa critica a questo punto deve ricorrere ad altre strategie. Mentre il ciclo sound system mobile (che ha accompagnato tutta l’UfoBiciclettata con musica, mettendosi di volta in volta a disposizione degli interventi) elargisce un suono sempre più incalzante, la massa critica inizia a ululare (come tra l’altro mostrato nel caso del video precedente concernente gli psico-dissuasori sottopassi), scampanellare, fischiare, sferragliare. A quel punto la pressione psichica, la spinta, diviene tanto insostenibile per lo psico-dissuasore da indurlo a spegnersi, nel boato generale dell’esaltazione della massa critica.
Lo psico-dissuasore tutto d’un tratto s’è smaterializzato, lasciando il posto ad una affordance attrattiva: un cancello spalancato.
Le affordance attrattive sono delle seduzioni irresistibili per la massa critica che quindi non può far altro che entrare, meravigliata ed estasiata dalla bellezza dello spazio che le si para innanzi. E’ un peccato che un luogo così bello sia da anni chiuso, sottratto al pubblico godimento, celato e asserragliato dietro omertosità e ostili psico-dissuasori.
La massa critica dà quindi luogo a un’occupazione temporanea, che consente a tutti, almeno per una volta, di usufruire di questo luogo e di ammirare più da vicino la sua bellezza.
E’ già sera.

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La massa critica non ha resistito al richiamo della affordance attrattiva e ora è all’interno dello spazio esterno del museo di via Bigari

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Ancora all’interno dell’attrattore. A terra sono visibili le rotaie di questo spazio adiacente la ferrovia

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All’interno dell’attrattore la massa critica improvvisa una festa. Dal ciclo sound system mobile parte un bellissimo free style (ascoltabile qui) che coinvolge tutti gli astanti.
Qualcuno issa un eloquente striscione:

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Lo striscione “L’altra città si scatena”

Dopo aver vissuto quell’esperienza, la massa critica abbandonerà il museo “dimenticato”, ma non prima d’aver urlato ad alta voce che quello sarebbe il posto ideale per l’XM24 e per tutte le realtà che esso abbraccia e che in questi anni si sono incontrate sotto quel comune tetto. Sono tanti a chiederlo. Sono tanti a chiedere che l’esperienza dell’XM24, continui a dare voce anche a un’altra idea di città: l’altra città.

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Una lunga fila di ufociclette (foto sopra) assiste alla festa e alla liberazione temporanea di quello spazio, divenuto per l’occasione un’UDA temporanea (per le UDA temporanee si veda anche: Le UDA armoniche).
Sarebbe bello compiere una ricognizione approfondita in questo spazio in cerca di tonal, di totem, di attrattori e di quant’altro. Ma la festa incalza e l’UDA è solo momentanea, cangiante, mutante, e destinata a tornare velocemente un attrattore protetto dal suo psico-dissuasore, non appena la massa critica l’avrà abbandonata.

La Murga, che ha aperto il corteo, intona nuovamente il suo ritmo tribale, guidando la massa critica fuori dall’UDA temporanea.
Viene rimesso in funzione lo psico-dissuasore (il cancello viene serrato).
Sarà ora la città a decidere se questo spazio dovrà essere riconsegnato realmente alla collettività o tenuto in ostaggio del nulla.
La massa critica è di nuovo in strada e giunge velocemente a piazza dell’Unità ancora eccitata e festante.

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Il termine della UfoBiciclettata a piazza dell’Unità

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Qui la mappa completa ingrandita

 

 

 

UfoCiclismo a Omegna – 30/9/2018

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Rapporto redatto da Cobol Pongide
con:
Gian Marco
Lorena
Manuel
Alessio
Davide

La ricognizione su Omegna (VB) ha avuto uno scopo del tutto esplorativo effettuato liberamente alla ricerca di oggetti/sequenza e di UDA eventualmente presenti sul territorio.
Si è tenuta nella cornice dell’U.F.O Art & Sound Festival organizzato da Mastronauta e dal Migma collective il 29 e il 30 settembre 2018.

L’appuntamento indetto per la ricognizione era il 30 settembre alle ore 15.00 presso il Forum Omegna. La ricognizione è durata complessivamente due ore.

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Omegna – Forum. Punto di raccolta. Sullo zaino di Cobol, Zeno l’alieno, componente del Mastronauta.

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Omegna – Forum. Il momento della partenza dal Forum.

Già a partire dal Forum abbiamo individuato la prima UDA, il primo spazio caratterizzato da coerenza atmosferica circoscritta.

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La UDA del Forum (il perimetro più a destra nell’immagine). Il cerchio tratteggiato indica il punto di partenza.

Si tratta di uno spazio ampio interessato da varie strutture tra cui un grosso edificio in stile postmoderno (foto che segue) polifunzionale e un’area giochi (Parco della Fantasia Gianni Rodari).
L’area, a uno sguardo più preciso, non appare del tutto omogenea; tuttavia abbiamo scelto d’includere anche il quadrante giochi che potrebbe, com’è stato suggerito, esulare da questa descrizione.
Lo spazio appare isolato e ben perimetrato anche dalla vicinanza con il Nigoglia [torrente emissario del lago d’Orta – varietà dimensionale 1 (la sua classificazione come varietà dimensionale è in fase d’approfondimento data l’interessante caratteristica di essere il solo, fra gli emissari dei laghi prealpini, a muoversi verso nord)] che fornisce un limite naturale a ovest.
La struttura Forum s’erge prepotentemente a tonal caratterizzando indiscutibilmente il tenore atmosferico espresso in questo spazio.
In fase di elaborazione della mappa sono emersi tre aggettivi atmosferici in coloro che la compilavano (attributi atmosferici): spaesante, respingente, desolante.
Tali caratterizzazioni ci serviranno per identificare a posteriori  l’UDA con un colore in riferimento alla Tavola cromatica degli stati d’animo, sebbene generalmente la procedura preveda un’identificazione tonale sul campo.
Il cluster che più si avvicina alle caratterizzazioni è il 25-28 (fare riferimento alla tavola cromatica sopra linkata): “Metallo. Ambiance impenetrabile, ostile, riflettente” (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile – pag. 113).
Nella verifica sul campo è possibile stabilire collegialmente quale tono meglio s’allinei con le sensazioni che emergono dallo spazio. In questo caso procedendo a posteriori è possibile affermare che la tonalità è molto ben espressa. Lo spaesamento in particolare è esattamente una delle sensazioni che architettonicamente il postmoderno si propone di restituire all’osservatore. Inoltre gli ufociclisti autoctoni riferiscono che lo spazio è molto poco utilizzato dagli abitanti che, in qualche modo, da esso si sentono evidentemente respinti. Giungendovi da forestieri in effetti si ha la sensazione di trovarsi in uno spazio molto periferico rispetto ai flussi cittadini. In questo senso, e senza aver esplorato tutta Omegna, potremo addirittura sostenere che l’intero perimetro funzioni da totem d’incongruenza rispetto ad un’ipotetica UDA Omegna: uno spazio a suo modo ostile, atipico, che architettonicamente s’oppone al resto delle strutture cittadine che ci è capitato d’incontrare (a eccezione forse dell’anfiteatro che incontreremo più avanti).
Scegliamo quindi il tono 28 (valore esadecimale: 65b3fe) per identificare questa UDA e rimandiamo alla mappa completa per la sua collocazione tonale.

Nota metodologica: come in altre mappe già illustrate il tono è “trasparentizzato” per lasciare intravedere le strutture soggiacenti. Esso apparirà quindi inevitabilmente diverso rispetto all’opacità di quello riportato nella Tavola cromatica degli stati d’animo che però resta il riferimento tonale ufficiale. In ogni rapporto che preveda l’utilizzo della Tavola cromatica degli stati d’animo è importante specificare il valore esadecimale utilizzato assieme al numero corrispondente al tono.

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Il Forum di Omegna la struttura che definisce la tonalità dell’UDA

Ci muoviamo.
La mattina del 30 settembre (poche ore prima quindi) avevamo effettuato una pre-ricognizione con Gian Marco che ci aveva proposto un percorso un po’ meno ovvio per Omegna che altrimenti ci avrebbe irretito con il suo bellissimo lungo lago su quel d’Orta.

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Gian Marco alle prese con l’elaborazione di un percorso la mattina precedente la ricognizione.

Usciamo quindi dall’UDA “postmoderna” e dal Parco della Fantasia Gianni Rodari attraversando il sottopasso della ferrovia (foto che segue).

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Il cambio d’atmosfera è repentino e ci troviamo immediatamente sulla sponda del Nigoglia che a ovest delimitava l’UDA precedentemente illustrata.

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E’ un’area di edifici quasi tutti dismessi che si affacciano sul corso d’acqua. Davanti a noi (se ne scorgono le inferiate) una bellissima passerella a balcone con la pavimentazione a lastre segue il corso del torrente (foto che segue: in una posizione diversa, più avanzata in direzione nord verso il lago d’Orta).
In riferimento alla foto sotto: la struttura in mattoncini è il muro perimetrale della parrocchia del Sacro Cuore. L’ufociclista Manuel ci fa notare la forte contrapposizione atmosferica con la parte prospiciente che siamo intenti a osservare. Il muricciolo, ci dice, in lui evoca un senso d’oppressione.

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Alle nostre spalle (ci riferiamo nuovamente alla posizione di due foto fa) c’è una scuola in passato frequentata da cui alcuni degli ufociclisti che sono con noi in questa ricognizione. L’edificio è costeggiato da vicolo Fantanello (che è anche il nome della passerella) anche detto “vicolo della merda” (in quel punto). Ci dicono che il nomignolo deriva dal fatto che essendo un viottolo che sfocia su uno spazio verde spesso ci si sporcava le scarpe prima d’entrare a scuola. Ci viene da pensare che la ragione sia anche un’altra, magari legata alla tensione dell’appropinquarsi dell’entrata della istituzione scolastica.

Come abbiamo detto, lo scarto atmosferico è forte rispetto alla spazio visto in precedenza e ci porta a pensare di trovarci di fronte ad un’altra UDA.

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La mappa qui sopra è la stessa vista precedentemente, ma ora ci concentreremo sull’area segnalata in rosso a sinistra (quella piccola). Si tratta dell’UDA che stiamo guardando al di là del Nigoglia.
In questo caso gli attributi semantici che emergono in fase d’elaborazione della mappa sono i seguenti: apertura, malinconia, pittoresco.
Ripetiamo la procedura precedente omettendo le osservazioni metodologiche che abbiamo già argomentato. L’identificazione del cluster ci pare possa essere quello 1- 4: “Umami. Ambiance ricca, varia, densa, strutturata” (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile – pag. 112).
In questo caso il centro tonale è molto meno decifrabile e quindi assegneremo il tono colore 1 (valore esadecimale: 990100) cioè il suo limite inferiore. Anche in questo caso rimandiamo alla mappa completa per la sua collocazione tonale.
Ripartiamo.

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Foto dal centro del ponte sul Nigoglia. L’attraversamento ci è piaciuto davvero molto a giudicare dal numero di foto che abbiamo ad esso dedicato.

A metà della passerella di vicolo Fantello si estroflette un attraversamento (le tre foto precedenti: ufociclisti che attraversano il ponte, il ponte in una soggettiva, il ponte a metà del suo attraversamento) che una volta valicato ci immette, dopo un altro vicolo, sulla tanto discussa piazza Beltrami.
Da poco restaurata, pare accalorare le emozioni dei residenti su questioni concernenti il suo rinnovato aspetto.
E’ difficile darne un’adeguata descrizione. Quel che salta immediatamente all’occhio è che la piazza così incastonata è quasi del tutto fagocitata dalla Collegiata di Sant’Ambrogio che impedisce un colpo d’occhio generale sullo spazio e quindi preclude il senso d’orientamento dato dalla vista.
Riguardando le foto scattate durante la ricognizione in effetti non ne troviamo una buona da pubblicare: tutte offrono una prospettiva troppo schiacciata. Non che la piazza sia brutta, assolutamente, ma essa appare davvero troppo compressa e visivamente indecifrabile. L’unica foto “ariosa” che sul web abbiamo trovato di piazza Beltrami è quella relativa ad una simulazione circa la sua riqualificazione ed essa si riferisce più alle sue linee di fuga che al perimetro della piazza. Forse è su quelle che bisogna più concentrarsi,

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Pubblichiamo comunque questa bruttissima foto (impreziosita solo dal palloncino alieno aggrappato alla bici di un ufociclista) per avere un riferimento visivo.
Ma forse, come abbiamo tentato di delineare poco sopra, non è alla vista che bisogna affidarsi per poter comprendere questo spazio.

Ci abbiamo ragionato in fase di realizzazione della mappa e ci pare (intuizione di Lorena) che essa funzioni da piattaforma girevole (pur non essendo una rotatoria) nel senso che il suo compito, più che aggregare (ruolo generalmente svolto da una piazza), potrebbe essere quello di spazzare i flussi cittadini che in essa convergono.
Da definizione la piattaforma girevole è un vero e proprio sparpagliatore, un vortice entropico, la cui funzione disordinante ha anche un ruolo rigenerativo: la dinamica delle permutazioni cittadine.
Forse quindi le polemiche circa la piazza (ce le hanno autonomamente segnalate sia Manuel che Alessio senza che su ciò fossero stati stimolati) potrebbero essere legate al ruolo ancestrale della stessa (luogo di ritrovo quindi forse ex tonal) che per i locali funziona ancora da categoria interpretativa (una sorta di persistenza retinica) mentre l’area ha invece subito un drastico cambio d’uso in piattaforma girevole.
Torniamo quindi all’idea di cercare d’interpretare questo spazio con altri sensi rispetto a quello prioritario della vista. Vale forse la pena prestare attenzione allo sciabordio del vortice che ivi si genera e al fragore delle onde sonore che sullo spazio esso increspa.

In realtà Davide, che abita da molti anni a Omegna ma che non è di qui nativo, è riuscito a scattare una foto molto più bella della precedente, che rende giustizia al colpo d’occhio.
Curioso: è la stessa prospettiva utilizzata dalla foto del modello che sopra abbiamo linkato. Si tratta probabilmente dell’unico punto panoramico che consente di guardare la piazza per come era: una sorta di finestra sulla timeline Beltrami (si veda la mappa successiva).

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Abbiamo provato a sezionare la piazza a secondo degli approcci consigliati: l’area estesa un approccio uditivo e, come vedremo, tattile. L’area ristretta invece un approccio tradizionalmente visivo.

Osservando la mappa precedente, va da sé che ostinandosi a voler leggere piazza Beltrami prioritariamente con l’approccio visivo (tradizionale) non si può che capitolare nella frustrazione perimetrale. Tale approccio non è “consentito” infatti da tutte le angolazioni dal momento che lo spazio interessato è prioritariamente uditivo (e come vedremo tattile). Bisogna saper interpretare giustamente, allora, le sue vocazioni maggioritarie per non incorrere in fraintendimenti spaziali.

Nella mappa che segue abbiamo cercato invece di restituire una visione terapeutica diversa della piazza, in linea con l’interpretazione fin qui proposta.
Si tratta di una sorta di tentativo di psicoanalisi del territorio (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile) effettuata su uno spazio evidentemente traumatizzato da un rapido e/o non ancora assorbito cambio di funzione d’uso.
Si noti ad esempio che la piazza non è definita (circoscritta) dalla presenza di un marciapiede. Dettaglio apparentemente di poco conto, invece esso la rende meno decifrabile e in totale continuità rispetto alle strade limitrofe.
Il perimetro è piuttosto segnalato dalla presenza di sanpietrini che forniscono un limite tattile (o di nuovo uditivo quando con dei pneumatici li si attraversa) più che visivo.
Insomma la funzione di piazza pare essere venuta meno (tranne che da un limitatissimo punto d’osservazione) e le scelte urbanistiche paiono aver trasformato piazza Beltrami in una bizzarra rotatoria che ancora disorienta gli abitanti.

Le traiettorie descritte nella mappa terapeutica che segue non sono necessariamente realistiche ma tentano di rendere giustizia al vortice che piazza Beltrami oggi si presta a interpretare. Assunto il “dato di fatto” sarà quindi possibile agire in coscienza accettando il cambio di funzione d’uso o operando in maniera tattica (color overlay – anche per questo si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile) per definirne di nuove.

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Ci rimettiamo prontamente in marcia.
Il percorso pensato da Gian Marco ci porta a fare tappa davanti al cinema sociale (foto che segue). Si noti il volto perplesso della signora in basso sulla sinistra molto scettica riguardo alle tecniche investigative dell’UfoCiclismo.

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Doveroso dettaglio della parete frontale del cinema sociale: società operaia di mutuo soccorso. L’Omegna socialista!

Ad Alessio, Davide e Manuel viene in mente che nelle vicinanze un tempo c’erano altri due edifici preposti all’intrattenimento operaio. Il cinema Splendor, su via de Angeli, di cui ormai rimangono solo i segni delle scale su di un muro (foto che segue):

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e il teatro Alfieri, di cui è ancora visibile la bellissima insegna in stile liberty, sempre su via de Angeli (foto che segue).

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Insegna del teatro Alfieri con palloncino alieno.

Tutti e tre gli edifici si trovano in una stessa area il che ci ha ispirato l’idea di una sorta di ex distretto ludico di Omegna legato, come dicevamo, allo svago operaio dei primi decenni dello scorso secolo.
Ora l’aspetto più interessante della cosa è che anche il Mastronauta si trova in una traversa di via de Angeli, vicinissimo agli altri tre edifici spettacolar-ludici.
Guardiamo la mappa seguente: la parte col doppio tratteggio in rosso.

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I tre edifici prima citati si trovano nella parte più larga del tratteggio in basso a sinistra, il Mastronauta è l’edificio in alto a sinistra che affaccia sul torrente Strona (il corso d’acqua più in alto – una varietà dimensionale 1). Su suggerimento di Manuel ci siamo allargati un po’ sopra il Mastronauta per comprendere anche una fabbrica di giocattoli.
Lo abbiamo definito distretto perché non ci è stato possibile identificarlo come UDA. Siamo sicuri però che il luogo che in quel perimetro ha funzione di tonal sia proprio il Mastronauta (foto che segue) con la sua vocazione ludica e aggregativa.

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Seguono le foto dell’interno del Mastronauta riprese nella giornata del 30 settembre durante la Mostrona:

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Ci rimettiamo a pedalare.
Prima di giungere al Mastronauta (ma in un momento successivo alla conclusione della ricognizione: ci giungiamo quindi con un numero limitato di ufociclisti) Manuel ci propone la visita ad una piazza per mostrarci uno spazio, a dir suo, molto suggestivo. Si tratta di un frammento di via Frua:

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E’ davvero molto  bello e si tratta sicuramente di una minuscola UDA con al centro esemplarmente il proprio tonal: il Monumento alla Famiglia.
A noi ufociclisti provenienti da Roma quello scorcio ci ricorda moltissimo il quartiere di Garbatella… pare davvero di stare alla Garbatella, se non fosse che quell’atmosfera di curato sobborgo popolare antico si consuma in pochissimi metri quadri.
Eccolo nel dettaglio della mappa:

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La UDA suddetta evidenziata in rosso a sinistra. Vicino è visibile il contorno di quello che precedentemente abbiamo definito come distretto ludico.

Non ci soffermiamo consiliarmente sulla definizione tonale dell’UDA perché, come abbiamo detto, la sua intercettazione è avvenuta a ricognizione ormai conclusa. Tuttavia date le impressioni che sul momento abbiamo registrato è possibile collocarla entro il cluster 5-8: “Basico. Ambiance stabile, quieta, essenziale” (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile – pag. 112). La peculiarità tonale è molto forte e quindi ci posizioniamo sul limite superiore del cluster al tono 8 (valore esadecimale: 7dfe7f) della Tavola cromatica degli stati d’animo.
Rimandiamo alla mappa completa la sua collocazione tonale.

Rimaniamo quindi si via de Angeli e scavalliamo il torrente Strona per gettarci subito dopo alla sua destra su via Bariselli e subito dopo ancora su via dei Mille.
Si tratta di un’area industriale abbastanza recente con grandi capannoni-magazzini e fabbriche.

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Dopo pochi metri alla nostra destra si apre un’area con edifici più antichi in mattoncini rossi.

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Un’altra immagine dell’area che stiamo osservando

La identifichiamo come UDA perché immediatamente descrivibile con un’atmosfera molto particolare e ben circoscritta. Abbiamo l’impressione di trovarci nel fotogramma di film sulla seconda rivoluzione industriale e la mente va immediatamente alle fabbriche del nord europa dell’Inghilterra e del Belgio.

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L’UDA che stiamo esaminando: la parte evidenziata in rosso a sinistra.

In fase di elaborazione della mappa gli indicatori atmosferici emersi per quest’area sono: nostalgico, periferico.
Rimettiamoci nuovamente sulla Tavola cromatica degli stati d’animo: qui il cluster più appropriato appare quello 13-16: “Frizzante. Ambiance cangiante, volubile, scioccante” (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile – pag. 113).  La tonalità pare collocarsi su un valore centrale del cluster in quella zona che chiamiamo catalizzatore. In questo caso: tono 14 (valore esadecimale: ffff33). Rimandiamo alla mappa completa per la sua collocazione tonale.
L’impressione atmosferica, la sensazione percepita, collima con l’impressione che si ha di edifici (o almeno alcuni di essi) in via di cambio d’uso. Ciò virtualmente li colloca in una disparata possibilità di forme e funzioni in divenire (un po’ come è avvenuto al Mastronauta: anch’esso un tempo spazio industriale).
Una conferma ci viene da questa curiosa struttura che attira la nostra attenzione (foto che segue):

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Una palazzina (foto precedente) accanto ad un capannone industriale. L’edificio è di color nero, presenta un curioso complesso di finestre disposte a matrice numerica e al proprio fianco fa esplodere in mosaico colorato raffigurante, abbiamo pensato, le trasformazioni dell’edificio nel tempo. Nella foto che viene lo vediamo meglio:

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Continuiamo su via Magenta e poi via Laghetto. Usciamo dalla zona industriale.

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Qui la strada si restringe divenendo a senso unico. La percorriamo contromano lungo uno stretto budello che intercetta una miriade di piccole villette dai tanti colori.
Pare di attraversare una zona dalla ricchezza mite e non ostentata anche se molto periferica rispetto al centro città

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Ma ad un certo punto, alla nostra destra, avviene un improvviso cambio di scena, una rottura radicale di atmosfera (foto che segue):

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Posto ad un livello sottostante rispetto alla strada che stiamo percorrendo (via Laghetto) si apre un piccolo rione di case popolari in cui l’atmosfera bucolica e timidamente lussureggiante in cui nella nostra posizione siamo ancora immersi, viene meno.
L’impressione che si ha è che si tratti di un’UDA specifica contrapposta e confinante con l’UDA diffusa che stiamo pedalando. La identifichiamo con due attributi atmosferici: schierato, popolare. Si ha infatti l’impressione di un trovarci in uno spazio asserragliato, blindato rispetto allo spazio bucolico, aperto e più lussureggiante che gli si contrappone. A Cobol lo stile architettonico gli ricorda quello del quartiere Quarticciolo di Roma, anch’esso asserragliato (si legga questo rapporto se interessati ad approfondire).

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Ma procediamo con ordine.
Per quel che riguarda l’UDA rifacendoci alla Tavola cromatica degli stati d’animo rileviamo il cluster più vicino 29-32: “Aspro. Ambiance resistente, vivida” (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile – pag. 113). Il centro tonale si posiziona molto vicino al limite superiore: diciamo 31 (valore esadecimale: fd9800).
Per la collocazione tonale si rimanda alla mappa completa.

C’è però un altro aspetto che ci pare il caso di rilevare, proprio a partire da quella netta contrapposizione tra atmosfere che abbiamo percepito.
Via Laghetto su cui ci troviamo ha infatti l’aspetto di uno spazio di contatto/cesura tra due UDA in cui (come abbiamo riportato in questo rapporto e in quest’altro) si configura un conflitto atmosferico. L’idea di uno spazio “proletario” contrapposto ad uno “padronale” è tra l’altro del tutto arbitraria ma, almeno dal punto di vista estetico-narrativo, pare confermare e puntellare questa sensazione. Ci piace quindi pensare che qui il conflitto atmosferico si materializzi, o si sia materializzato un tempo, come conflitto di classe.
Anche qui, come nei rapporti a cui abbiamo rimandato, ci aspetteremmo di imbatterci nei segni, nei traumi da conflitto, tipici delle zone di confine (i bordi delle  UDA)… ma qui non si vede e non si sente nulla (qui invece, ciò che accade tipicamente in questi spazi laminari).

Procediamo e ci muoviamo davvero di poco prima d’imbatterci in un’altra struttura che attira la nostra attenzione.
Non siamo riusciti a fotografarla perché distante e troppo filiforme. Essa è appena visibile (forse) in questa ripresa di street view (dritto per dritto davanti a voi).
Si tratta di un groviglio d’antenne davvero imponente. Ne abbiamo dedotto trattarsi di un’antenna ad uso, magari in passato, di una radio libera… ma è solo un’ipotesi senza fondamento empirico alcuno. Il suggerimento di un’ufocilista è stato quello d’identificarla con una UDA contattista che potrebbe valere anche qualora si trattasse più semplicemente di una antenna da radioamatore. La definizione di UDA contattista è, in questo caso, del tutto inesatta ma l’intenzione è comunque corretta e quindi accettiamo il suggerimento assumendolo con una certa dose di spavalda ironia.

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Procediamo ancora su via Laghetto che diventa via Superiore, sempre contromano (foto precedente) fino a incrociare via Malnaggio.
Giriamo a destra e poco dopo ci si para dinanzi una bella piazza (piazza della Chiesa) con al centro la parrocchia San Gaudenzio.

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San Gaudenzio. L’orologio sul campanile segna le 11.25 perché la foto è stata scattata durante la pre-ricognizione mattutina con Gian Marco.

Di nuovo un prepotente cambio di scena.
La parrocchia è sicuramente un tonal: forse provvisorio o forse definitivamente stabile. Non abbiamo modo d’accertarlo ma come abbiamo più volte sostenuto (ad esempio qui) le chiese spesso funzionano da tonal provvisori: tonal deboli.

Seguono un po’ di strade che è possibile rintracciare nel percorso segnato sulla mappa generale alla fine di questo rapporto. Giungiamo su via IV Novembre e pedaliamo fino alla fabbrica della Bialetti.

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Il famoso omino del logo ci ricorda, col dito, di guardare in cielo: raccomandazione superflua per degli ufociclisti il cui problema, semmai, è quello di tenere i piedi un po’ a terra.

L’edificio si dispiega mostruosamente come a fronteggiare le montagne lussureggianti che lo sovrastano (foto che segue).

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In questo suo fare l’ecomostro pare sostenere coraggiosamente le ragioni della propria orrida bruttezza.
Guardandoci attorno ci pare si possa trattare di un totem d’incongruenza… ma non sappiamo bene di cosa. Forse delle verdi montagne alle sue spalle. Sicuramente l’ammasso di vetro e cemento ha l’aspetto di un’isola grigia, totalmente aliena rispetto al contesto naturale e antropico che la circonda.
Procediamo di poco pedalando. Svoltiamo, neanche a farlo apposta, proprio per via Bialetti.

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Incrociamo nuovamente il torrente Strona ma non prima di aver intercettato un altro piccolo corso d’acqua (foto che segue) non sempre fluido.

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Il colpo d’occhio è molto bello e arricchito, come è possibile vedere, da affilati psico-dissuasori per scoraggiare l’avventore al congiungersi col corso d’acqua.
Psico-dissuasori vs affordance attrattive (ma anche attrattori) giocano, negli spazi antropici, una partita in opposizione in cui il prevalere degli uni sugli altri determina morfologia e atmosfera, in altre parole: la politica (o psicopolitica) del territorio.

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Lo stesso punto di vista: altri acuminati psico-dissuasori.

Procediamo ancora: poco più avanti, ce lo aspettavamo, una affordance attrattiva appena passato  il torrente Strona (foto che segue):

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Un piccolo sentiero ci spinge a entrare per scoprire in quali guai ci conduce. Ben presto ci accorgiamo trattarsi di un sentiero “infrattologico” (concetto della APR – Associazione Psicogeografica Romana), per le pratiche amorose clandestine. Ne usciamo.

Procediamo su via Verta inserendoci in un piccolo sdoppiamento parallelo alla stessa battezzato con lo stesso nome, fino a che c’imbattiamo in un’anomala edicola ricavata da una finestra murata:

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Di quel piccolo quadrante questa edicola appare come un tonal. Non ci sono dubbi a tal proposito.
Vediamo l’area interessata, con ogni probabilità, alla specifica tonalizzazione:

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La UDA che stiamo analizzando è quella sulla destra evidenziata in rosso.

Durante la ricognizione non ci siamo soffermati sui suoi attributi atmosferici ma essa tipicamente risponde al cluster 5-8Basico. Ambiance stabile, quieta, essenziale” (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile – pag. 112). La peculiarità tonale è molto forte e quindi ci posizioniamo sul limite superiore del cluster al tono 8 (valore esadecimale: 7dfe7f) della Tavola cromatica degli stati d’animo.
Rimandiamo alla mappa completa per la sua collocazione tonale.

La stessa casa che ostenta il tonal propone un altro interessante particolare pubblico:

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Un orologio da interni posto sul muro esterno. Cobol lo trova un atto, a suo modo,  “generoso”: fornire un servizio al viandante e gli viene l’idea che sarebbe il caso di stilare una lista di servizi che il cittadino può autonomamente esporre sul proprio uscio: ad esempio salviette per i ciclisti, musicodiffusori per pellegrini stanchi, eccetera.
L’ufociclista Alessio invece ha da obiettare circa questa offerta di servizi non richiesti.  Lui ad esempio l’ora non la vuole sapere, vuol separare una volta per tutte il dogma einstaniano dello spaziotempo.
Comunque sia l’orologio rappresenta un oggetto che incorpora due funzioni sincronicamente opposte: psico-dissuasore/affordance attrattiva.

Poco più avanti c’imbattiamo in un monumento stradale:

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Scopriamo, come spessissimo accade, che attorno ad esso ci sono state delle polemiche legate alla critica del giudizio.

Procediamo ancora su via XI Settembre fino alla ludoteca del Parco della Fantasia Gianni Rodari presso l’anfiteatro.

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A quanto ci dicono l’anfiteatro non viene mai utilizzato e all’interno l’acustica pare sia pessima.
Gian Marco contemplando la struttura interna suggerisce un radicale cambio di funzione: l’anfiteatro potrebbe trasformarsi in una palestra d’arrampicata.
Comunque sia, tecnicamente si tratta di un tonal operante su una specifica UDA (anche, come vedremo, molto molto interessante):

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La UDA che stiamo osservando è quella a destra evidenziata in rosso, segata dal passaggio (tratteggiato) degli ufociclisti.

Dall’analisi consiliare emergono tre attributi atmosferici: aliena, fantastica, ascensionale. Nuovamente utilizzando la Tavola cromatica degli stati d’animo cerchiamo il cluster più adatto che ci pare il 13-16: “Frizzante. Ambiance cangiante, volubile, scioccante” (si consulti l’Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile – pag. 113). Come nel caso precedente si tratta di una caratterizzazione tonale che abbiamo già incontrato in questo rapporto. Ma se in quel caso il valore tonale era il mediano, in questo esso si identifica col limite superiore: 16 (valore esadecimale: feffb3).
In questa stessa UDA è anche presente e ben identificabile il suo totem d’incongruenza:

 

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Si tratta dell’imponente torre-camino-ciminiera (al momento della foto “impacchettata” per un restauro. Qui per vederla spacchettata) che apparteneva all’area dell’antica acciaieria che preesisteva al parco. Alessio e Davide ci raccontano un dettaglio esoterico interessante circa questo e altri due camini ad esso limitrofi: a Omegna si dice che essi siano stati lasciati in piedi (e quindi segretamente in funzione) per dar sfogo a un, non meglio precisato, ribollire del sottosuolo. Si tratterebbe di un probabile sito-portale per il mondo degli inferi. Ciò, ci viene da pensare, farebbe il paio (nel senso delle fiamme) con la leggenda del drago del lago d’Orta: ma questa è tutta un’altra storia che al momento, purtroppo, non abbiamo modo d’approfondire.

La ricognizione non è terminata ma abbiamo concluso con le UDA rilevate. Ecco allora la mappa tonale completa di tutte quelle individuate durante il percorso:

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L’ultima UDA in fondo a destra (in celeste) è quella di partenza (Forum – col cerchietto tratteggiato all’interno).
Poco sopra sempre a destra (in giallo) c’è l’ultima UDA rilevata (Parco della Fantasia Gianni Rodari con l’anfiteatro).
Il tratteggio è ovviamente il percorso della ricognizione, mentre i due cerchi tratteggiati (da destra in alto a sinistra in basso) rispettivamente partenza e arrivo.
Quella che segue è la stessa mappa ma in versione “isolazionista”:
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Procediamo con la ricognizione quindi: attraversiamo il parco e poco prima di lasciarlo, alla stessa altezza del totem d’incongruenza troviamo degli attrattori:

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Si tratta delle “torte in cielo” opere dedicate a Gianni Rodari e in particolare al suo romanzo La Torta in cielo.
Questa piccola UDA ci ha dato molte soddisfazioni contemplando in uno spazio limitato così tanti oggetti/sequenza che fanno, in fin dei conti, di un’UDA ciò che è.
E’ interessante rilevare come il totem d’incongruenza si di gran lunga antecedente il tonal. Tuttavia la completa trasformazione dell’area ha reso l’anfiteatro tonalmente molto più influente rispetto al camino-ciminiera che ora s’erge magnifico in tutta la sua inopportunità. Ciò esibisce ancora una volta l’estrema volubilità di questi ruoli (tonal/totem) che storicamente appaiono intercambiabili e continuamente modificabili.
Gli attrattori “torte nel cielo” rafforzano l’influenza del tonal contribuendo alla continuità atmosferica. Questa forza ci porta a valutare anche una possibile alternativa di cluster dell’UDA che stiamo analizzando: 5-8: “Basico. Ambiance stabile, quieta, essenziale“. Restiamo comunque sulla prima attribuzione tonale non intervenendo, quindi, sulla mappa.

Prima di lasciare questo splendido esempio di UDA, Cobol vuole cercare le tracce di uno psico-dissuasore: pare infatti strano che un così imponente e ingombrante totem d’incongruenza non manifesti qualche alleato nei dintorni.

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Comignoli: foto vergognosamente tratta da street view… ci eravamo colpevolmente dimenticati di fotografarli.

Ci sarebbero i due comignoli sopra citati… naturali alleati della torre-camino anche in campo esoterico. Ma si trovano un po’ fuori dell’UDA indagata, in un area che presenta un differenziale atmosferico rispetto a quella che stiamo analizzando.

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Ma ecco che nel giardino impeccabilmente (maniacalmente oseremmo dire) manutenuto compare un oggetto fuori posto. Spicca come una pozza d’acqua su Mercurio e luccica tanto inopportunamente quanto provocatoriamente. Il suo essere piccolo e inerme suona ancor più come una provocazione, un affronto a tutte le strutture immobili, presenti e ben radicate sul suolo.
Sì certo, può forse apparire esagerato, in un rapporto con così tante foto, in un luogo con tante e tali bellezze, la foto di un ciottolo. Ma Cobol ne è sicuro: si tratta di un minuscolo psico-dissuasore arroccato e alleato della potente torre-camino. La tentazione di raccoglierlo ed esporlo in un futuro museo ufociclista è forte… ma non osiamo alterare ciò che un’UDA ha progettato.
Quante persone c’avranno inciampato (facendolo magari roteare), quanti lo avranno distrattamente osservato con inesplicabile sospetto, quanti manutentori del parco saranno stati lì lì per gettarlo, quanti avranno desiderato raccoglierlo per fracassare un cranio, un vetro, un tonal… invece lui è ancora lì, con il suo ruolo destabilizzante, coatto, che ancor di più ci fa apprezzare la potenza esplicativa, la cinica lucidità, di questa incredibile UDA in miniatura.

Soddisfatti ci rimettiamo in marcia su via Fratelli di Dio fino alla Coop di via Trieste.
Gli ufociclisti autoctoni ci dicono che quello spazio è un po’ il luogo del disagio di Omegna.
Come in tanti centri commerciali presenti nelle città in esso si polarizza e s’aggrega almeno una parte della gioventù locale, che invece avrebbe ben altri panorami con cui fondersi… ma questa è una valutazione che facciamo noi ufociclisti romani… dei forestieri addomesticati all’asfalto e al cemento come vettovaglie quotidiane.
Magari la gioventù autoctona a Omegna è  immunizzata alle bellezze naturalistiche locali. Oppure la controversa storia del lago d’Orta (fino a pochi decenni fa considerato il lago più inquinato d’Europa) ha irrimediabilmente degenerato la percezione che alcuni autoctoni ne hanno. Meglio la Coop che un lago carico di metalli pesanti: disastroso risultato di una passata, sciagurata, industrializzazione. Ma oggi le cose sono molto diverse e il lago d’Orta ha ripreso a vivere.
Comunque non lo sappiamo. Non sappiamo cosa funzioni da strano attrattore in queste scatole di cemento. Ciò che sappiamo è che la Coop si configura come un attrattore (ufociclisticamente inteso) se non addirittura come un tonal. Al momento propendiamo per la prima ipotesi e non c’interessa approfondire.

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Via Ferraris, dritti fino a via Costa:

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Si tratta di un “budello” ciclopedonale che ci fa pensare di trovarci in una scorciatoia ufociclistica. Sul lato destro della foto la strada è chiusa dalla ferrovia. L’ipotesi che possa trattarsi di uno strappo (altro oggetti/sequenza non troppo dissimile dalla scorciatoia) non ci pare al momento realistica. Non ci pare d’intravedere enclave e non c’e’ modo di rilevare altre UDA.

Siamo di nuovo su via Fratelli di Dio. Poche pedalate e ci ritroviamo nuovamente in piazza Beltrami che continua a spazzare e a centrifugare tutto ciò che vi transita perimetralmente.
Questo passaggio ci “incasina” anche un po’ la mappa in effetti. Ma questo è quanto…

Via Cavallotti, di nuovo la bella passerella sul Nigoglia, questa volta percorrendo il tratto che inizialmente non avevamo intrapreso nella direzione del lago d’Orta:
sfidando le leggi della fisica degli emissari dei laghi prealpini.

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Finalmente giungiamo sulla piattaforma di via Mazzini, punto d’arrivo e fine della ricognizione.

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Il Nigoglia visto dalla piattaforma di via Mazzini.

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Foto di gruppo che… ribaltiamo fotografando anche Davide (foto che segue) che oltre a venire a fare ufociclismo ha scattato le foto che verranno pubblicate sul sito del Mastronauta:

 

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Mentre da programma da via Mazzini sta per partire la passeggiata sonora W/Bienoise, Lorena, Manuel, Gian Marco e Cobol tornano al Mastronauta per compilare la mappa cartacea che la sera stessa sarà esposta presso la Mostrona.

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Al Mastronauta con le mappe che abbiamo utilizzato durante la ricognizione

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Il momento dell’elaborazione della mappa al Mastronauta con Lorena, Gian Marco e Manuel fotografati dall’alto e chini sulle mappe.

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Concitati momenti nell’elaborazione della mappa cartacea. Tutti guardiamo perplessi le elucubrazioni di Manuel

Dopo alcune ore di lavoro eccola:

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La mappa ufociclistica ora appesa al Mastronauta

La mappa esposta al Mastronauta.

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La mappa interattiva: qui.

Qui sopra la mappa dell’intero percorso e degli oggetti/sequenza incontrati.
Quella che segue è invece la mappa isolazionista delle aree d’interesse al netto del percorso tratteggiato:

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In fondo a sinistra è visibile la piattaforma girevole di piazza Beltrami e, segnato dal doppio tratteggio, il distretto ludico capitanato dal Mastronauta.

Infine nell’ultima immagine l’Omegna ufociclisticamente permutata:

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Ci vediamo nel futuro!

 

 

 

Cuspide via Prenestina – Roma – 12/5/2018

Rapporto redatto da Cobol 

In UfoCiclismo. Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile abbiamo illustrato il funzionamento di una cuspide riferendoci, per esemplificare, a quella di via Prenestina/largo Preneste – Roma.
Qui abbiamo la possibilità di approfondire fotograficamente quelli che sono gli attributi presenti in questo oggetto presente in tutti gli spazi compresi quelli cittadini.
Iniziamo con l’illustrazione contenuta nel testo:

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Lungo via Prenestina all’altezza di largo Preneste si manifesta la cuspide in questione una sorta di aggregato naturale dei sedimenti di una possibile UDA (Unità D’Ambiance).
La cuspide posta al centro dei due giacimenti  (che coincide con largo Preneste) è il terminale dei flussi sedimentari visibili nella mappa.
La cuspide è a tutti gli effetti una conca in cui si accumulano i detriti di una UDA. La cuspide ha quindi un’importanza di tipo archeologico stratigrafico ma anche emozionale perché allo stesso modo essa concentra detriti d’emozionalità presenti nello spazio esplorato.

Vediamo più nel dettaglio i giacimenti temporanei sulla destra visibili nella mappa precedente. Nella foto sotto il dettaglio del giacimento più in alto nella stessa mappa.
La zona è stata recentemente parzialmente bonificata e si sta trasformando in un parcheggio per i vicini campi sportivi. Tuttavia alcuni segni del suo essere stato un giacimento sono ancora visibili nelle foto scattate sul terreno in data 12/5/2018 (mentre le foto aeree risalgono al 2012).

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A seguire il giacimento temporaneo inferiore (sempre a destra) ancora più interessante perché visibilmente stratificato (giacimento sedimentario) che si trova sul lato opposto della carreggiata del giacimento sopra mostrato.

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Alcuni elementi di questi giacimento potrebbero aiutarci a datarlo: ad esempio capendo fino a quando la Redbull ha mantenuto la grafica della lattina mostrata nella foto qui sopra (e che oggi è molto diversa). Sono molti gli elementi di questo giacimento che ci permetterebbero una datazione approssimativa qualora essa c’interessasse.
La presenza di più lattine di Redbull tra le altre cose ci suggerisce che quella zona abbia una stretta connessione con una ad essa limitrofa, Portonaccio, che proprio da quella parte della città si apre con la presenza dello storico locale Muccassasina in cui si fa ampio utilizzo di bevande energetiche ed eccitanti.

Il giacimento più a sinistra in alto: sempre di carattere sedimentario è il vero e proprio alveo della cuspide. Come giacimento, rispetto a quelli visti in precedenza, presenta caratteristiche di stabilità (giacimento permanente).

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Questa parte finale della cuspide si trova nel punto più basso di due flussi sedimentari visibili nella prima mappa (la conca).

Sul lato opposto della strada (via di Portonaccio) il famoso muro degli ex voto alla madonna della Prenestina oggi ancora Tonal dell’UDA.
Per tonal intendiamo una artefatto o un oggetto naturale capace di “intonare” uno spazio dotandolo di caratteristiche emozionali continue.

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Nella foto sopra il quarto giacimento (in basso a sinistra nella prima mappa). Si tratta questa volta di un giacimento emozionale perché ivi si concentrano molte delle marginalità della zona.
Guarda il filmato recuperato in rete.

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In questa foto la colombaia di largo Preneste all’interno del quarto giacimento. Qui siamo alle prese con un giacimento sedimentario (addirittura archeologico) conficcato nel giacimento emozionale.

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Ultima foto di questo approfondimento: il lago dell’ex SNIA che si configura come tonal emergente dell’UDA in contrasto con il muro degli ex voto.

La cuspide è un buon oggetto da cui iniziare la ricerca di Tonal e Totem d’incongruenza. Data la sua capacità aggregatrice non di rado essa “costruisce” o accerchia i due oggetti più importanti dell’asse aggregatore/disaggregatore (tonal/totem) che compongono un’UDA.