UDA contattistica a Saronno – 26/9/2020

Rapporto redatto da Silvia.
Rimaneggiato da Cobol.

Appuntamento alle ore 14.00 al punto di raccolta dell’ameno parchetto di via Amendola, nella zona sud di Saronno. Il luogo è stato scelto dai compagni del collettivo Telos, che in tandem con gli ufociclisti hanno deciso di ridisegnare una porzione dello spazio cittadino, mediante ricognizione ufociclista. Ne scaturirà un rapporto-resoconto (questo e forse anche altri) che narrerà, ce lo auguriamo, qualcosa di inatteso sulla città. Inatteso dovrà essere rispetto alle narrazioni statiche e stantie che da sempre aleggiano e che con maniacale perseveranza tutti governatori della città si prodigano, con accanimento terapeutico, a mantenere in vita.
I ricognitori giungono al raduno con la loro bicicletta, noncuranti del primo vento gelido che spazza via le nuvole di questa giornata settembrina. Ha inizio una breve tornata di piccole riparazioni e di cure verso i propri e gli altrui mezzi di locomozione: si massaggiano i copertoni, si gonfiano le camere d’aria, si verifica lo stato della catena e delle sue maglie. Ovviamente, ci si fa anche un po’ i reciproci complimenti per le biciclette più “belle” e meglio manutenute.
Andrea, che evidentemente s’è confuso sul senso della cosa, si presenta in automobile. Può accadere. Deve aver pensato si trattasse di una deriva psicogeografica classica, in giro a piedi a bighellonare come nella Parigi di metà del secolo scorso. Poco male, torna a casa e velocemente recupera la sua due ruote, con cui si ricongiunge rapidamente al gruppo dei ricognitori.
Piccolo brief per fare il punto della situazione e predisporsi collegialmente a guardare Saronno (soprattutto per gli autoctoni) in un modo un po’ diverso. È Anella a comunicarci immediatamente che nel parchetto ha appena intravisto un viottolo che non aveva mai notato prima. Perfetto! Partiamo col piede giusto. 

Ricognitori nel punto di raccolta in attesa di eventuali ritardatari
Il punto di raccolta sulla mappa parziale. È visibile il vialetto appena scoperto

Ad un certo punto, come sempre forzando (solo poco) il corso degli eventi storici, e non dopo non aver atteso, si decide che siamo proprio tutti e che è ora di partire. Si seguirà una traccia di massima che si è concordata nei giorni precedenti, a distanza. Ma come di sovente avviene, si lascerà molto spazio all’improvvisazione, al richiamo degli attrattori, alle repulsioni dei dissuasori, lasciandosi liberamente orbitare attorno alle rotonde, qualora ne dovessimo intercettare una o più di una: una pedalata sensoriale, per ciclisti sensibili, insomma.
Cercheremo, in fondo, di registrare le varie atmosfere che incontreremo sul nostro cammino, provando così a restituire un’immagine della città come agglomerato di “stati d’animo”, urbanisticamente reificati, solidificati in strade, piazze, sottopassi e altri oggetti, tra loro in combutta o in conflitto. Ne scaturirà una mappa sensoriale e atmosferica di uno spazio inquieto, con pressioni emergenti e forze che ne contengono l’espansione, in nome di un presunto decoro (si veda anche: Decoro e funzione repressiva dell’ambientalismo) e di un immaginario status quo.   
Si parte proprio dal quartiere Matteotti, che ingloba il parchetto del punto di raccolta. Rione storicamente popolare e popoloso, qui in passato, sorgevano fabbriche ormai dismesse di cui rimane, nella migliore delle ipotesi, uno scheletro di cemento, messo duramente alla prova dalla termodinamica e dall’erosione incessante degli agenti atmosferici ostili. Ma prima di incontrare le fabbriche di cui siamo a conoscenza intercettiamo, percorrendo via Torricelli, un’altra istituzione totale: un costrutto religioso, la chiesa di San Giuseppe Confessore, un edificio moderno, probabilmente risalente agli anni Settanta.
A guardarlo superficialmente, non si tratta d’altro che di un oggetto architettonico sul territorio, ma ufociclisticamente siamo interessati alla sua funzione posta in relazione (in struttura diciamo anche) con altri oggetti più o meno prossimi.
A guardarli quindi meglio, gli oggetti antropici hanno, sempre più funzioni, raramente meno di due:
1) una sedimentata (durevole);
2) una situata (mutabile a seconda degli oggetti con cui entra in relazione).
Nella sua forma sedimentata, la chiesa è sempre un esomediatore (si veda: Esomediatore Frascati) la cui “politica” verticista si oppone sempre all’autogestione orizzontale e autonoma dei rapporti tra biologie senzienti, ma al momento questa funzione è per noi trascurabile.
Ci si domanda invece se contestualmente, se come funzione relativa (situata), essa possa qui agire da tonal. Le chiese lo sono spesso, anche se in modalità vicaria di qualcosa d’altro (si veda: Ley line Tor Sapienza), in attesa che un tonal definitivo e stabilizzato emerga a supportare e promuovere un’atmosfera. Ciò fintantoché un altro tonal non gli sottragga la funzione, e via così discorrendo, periodicamente. Definiamo l’atmosfera retta da un tonal come UDA (Unità d’Ambiance) e quindi lo spazio urbano come un insieme variegato di UDA.
Siamo fermi davanti a San Giuseppe Confessore e l’idea che possa temporaneamente funzionare da tonal viene espressa indirettamente da più ricognitori, dato che l’apparato industriale un tempo tipico di questa zona (e che probabilmente ne determinava l’atmosfera oggi in dismissione) ha, con ogni probabilità, ceduto il posto all’esomediatore in questo arduo compito di catalizzatore di un’emozione ambientale.    

Ricognitori analizzano le fattezze di un esomediatore
L’esomediatore San Giuseppe Confessore

Anella ci racconta che proprio dove è stata edificata la chiesa, un tempo c’era una delle tante fabbriche della zona, di cui però non ricorda la storia. Il fatto che una chiesa abbia soppiantato una fabbrica ci pare molto significativo e transitivamente ci ricorda il meccanismo di riscrittura che gli edifici cristiani hanno, nell’antichità, compiuto sul precedente culto mitraico. Una conferma generale sul ruolo tonale di questi edifici.
Individuato un possibile tonal ci viene da domandarci se sia agevole rintracciare anche il suo opposto territoriale, il totem d’incongruenza dell’UDA, che con il primo compartecipa, ma stavolta per sottrazione, alla corretta definizione dell’emozione ambientale.
Spostandoci solo di pochi metri ci imbattiamo in un enorme cratere (purtroppo non meteoritico) prodotto dall’eradicazione (quattro anni fa) di due palazzine popolari: l’ex complesso residenziale delle Farfalle sembra lì lasciato a monito di ciò che il quartiere è stato e che oggi non è più. L’allora governo della città aveva illuso gli abitanti degli stabili i quali avevano creduto nella promessa di una collocazione migliore. Invece, dopo l’esplosione delle palazzine (evento pubblico a cui hanno assistio centinaia di esultanti e incuriositi cittadini) non è rimasto altro che un immenso vuoto, mentre gli ex residenti vivono tuttora, come situazione eternamente provvisoria, collocati in palazzine vicine, liberi di mirare e rimirare (come in un girone dantesco) quell’orrido nulla che un tempo chiamavano casa.
Consiliarmente ci sentiamo di eleggere il cratere a totem, monito appunto, che mina la compattezza dell’atmosfera promossa dal tonal-esomediatore San Giuseppe Confessore. È un po’ come se il nuovo tonal volesse esporre come un trofeo il “corpo straziato” del nemico battuto. A tutti gli effetti, il nuovo tonal emerso con la spinta epocale della nuova classe sociale del general intellect, ha spazzato via, proprio come un meteorite, il vecchio tonal (e le sue propaggini), che rappresentava una classe (quella operaia) ormai divenuta fantasmatica, in un’alternanza da conflitto di classe, la cui “violenza” nell’eradicazione è stata tutt’altro che metaforica.

Il cratere da impatto

Registriamo quindi nell’interspazio tra l’esomediatore-tonal e il cratere-totem d’incongruenza, una prima zona di conflitto atmosferico del tipo 1, posizionata esattamente su via Torricelli.
Sulla mappa evidenziamo quindi le isobare tipiche dell’emissione di pressione atmosferica opposta per oggetti-funzione così importanti (le isobare del totem sono generalmente più deboli di quelle del tonal, pena la trasformazione radicale dell’atmosfera).

Sono visibili le isobare in opposizione del tonal (in alto a destra) e del totem (in basso a destra), su via Torricelli

Ci attenderemo di rintracciare in questa zona d’interferenza delle anomalie (si veda: Ley line Tor Sapienza), ma lo spazio è a dir poco micrologico, una stretta via, e al più dovremmo ispezionarlo da provetti entomologi, onde scoprire comportamenti anomali e bizzarri tra gli insetti ivi residenti.   
Ci pare poi francamente significativo, e forse affatto accidentale, che tale lotta tra pressioni atmosferiche avvenga proprio su via Torricelli!!! Che capolavoro!  
Ci ridestiamo dalla sorpresa per questa eccezionale concomitanza di fatti e ci spostiamo ancora pochi metri. Incontriamo questa volta lo scheletro di una fabbrica, dimora oggi di gatti randagi che accettano di buon grado il cibo offerto da qualche signora o signore a loro affezionati. Anch’esso è lasciato a monito dell’atmosfera che fu, con funzione simile (anche se meno iconica e con meno capacità evocativa) del cratere da impatto torricelliano.

Scheletro di fabbrica su via Balasso
Sempre via Balasso, vista in profondità
Momento consiliare dinanzi al cratere prodotto dall’impatto col general intellect

Qualora quindi qualcuno desiderasse mutare l’atmosfera di questo quartiere, potrebbe allearsi col totem d’incongruenza, potenziandolo. Ad esempio, organizzando feste, mercatini dell’usato, picnic, nel cratere. Si potrebbero ripristinare le funzioni alternative (non lavoriste) nelle fabbriche abbandonate, solo per fare degli esempi fin troppo ovvi.
L’ispezione del quartiere popolare Matteotti prosegue in direzione dei campetti di via Leonardo da Vinci. Decidiamo di raggiungerli passando per una stradina interna, parallela alla via principale. Il viottolo è curato e delimitato da panchine che si affacciano sul campetto da basket liberato. I compagni di Telos raccontano orgogliosamente di come, quest’estate, abbiamo ripristinato lo spazio, rimuovendo anni d’incuria e di entropia. Marcello racconta di come lo abbiano reso nuovamente fruibile a chiunque. C’è orgoglio nelle sue parole e negli sguardi degli altri compagni che hanno partecipato alla rinascita di un luogo oggi nuovamente restituito alla cittadinanza.
La stretta stradina che costeggia lo skate park e il campetto liberato (non ha un nome proprio ma lo deriva dalla parallela via Leonardo da Vinci), si presenta nella sua funzione di varietà dimensionale del tipo 2. Si tratta di uno spazio monodimensionale, spazialmente parlando, con una seconda dimensione accessoria (attorcigliata) che è quella atmosferica. Questa ha un carattere impositivo, un suo specifico “far-fare”. Le varietà dimensionali d’ordine inferiore esprimono questa funzione imperativa a chi l’attraversa: “procedi, non sostare, non occupare lo spazio di transito, accelera uniformemente nella direzione indicata”, lasciando a chi la percorre limitatissimi gradi di libertà entro cui immaginare repentini cambi di direzione e tragitti alternativi o ortogonali. Una volta imboccata, resta poco da fare se non percorrerla disciplinatamente nella direzione indicata dalla sua unica dimensione spaziale. 

La varierà dimensionale del tipo 2
Il campetto liberato

A questa funzione, rafforzata dalle opere murarie laterali che la trasformano in una sorta di budello, si contrappone l’improvvisa apertura laterale del campetto liberato (foto precedente), non a caso per lungo tempo narcotizzato mediante incuria nella sua funzione di potenziale tonal dell’UDA filiforme.
Tra la varietà dimensionale e il possibile tonal, si spalanca il micrologico spazio di conflitto atmosferico, che proprio come quello incontrato in precedenza, è troppo piccolo per essere agevolmente analizzato nelle dinamiche esistenziali che internamente innesca.

I due punti sovrapposti: conflitto atmosferico tra tonal in potenza, punto in alto, e varietà dimensionale d’ordine inferiore, punto in basso

Dietro il campetto liberato s’innalza un’architettura in costruzione, che nei mesi a venire potrebbe anche minare l’esistenza e la funzione di questo coraggioso tonal. Vedremo, intanto la palazzina cresce e getta sguardi sempre più torvi all’indirizzo del campetto.

L’edificio in costruzione che sovrasta il campetto liberato

Usciamo dalla varietà dimensionale del tipo 2 immettendoci su via Varese, percorrendola fino a Viale San Josemaria Escrivá de Balaguer, dove ci attende un nuovo cratere da impatto. Questa volta a essere state abbattute non sono delle palazzine, ma un vecchio e immenso complesso di fabbriche. Al suo posto troviamo una desolante “assenza” dove, si dice, sorgerà l’ennesimo supermercato e una torre da venticinque piani. In tutto si tratterà di un complesso architettonico moderno, con alberghi e uffici, capace di occupare tanto spazio nella maniera meno razionale e più cementificatrice possibile. Il niente affatto condivisibile auspicio è che il borgo saronnese possa un giorno assurgere a costola integrata della megalopoli Milano. Insomma, un altro grande buco in attesa d’essere colmato di rampante neoliberismo. È a questo punto della storia che l’ufociclista Silvia, pur abitando in questa città da quando è nata, pensa per la prima volta in vita sua, che effettivamente Saronno somiglia proprio al Groviera!

Un altra drammatica eradicazione, questa volta su Viale San Josemaria Escrivá de Balaguer

Usciamo dall’ambizioso complesso e nuovamente su via Varese c’imbattiamo in una significativa piattaforma girevole. È Giacomo del collettivo Telos a farcela notare: una rotonda di medie dimensioni, con al centro l’immancabile praticello maniacalmente curato e, meno prevedibilmente, un gazebo in ferro che protegge una grande palla granitica, con su scritta la parola Saronno. Quanta surreale complessità! Sulla funzione della piattaforma girevole ci siamo già ampiamente soffermati (si vedano: Gilets Jaunes a bordo di dischi volanti. Le piattaforme girevoli e Esomediatore Frascati). Eviteremo quindi divagazioni foriere di sbandate e smarrimenti. Ciò che qui conta è la sua collocazione, e quindi la sua specifica funzione, in relazione agli oggetti ad essa più prossimi.

Piattaforma girevole surrelalista

Per comprendere la funzione, procediamo pedalando verso il prossimo oggetto significativo, un altro esomediatore: il Santuario della Beata Vergine dei Miracoli. La chiesa, che dà il benvenuto a chi entra nella città da nord ovest, è oggi circondata da un ampio sagrato, edificato forse con la recondita intenzione di farne una piazza. Al progetto, a parte la presenza di un’ampia seduta circolare che estroflette (proiettandoli come i raggi di una bici) tutti coloro che la utilizzano, manca scientemente l’apparato di seduta e di stazionamento vis a vis, proprio come ormai in uso in tutte quelle città che, coadiuvate dagli ultimi ritrovati nel campo dell’architettura ostile, e in nome del decoro, dichiarano guerra alle forme di socialità biologica (si veda: Come si ritonalizza una zona rossa – Sea Watch 3). Già, usiamo il generico concetto di biologia, perché a essere sempre più estromessi non sono solo gli umani, ma qualunque essere vivente.

L’esomediatore Santuario della Beata Vergine dei Miracoli
Ricognitori dinanzi all’esomediatore
Sempre l’esomediatore Santuario della Beata Vergine dei Miracoli, da un’altra prospettiva. Da qui è visibile la seduta estroflettente

Valutiamo quella del Santuario un’atmosfera altamente respingente. Gli elementi che ci spingono a questa conclusione sono molti:
1) la forma della piazza;
2) la disposizione a raggiera delle sedute;
3) il continuo via vai di automobili veloci sulla strada prospiciente la chiesa, che produce frastuono, immersi in cui, non è certo piacevole sostare.
Insomma, si tratta di un apparato centrifugo in tutti i sensi e per tutti i sensi. Nuovamente una molteplicità di funzioni:
1) sedimentata, quella dell’esomediatore;
2) situate quella del l’UDA armonica (si veda: UDA armoniche – Atto primo) e dello psico-dissuasore.
Sull’esomediatore abbiamo ben poco da dire oltre quanto scritto in precedenza e in altri rapporti. Possiamo aggiungere che al momento, al di fuori della chiesa si sono aggregate un po’ di persone in attesa dell’uscita dei novelli sposi, ovvero di due persone che si sono reciprocamente promesse eterna fedeltà al cospetto di un alieno e dei suoi vicari terrestri esomedianti.

Una piccola folla d’adoratori d’alieni, ma solo in circostanze mediate

Più interessante, invece, la funzione di psico-dissuasore, che dissuade dal vivere la piazza, producendo un effetto centrifugo (di cui abbiamo appena detto), ma potenziato quando messo in coppia con la funzione della piattaforma girevole (la rotonda armata di gazebo) poc’anzi incontrata. Anche la piattaforma girevole ha una funzione dissipatrice e sparpagliatrice dei flussi cittadini, ma decisamente meno vocazionalmente votata alla dissuasione, rispetto a uno psico-dissuasore, che ha invece un’esclusiva funzione “idrorepellente”.
Al contrario, la piattaforma girevole può essere, e spesso lo è, un elemento altamente rivitalizzante del tessuto cittadino, producendo inattesi disorientamenti e improvvise riconfigurazioni spaziali. Nel caso specifico, la vicinanza con lo psico-dissuasore rafforza la funzione sparpagliatrice e respingente che con la coppia si è generata.
Per quel che riguarda la UDA armonica, invece, possiamo considerare lo spazio della piazza come interessato da un’atmosfera molto compatta, prodotta dal rumore proveniente dalla trafficata strada adiacente. Nello specifico si tratta di un’UDA edificata dal frastuono che, a sua volta, rinforza la funzione centrifuga della piazza in questione. Potremmo definirne i contorni cromatici mediante Tavola cromatica degli stati d’animo, ma al momento non è il compito che ci siamo dati (si veda ad esempio: Ufociclismo a Omegna).
A proposito di psico-dissuasori, i componenti del collettivo Telos si accorgono di una presenza costante, visibile più o meno dal momento che ci siamo messi in marcia. Un’automobile grigia ci segue e si ferma ogniqualvolta la ricognizione si sofferma a ragionare sugli oggetti-funzione incontrati. Si tratta di una nota civetta della Digos che ci accompagna senza alcuna cautela nel celare la propria presenza. Si tiene a debita distanza, ma è costantemente presente.
Si tratta, allora, di un efficacissimo esempio di psico-dissuasore mobile, una sorta di zona rossa (si veda anche: Zone rosse: conflitto cromatico ed esclusione), semovente, che ovunque si sposta sovrascrive temporaneamente l’atmosfera sedimentata. Ci mettiamo l’anima in pace: siamo destinati ad avere la scorta e a sentire costantemente mutata l’emozione dei luoghi che attraverseremo.
Siamo nuovamente su via Varese, solo per pochi metri, prima di girare a destra immettendoci in viale Santuario della Madonna dei Miracoli, e poi subito in un coagulo di viuzze interne senza nome, ma indicate nella mappa qui sotto.

Dal basso verso l’alto sono indicati: la piattaforma girevole e i suoi flussi, l’esomediatore Santuario della Beata Vergine dei Miracoli, l’entrata di un sottopasso pedonale e piazza dei Mercanti. La linea rossa è il percorso effettuato durante la ricognizione. Tra il secondo e il terzo punto il coagulo di viuzze

Raggiungiamo uno degli accessi al bellissimo sottopasso pedonale che attraversa lo spazio di servizio dedito al transito ferroviario.

Sottopasso ciclo-pedonale tra l’esomediatore e piazza dei Mercanti
Sottopasso ciclo-pedonale tra l’esomediatore e piazza dei Mercanti. Bello!
Sottopasso ciclo-pedonale tra l’esomediatore e piazza dei Mercanti. I ricognitori violano la geometria spaziotempo dell’area ferroviaria
Sottopasso ciclo-pedonale tra l’esomediatore e piazza dei Mercanti. effettivi visivi tipici delle velocità relativistiche
Sottopasso ciclo-pedonale tra l’esomediatore e piazza dei Mercanti. Ne siamo fuori. Integri, nonostante l’orizzonte degli eventi

Ora le constatazioni che ci sentiamo di fare sono le seguenti:
1) questo tipo di varchi possono essere delle scorciatoie o degli strappi, lo decideremo osservando accuratamente la mappa;
2) questo tipo di passaggi generalmente mettono in comunicazioni UDA di diverso tenore atmosferico, e per questa ragione sono molto importanti.
Transiti di questo tipo eludo il limite a cui i due bordi delle diverse UDA tendono (si veda anche: conflitto atmosferico dei tipo 1), producendo un passaggio con caratteristiche anaffettive, cioè deprivato dalla percezione sensoriale del cambio d’atmosfera.
Nello specifico, le due aree messe in comunicazione da questo transito (nella mappa successiva indicate coi colori rosso e verde) sono atmosfericamente tra loro irriducibili: un esomediatore repulsore, da una parte, e un parcheggio (piazza dei Mercanti che i saronnesi amano chiamare piazza Rossa, per via dell’acceso colore rosso delle mattonelle, che una volta lastricavano il pavimento), dall’altra.
Chiamata anche piazza Ribelle, la seconda UDA è separata dalla prima da una terza (lo spazio di transito ferroviario indicato in blu), caratterizzato a sua volta da un’atmosfera completamente diversa rispetto alle precedenti (a tutta prima potremo parlare di un’UDA alienata, ma per esserne sicuri dovremmo approfondire le sue caratteristiche spaziali).

Riferimenti di massima delle tre UDA messe in comunicazione dal sottopasso ciclopedonale. I colori delle UDA sono solo distintivi e non designano il tipo di atmosfera

Da definizione ci troviamo quindi in presenza di uno strappo, ovvero di un transito ciclopedonale capace, di comprimere i tempi di spostamento da un’UDA all’altra, modificando lo spazio in cui queste esistono e prendono forma.
Al momento del nostro arrivo la piazza, che normalmente funziona da parcheggio si è trasformata in un campo da cricket per un gruppo di giovani indiani e in uno da calcio per giovani nostrani. Essa è particolarmente interessante perché tecnicamente si tratta di un attrattore in cui l’aggregazione è del tutto spontanea, ovvero non risponde a pratiche d’ingegneria sociale protese a creare intermittenza tra inclusione ed esclusione. Qui si viene per stare assieme senza particolari instradamenti e senza l’ausilio dello sbrilluccichio delle vetrine e delle merci, a differenza di altri spazi di ritrovo “ufficiali”. La conformazione della piazza, inoltre, alterna ampi spazi aperti adatti a giochi di squadra e aree più appartate e intime adatte alla pratica dell’infrattologia (per un più corretto senso del concetto di infrattologia si guardi l’opera dell’Associazione Psicogeografica Romana – una definizione rigorosa è contenuta in Ufociclismo. Tecniche illustrare di cartografia rivoluzionaria).

Piazza Ribelle: attrattore. Momento collegiale
Piazza Ribelle e i suoi occupanti temporanei

I ricognitori ritengono collegialmente degno di nota questo suo alternarsi di funzioni.
Silvia propone uno spunto di riflessione su come la libera aggregazione praticata in questo luogo, sia testimoniata dalla presenza di graffiti, frutto di una lotta continua tra governo della città e writers locali. Anella le fa da contraltare sottolineando come la piazza raccolga solo una fetta della popolazione, quella più giovane. Mamme con bambini e anziani preferiscono la piazza centrale, prossima tappa della ricognizione.
Ci rimettiamo in cammino verso il centro della città e più precisamente in direzione di piazza Libertà, il cuore pulsante della parte più antica di Saronno.
Contornata da baretti e negozi merciologicamente piuttosto prevedibili, al momento dell’arrivo delle biciclette pullula di gente e di suoni. L’atmosfera ricorda un po’ quella domenicale. Alla fine di corso Italia, nuovamente un esomediatore, la parrocchia dei Santissimi Pietro e Paolo con funzione, quasi certamente, di tonal (stavolta stabile) di questa UDA storica.
Ci guardiamo attorno e scrutiamo il tipico paesaggio dei centri storici italiani, fatto di colori e architetture familiari. C’è anche lo psico-dissuasore mobile che ovviamente ci ha seguiti anche qui. Anzi la nostra presenza sembra interessare un po’ tutte le autorità locali stazionanti in questo spazio. Ci sentiamo insolitamente osservati. Soprassediamo e ci guardiamo attorno per intercettare visivamente un possibile totem d’incongruenza. Ma qui, appare tutto molto coerente senza divagazioni atmosferiche di alcun tipo. Nessuna struttura in particolare attira la nostra attenzione.
Emergono spontaneamente una serie di riflessioni su questo spazio così simbolico. Ci soffermiamo sul suo tramutarsi atmosfericamente a seconda delle ore del giorno e del periodo dell’anno. Emerge un’interessante ipotesi: il totem d’incongruenza potrebbe non essere una struttura immobile, quanto piuttosto una condizione ambientale recante in sé una specifica funzione. Questa piazza almeno d’inverno si svuota, infatti, non appena cala il sole, emanando una lugubre sensazione di solitudine. Discorriamo sul concetto di paura e sul significato di “spazio vuoto”. Se fosse quindi questa condizione a funzionare da totem? Se fosse una circostanza ambientale a funzionare da disgregatore di questa aggregazione garantita e un po’ coatta? Se fossero queste condizioni al contorno a minare le fragili certezze del tonal?
Negli ultimi anni, le politiche di degravitazione umana dagli spazi, il loro trasformare i luoghi in “corridoi” di mero transito, la psicosi giustizialista da decoro, hanno risucchiato nel vortice espulsivo anche i centri urbani, un tempo vissuti ventiquattrore su ventiquattro e oggi svuotatisi di biomassa, ridotti a contenitori a mezzo servizio di una popolazione confinata negli avamposti della conurbazione. Ci pare sia esattamente questa la condizione di piazza Libertà e del suo flebile tonal (ci verrebbe da dire: “non ci sono più i tonal di una volta”). Ipotesi molto stimolante e applicabile in maniera generica a tantissimi spazi antropici. Ufociclisticamente ci sforzeremo di trovare un nome-concetto per questa peculiare funzione.

Soggettiva del tonal Santissimi Pietro e Paolo

Sono già passate un paio d’ore dalla partenza. Alcuni membri del gruppo mostrano i primi segni di cedimento psicofisico e di assideramento. Il repentino cambio di stagione ha scombussolato un po’ tutti, ma la maggior parte dei ricognitori resiste e continua con l’esplorazione.
Ci siamo immessi su via Roma, nuovamente in direzione della periferia saronnese. Qui si respira un’aria diversa e una diversa emozione. Questa parte di città è sicuramente meno affollata e più silenziosa. Le case sono prettamente villette borghesi con giardini curati ospitanti costose automobili.
Incontriamo una piccola piattaforma girevole e Marcello, che in quel momento guida il gruppo, inizia spontaneamente a orbitarci attorno… pochi altri ricognitori lo seguono, mentre altri lo osservano incuriositi. Si tratta di una pratica nota alla massa critica che serve proprio per esorcizzare e a volte neutralizzare la vorticosa forza disgregatrice delle piattaforme girevoli (si veda: Gilets Jaunes a bordo di dischi volanti. Le piattaforme girevoli).
Ben presto, l’attenzione dei ricognitori cade su un pezzo di strada che, brutalmente, impatta con l’antica ferrovia abbandonata, quella che collegava Saronno al limitrofo paese di Solaro. È interessante notare come i binari morti siano rimasti incastonati in terra delimitando con decisione una tagliata tra due file di case. Tutto ciò rafforza ancor di più la funzione di varietà dimensionale del tipo 2 del tratto di strada ferrata (si veda anche La varietà dimensionale 2 – Capranica-Civitavecchia).

La varietà dimensionale ex ferrovia Saronno-Solaro

Qui a differenza dell’opposizione varietà dimensionale/campetto liberato, nulla sembra contrapporsi allo strapotere della dimensione imperativa di questo canyon artificiale. Lo scorcio è comunque davvero suggestivo e costituisce anche una sorta di attrattore che ci piacerebbe seguire perdendoci nell’ambiguità esistenziale di un tratto ferroviario fantasma. I compagni del Telos assecondano il desiderio espresso dagli ufociclisti invitandoci a proseguire, onde re-intercettare la ferrovia in un punto ancora più caratteristico, ci dicono.
Prima di raggiungerlo, si attraversa il complesso delle case popolari dell’Aquilone.

L’Aquilone: case popolari
L’Aquilone, ancora

Fronteggiati da un parco, questi palazzoni ospitano persone di etnie e di strati sociali molto diversi: un vero e proprio pot-pourri.
Si dice che l’Aquilone rappresenti un coacervo di culture, colori e odori diversi. Nei suoi cortili le donne e i bambini si incontrano per chiacchierare e giocare, o più semplicemente per passare del tempo assieme, come si soleva fare una volta. Un po’ aulicamente si dice che all’Aquilone regna la pace. Ma a prima vista, questi enormi palazzoni grigi, fatti costruire qualche decennio or sono dall’imprenditore Berlusconi, producono una sensazione nettamente in contrasto con quanto appena sostenuto. Altri osservatori, più cinici, traducono l’idillio sopra descritto sostenendo che il decantato incontro di culture si risolve speso nel campestre frastuono di rumorosi grigliatori sudamericani che, di tanto in tanto, nel parco adiacente, condividono musica, calorosità e vivande con coloro che hanno voglia di socializzare. Altro non ci è dato sapere, se non comportandosi come novelli antropologi impegnati in una seduta di osservazione partecipante. Comunque sia, Cobol i palazzoni li trova belli, mentre Silvia ne percepisce l’orridume. I due si scambiano un po’ di disincantate visioni del mondo in fatto di architetture periferiche, ma alla fine ognuno rimane fermo sulla propria visione estetica.
Stiamo nuovamente incrociando la ferrovia dismessa, la varietà dimensionale. Abbiamo radicalmente mutato prospettiva, giacché i binari che inseguiamo scorrono ora su un terrapieno reso, nel punto in cui ci troviamo, discontinuo dalla presenza di un antico sottopasso, o ponticello, che in passato è stato al centro di animate polemiche. Alcuni saronnesi lo vorrebbero vedere morto per via del fatto che le sue dimensioni inibiscono il passaggio di grosse cilindrate. I “puristi archeologici” invece lo amano per via di quell’aria un po’ retrò. Evidentemente, almeno per il momento, il partito di quest’ultimi ha avuto la meglio.

Il primo dei sottopassi-ponticelli su cui corre la varietà dimensionale che stiamo inseguendo

Per noi la sua funzione è di separatore (si veda anche: Separatore Torre Spaccata), dato che inscena l’interruzione di compattezza dell’atmosfera dell’UDA. Lo si attraversa e si ha la sensazione di essere transitati in un’atmosfera diversa, una sorta di portale “stargate”, mentre in realtà l’emozione da un capo all’altro è esattamente la stessa.
Il parallelismo col primo Stargate (il film) è molto calzante: un complicato tunnel spaziotempo, solo per poi ritrovarsi di nuovo in una sorta di antico Egitto (la trama del film). Sì, il separatore può essere un oggetto deludente proprio come uno stargate. Tuttavia, diviene un elemento centrale qualora lo si inserisca all’interno di un più ampio e dettagliato studio di una UDA.
Subito dopo ne incontriamo un altro, più suggestivo:

I ricognitori lo attraversano anche qui non percependo alcun cambio d’atmosfera. Uno di loro, un’anima pia, è salito sul terrapieno e ripristina un lenzuolo con un messaggio d’amore. Il vento lo aveva ribaltato e quindi occultato. Per questo forse un amore era finito.

Decidiamo collegialmente di salire per goderci l’ultimo tratto di varietà dimensionale. Si abbandonano le bici in modo da inerpicarsi su per il terrapieno e camminare a contatto col ferro dei binari. Le biciclette restano al livello sottostante sorvegliate da Anella. A farle compagnia, c’è lo psico-dissuasore mobile che ha parcheggiato a una ventina di metri. E ci scruta. Forse dentro.
Qui la varietà dimensionale della ferrovia, se possibile, si declassa dal tipo 2 al tipo 1, sottraendo ancor più spazio a manovre non previste, col suo fare imperativo: “procedi! Non retrocedere! Mai!”.  

A cavallo della varietà dimensionale
Si sperimentano tecniche di violazione delle imposizioni della varietà dimensionale

Ai lati della strada ferrata ci sono solo dirupi scoscesi che non consento nessuna agevole manovra fisica o mentale che sia, se non rischiando ruzzoloni o tracolli psichici. Qui anche i pensieri sembrano compressi entro un lungo tubo da cui si fatica a venir fuori.
La bellezza del luogo fa da contraltare alla tipica sensazione che eziologicamente chiamiamo di claustrofobia da varietà dimensionale. Abbiamo la sensazione di essere contenuti nella materializzazione del concetto di “ineluttabile destino”. Ecco, se il destino fosse ineluttabile, sarebbe proprio come questo pezzo di ferrovia dismessa. Una varietà dimensionale di ordine inferiore come questa è un ottimo luogo in cui ragionare sul significato di “libero arbitrio”. Qualcuno dovrebbe organizzarci un dibattito. Ecco; si dice che forse il suo destino sarà quello di pista ciclabile: da una varietà dimensionale all’altra. Dalla padella alla brace. Una scelta alternativa potrebbe essere invece quella di spazio onomatopeico per ragionamenti sul destino, l’arbitrio e sinonimi dei due. Un corridoio convegni capace di penetrare fisicamente la concettualità esplorata. Di ciclabili invece ne abbiamo le scatole piene! La strada è di tutti e per le bici non vogliamo i vostri rachitici ghetti! Non ci chiuderemo volontariamente in una varietà dimensionale d’ordine inferiore! Nonostante per alcuni ciclisti urbani l’unica cosa di conto sembrano essere ciclabili e rastrelliere. Che povertà di spirito…
Comunque sia, ora regna un roboante silenzio e il tratto che percorriamo a piedi ha un sapore indefinibile: sospeso. A tratti è romantico, giacché, seppur abbandonati, i binari narrano ancora di storie di viaggi lontani nel tempo. Prevale tuttavia un senso denso di desolazione, scaturito dalla vista di quei binari tanto fragili e implacabilmente destinati a finire nel vuoto. Ma prima del salto nel vuoto, alla nostra destra si apre la vista di un bellissimo parchetto che possiamo osservare da posizione sopraelevata.

Gan eden

Sembra chiuso su tutti i lati da vegetazione molto ben curata (forse troppo), mostrandosi, quindi, come spazio apparentemente inaccessibile, chiuso da un lato da alberi fitti e dall’altro dal terrapieno ferroviario su cui ci troviamo. A guardarlo così è possibile immaginare, al suo interno, lo sviluppo di specie animali e vegetali autoctone assolutamente originali. Si tratta sicuramente di un’illusione prospettica, ma ce la godiamo dato che ci ricorda il bel gan eden incontrato in una ricognizione nel quadrante sud-est di Roma (si veda: Intersezione Togliatti).
Siamo dentro al nostro Viaggio al centro della Terra, vecchia pellicola che narra di un mondo all’interno del mondo, popolato da animali, da piante e da atmosfere sopravvissute alla fine delle ere preistoriche.
A fianco al parchetto-ganeden s’innalza una struttura ufomorfica che immortaliamo nella sua prepotente ostentazione. Si tratta ovviamente di una navicella aliena intenta ad atterrare nel gan eden (e dove altrimenti?): una scena che tanto piacerebbe a Mauro Biglino, su cui potrebbe sciorinare decenni di video per i suoi accoliti complottisti.

Struttura ufomorfica

Registriamo fotograficamente e su mappa questa struttura come significativa perché da sempre attratti dalle conformazioni ufomorfiche che, più o meno consapevolmente, invadono le città, offrendo prospettive di fuga immaginifiche.   
Giungiamo rapidamente al limite della ferrovia fantasma e con lei della varietà dimensionale del tipo 1. Una varietà dimensionale di grado così basso non poteva che terminare in modo così grossolano, brusco e irragionevole: una fine senza compromessi, “senza se e senza ma”. Oltre, qui, proprio non si procede: c’è un complesso di pali e inferiate a impedircelo. Ma soprattutto c’è un differenziale di altitudine difficilmente colmabile con un salto umano. Siamo in presenza di una funzione occultatore (si veda anche: Separatore Torre Spaccata).

Il ponte ferroviario prima della fine
L’occultatore – fine della varietà dimensionale. I binari sotto visibili sono del nuovo tratto ferroviario

Lo slancio sul vuoto lascia intendere una continuità dell’atmosfera di questa UDA, mentre in realtà al di là del limite si apre tutta una zona caratterizzata da un’atmosfera completamente diversa. L’occultatore è un po’ il “voler-essere” dello stargate, e non a caso funzioni come l’occultatore e il separatore hanno definizioni simili, ma contrarie. 
Torniamo rapidamente a recuperare Anella e con lei le biciclette. Lo psico-dissuasore mobile non se l’è portata via.

Ripercorriamo il ponte ferroviario a ritroso. Facendo attenzione.: violare il senso di una varietà dimensionale d’ordine inferiore può essere pericoloso

Percorriamo alcune stradine strette nei dintorni del ponticello fino a giungere all’imbocco con via Milano. Qui accade qualcosa di abbastanza insolito, un inatteso sbalzo termico, segno tangibile e pervicacemente sensoriale di un radicale cambio d’atmosfera, tanto termico che psico-emotivo: un piccolo shock. Anche se la giornata è già di per sé piuttosto fredda, come ci si addentra per via Milano, si percepisce una drastica diminuzione della temperatura. La via caratterizzata da un sottopasso stradale costeggia da un lato una zona ex industriale in abbandono, completamente riassorbita dalla vegetazione, e dall’altra il cimitero cittadino. Ci fermiamo alle porte di quest’ultimo

Cimitero cittadino

Dal punto di vista della funzione, si tratta di una cuspide (si veda: Cuspide via Prenestina), uno stratificatore storico e archeologico che racconta, se analizzato con tecniche stratografiche, sempre qualcosa della città. Da questo punto di vista, i cimiteri sono accomunabili alle discariche (fatti i debiti distinguo), alle rampe dei parcheggi e a tutti quei luoghi in cui spontaneamente si accentrano e si accumulano i residui e gli scarti del vivere quotidiano.
Dalla parte opposta al cimitero, dentro l’area dismessa dovrebbe sorgere un campus universitario, ma al momento ivi si è sviluppato un bosco dove, si dice, abbiano dimora forme di vita aliene e volpiformi: forse anche questo un jurassic park o un gan eden. Ma su questa specifica area le sorprese non mancano e gli dedicheremo un supplemento a parte.
Ora raggiungiamo gli edifici d’ingresso a questa area, collocati all’incrocio tra via Milano e via Varese. Qui, fino a qualche anno fa, c’era lo spazio occupato Telos liberato dall’omonimo collettivo. Oggi lo spazio è disoccupato e completamente cementato onde impedire l’accesso (con ogni mezzo necessario) a curiosi e intraprendenti esploratori. La facciata cementata, con porte e finestre riassorbite dai muri, al modo di cicatrici, costituiscono un totem d’incongruenza (funzione situata) in questa zona spopolata di cui però al momento non siamo in grado di identificare, con nostra grande frustrazione, il reciproco tonal.  

Totem d’incongruenza ex Telos
Un’occhiata dall’alto alla zona boschiva possibile UDA contattistica e probabile sede di un gan eden. Meno aulicamente potrebbe anche trattarsi della zona del film Stalker

Siamo anche alla fine della ricognizione. Qui la mappa intera ingrandita.

La mappa topografica con il percorso e le funzioni incontrate. Ingrandisci
Mappa di percorso e funzioni senza topografia
Topografia con percorso. Ingrandisci
Legenda delle funzioni e degli oggetti (a seguire)

1 punto di raccolta parchetto;
2 esomediatore San Giuseppe Confessore;
3 totem d’incongruenza cratere torricelliano;
4 generica propaggine del totem fabbrica dismessa;
5 varietà dimensionale stradina, tonal in potenza campetto liberato, conflitto atmosferico;
6 altro cratere d’impatto neo liberista;
7 piattaforma girevole rotonda surrealista;
8 UDA armonica, psico-dissuasore, esomediatore Santuario della Beata Vergine dei Miracoli;
9 strappo sottopasso ciclopedonale;
10 attrattore piazza Ribelle;
11 esomediatore, (tonal) Santissimi Pietro e Paolo;
12 varietà dimensionale ex ferrovia Saronno-Solaro;
13 case popolari l’Aquilone;
14 separatore ponticello 2;
15 gan eden parchetto;
16 struttura ufomorfica;
17 occultatore fine varietà dimensionale;
18 cuspide cimitero cittadino;
19 UDA contattistica zona ex Telos (che tratteremo tra poco);
20 Totem d’incongruenza ex Telos – fine ricognizione

SUPPLEMENTO

La teoria (critica) ufociclista dello spazio, tra le altre cose divide gli oggetti urbani in funzioni e apparati. Finora abbiamo incontrato tutte funzioni: dissuadere, attrarre, scompigliare, “far-fare”, occultare e così via altre cose.
L’oggetto che andremo ora a descrivere è un po’ più complesso, un vero e proprio apparato. Come tale esso è un aggregatore di più funzioni (una macro, potremmo dire) che da vita a un oggetto articolato dal funzionamento dinamico.
Partiamo dall’osservazione della mappa, proprio nel punto di fine della ricognizione, laddove un tempo c’era lo spazio occupato Telos.  

L’ex Telos, il primo punto rosso a partire dal basso

È facile notare che l’edificio in questione si trova al centro di due direttrici costituite da via Varese e via Milano. Lasciamo stare le vie in quanto tali, per il momento. Ora concentriamoci sull’ex Telos. Dal punto di vista delle funzioni esso è stabilmente un omphalos.
L’omphalos è sempre definito dal suo rapporto con due oggetti immateriali detti ley line.
Le ley line sono linee rette (geodetiche per la precisione) definite almeno dall’allineamento di tre punti (segnalatori) significativi nello spazio. Allora:
ley line 1: totem (ex Telos) + cuspide (cimitero) + esomediatore (parrocchia dei Santissimi Pietro e Paolo).
Ley line 2: totem (ex Telos) + piattaforma girevole (rotonda con gazebo) + esomediatore (Santuario della Beata Vergine dei Miracoli):

Omphalos e relative ley line emerse grazie ai segnalatori

L’ex Telos è presente in entrambe le ley line come funzione situata (totem) e come funzione sedimentata (omphalos).
Le ley line di per sé sono oggetti molto interessanti per via della congiunzione spontanea che disegnano e che designa una sorta di linea pregna di senso, nel tessuto urbano.
Un tempo le ley line erano interpretate anche come “linee magiche” per via del significato pratico e/o rituale che rivestivano.
Quando due ley line hanno base comune (omphalos), cioè si originano da un medesimo punto, danno vita a quello che ufociclisticamente si definisce sottospazio o span. Il sottospazio, a sua volta, è il campo di generazione di una terza ley line (risultante), che è il prodotto vettoriale delle due precedenti e che serve a definire l’ampiezza dello span stesso oltre che la direzione e il verso della ley line risultante. Nella mappa successiva è mostrato come ottenere lo span da due ley line convergenti mediante regola del parallelogramma, ovvero doppiando e ribaltando le ley line così da ottenere un parallelepipedo.

Ley line e origine comune
Ley line e applicazione della regola del parallelogramma: la prima linea verde in basso a sinistra diviene la seconda in alto a destra e lo stesso per l’altra linea. Ingrandisci
Lo span ottenuto mediante regola del parallelogramma nella prima immagine, mentre nella seconda le frecce blu indicano le traslazioni da compiere per ottenere lo span

Ora, uno degli obbiettivi che l’ufociclismo si propone mentre esplora lo spazio antropico, è quello della ricerca di UDA contattistiche, ovvero di quegli spazi che per loro natura offrono le migliori condizioni per il contatto tra umani terrestri e umani e (eventuali) visitatori provenienti da spazi extraatmosferici.
L’estensione di alleanze con forme di vita poste nell’extraatmosfericità è sempre stata una priorità, e lo ancor più oggi che il neoliberismo inaugura una nuova era di conquiste territoriali al di fuori della biosfera (capitalismo multiplanetario e space economy).
Le UDA contattistiche sono virtualmente spazi totalmente inclusivi, ma spesso sono anche posti “misteriosi” e decisamente pericolosi. Il contatto è auspicabile ma mai scevro da rischi, dato che le sue giuste modalità a volte restano opache.
Qui (pdf: da “Ley line come linee energetiche” in poi) per chi fosse interessato alla procedura per comprendere se uno span e anche un’UDA contattistica e che, in sintesi, dipende dall’orientamento della terza ley line generata.

La ley line risultante: evidenziata la direzione e il verso
La risultante sul territorio urbano di Saronno

Ci pare molto significativo che l’ex Telos sia sorto proprio sull’omphalos di una UDA potenzialmente contattistica (ora capiremo se lo è davvero). Significativo, ma non sorprendente, dato che la vocazione di uno spazio liberato è proprio il suo essere restituito all’inclusività del territorio che occupa.
Lo span dell’ex Telos è molto ampio e la superficie utile alla ricerca dell’UDA contattistica vera e propria andrebbe meglio discriminata affidandosi anche ad una più accurata conoscenza del luogo e a una sua eplorazione in loco, cosa che al momento pare non possibile.
Prioritario è sottolineare questa concomitanza di funzioni sedimentate e di trasformazione dei luoghi in base a una qualche forma di vocazione territoriale. Ci sembra molto bello immaginare le potenzialità d’autonomo sviluppo ambientali in un’UDA contattistica. Cosa starà accadendo in questo momento nell’ex Telos? Quali forme di convivenza spontanea si staranno sviluppando?
Cosa ci dice la ley line risultante secondo la teoria ufociclista? Un oggetto volante che si muovesse nella direzione e nel verso del nostro vettore (da sud verso nord), guidato dal differenziale d’intensità dell’attrazione terrestre, procederebbe perdendo potenziale gravitazionale, ovvero diminuendo velocità, così da manifestare un’intenzione positiva al contatto. A tutti gli effetti, quindi, lo span dell’ex Telos è un’UDA contattistica.
Il suo futuro è invece piuttosto torbido. Le vocazioni possono essere facilmente ricoperte da colate di cemento e sepolte sotto l’urgenza di interessi più cogenti, ma in fondo tali rimangono per, prima o poi, riemergere.

Grazie a Loste Cesare per aver prestato la bici a Cobol

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XIII ricognizione UfoCiclistica – 22-11-2018 Arrivederci Leonidi

22 novembre 2018 giovedì
Addio alle Leonidi posticipato di tre giorni
Report redatto da: Lorena e Dafne.

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Guarda la mappa più dettagliata

La partenza per la deriva disordinante di stasera è insolita: non più piazza San Giovanni, ma il MACRO Asilo di via Nizza a Roma, il debunking degli ufociclisti.
Si parte dal tetto dopo aver fatto un giro all’interno tra gli atelier d’artisti e mostre in corso. Nikky con altri due ufociclisti si sono gettati in un corridoio sollevato riempito di grandi sfere rosse, l’opera di Elena Panarella Vimercati Sanseverino.

Si dibatte fin dall’inizio perché per alcuni il Macro costituisce, ufociclisticamente parlando, un totem d’incongruenza: un luogo che ha subito una trasformazione, per un cambio di gestione, e che spicca in un quartiere residenziale di palazzi signorili, che disgrega l’ambiente intorno e disomogenizza (si veda anche atlante ufociclistico). Per altri, invece, esso è un elemento attrattore, omogeneo col paesaggio intorno, oltre che centro aggregatore e costituisce perciò un tonal (si veda sempre atlante ufociclistico per le definizioni).

La questione resta irrisolta, per i primi comunque, resta il fatto che il Macro potrebbe col tempo diventare un tonal, in quanto non è ancora abbastanza vissuto da essere chiamato tale, e anzi questo è ciò che in generale ci si augura.
Per una serie di congiunzioni astrali, sovrapposizioni di messaggi di gruppo, semafori rossi, e interferenza di psico-dissuasori, l’ufociclista Dafne arriva in ritardo e questo fa ritardare la partenza del gruppo.
Ma appena arriva viene accolta da una cappa d’incenso che brucia sulla bicicletta dell’ufociclista D., e questo la riconcilia col gruppo, così ora si può finalmente partire.

I nostri eroi imboccano viale Regina Margherita, in direzione del Ponte delle Valli come è visibile nella mappa.
Arrivati nei pressi del Quartiere Africano, in prossimità del Parco Nemorense, l’ufociclista Lorena, notando i nomi delle vie, si chiede se esista qualche corrispondenza geografica tra la loro disposizione nel quartiere e i luoghi reali.
E’ una domanda interessante ma a
nche questa questione rimane irrisolta per il momento: sarà oggetto di approfondimento futuro tra gli ufociclisti.

L’ufociclista Cobol inizia a elargire fantamulte ad auto parcheggiate in doppia fila e sul marciapiede.

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Chiariamo: “nell’elevare le fantamulte (inventate da Edoardo) alle automobili non ci sostituiamo al pizzardone astratto (il vigile che vigila) ma c’intromettiamo nello spettacolino surreal-masochista del perseguitato e del perseguitatore che nel rincorrersi e nello sfuggire mantengono in vita gli equilibri della città ostile e alienata”.

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Cobol eleva una fantamulta direttamente a due donne che hanno lasciato l’auto in mezzo alla strada e loro lo minacciano dicendogli che sono fatine, ma evidentemente non hanno la bacchetta magica per rimpicciolire la macchina e non farle prendere così spazio, e soprattutto non sospettano che tra gli ufociclisti si aggiri una strega sotto mentite spoglie.

Arrivano davanti a una storica sede di Forza Nuova. Qui, un’inconfondibile scritta, con tanto di croce celtica per togliere ogni dubbio e ambiguità, troneggia sopra un immenso alimentari/fruttivendolo bengalese. È questo un caso di elemento che genera disordine ambientale e ambiguità, in cui compaiono abbinamenti inattesi, e confonde lo sguardo, che viene definito dall’atlante ufociclista cuspide o retroaggregatore.

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Davanti a questo astratto negozio gli ufociclisti incontrano coraggiosi antifascisti del quartiere più fascista di Roma, che chiedono loro una mano per cancellare quell’inquietante scritta. Gli ufociclisti si limitano a lasciargli una fantamulta per parcheggio in divieto di sosta (o di fermata, qui c’è una diatriba con i due che contestano il tipo di infrazione), ma prendono anche in considerazione l’ipotesi di tornare e mettere insieme un esercito di antifascisti in quelle zone ampiamente fuori dall’aura protettiva del quadrante orientale.

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A un parcheggio, dove nessun auto ha commesso infrazione e dove non c’è nemmeno un briciolo di immondizia per strada, i nostri eroi si rifocillano a base di non meglio identificate noci energizzanti probabilmente africane, e sono raggiunti da un nuovo membro, una ufociclista esperta in atmosfere di montagna e alieni.

A questo punto si pedala per tornare indietro per un pezzo di salita fino a raggiungere la ciclabile Aniene. Qui le luci della città svaniscono e bisogna fare i conti col buio. Ognuno lo affronta a modo suo. D. preferisce la luce rossa a quella bianca, troppo luminosa per lui. Dafne invece, vorrebbe quantomeno evitare di trovarsi a scendere senza controllo lungo un’invisibile larga curva (come è già avvenuto in passato) e poi il buio la affascina, ma la impaurisce anche (si vedano report di ricognizioni precedenti).
La ciclabile Aniene è uno strappo che è anche Varietà dimensionale del tipo 1.

Addentrandosi nel folto dei cespugli arrivano al ponte di ferro.
Su di esso passa l’alta velocità che va a Firenze, e, secondo l’atlante ufociclista, esso costituisce una discontinuità del territorio, agendo da separatore, in quanto taglia in due una (o due) UDA senza assumerne le caratteristiche. Ma esso ha anche un’importanza storica.
L’ufociclista Lorena racconta la storia di Ugo Forno, un bambino di 12 anni ucciso, nel tentativo di difendere il ponte che i nazisti volevano distruggere per fermare l’avanzata degli alleati. Tutto ciò avvenne il giorno prima della liberazione di Roma e solo in anni recenti, lo stato si è ricordato di questo bambino, conferendogli una medaglia e definendolo eroe nazionale.

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Al ponte di ferro i nostri eroi sistemano le biciclette in modo da illuminare l’ambiente con le lucette e preparano quello che si rivela il banchetto più ricco della storia (loculliano) dell’ufociclismo dai tempi di Ivano Mertz.
Vengono fuori doti culinarie inaspettate.

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A pancia piena si ragiona meglio, perciò sorgono spontanee discussioni sugli argomenti più vari, dalla natura degli alieni, alla possibile evoluzione del calamaro da incroci genetici di extraterrestri*, a Mauro Biglino**.
Finora, un’ipotesi accreditata è quella che gli alieni siano piante carnivore capaci di movimento animale. Difficile capire perciò se con l’alimentazione vegana stai mangiando uno di loro (citazione di Philip Dick).
Il treno che passa ogni dieci minuti accompagna le loro animate discussioni.

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Dopo il banchetto, gli ufociclisti continuano il loro percorso. Lorena e Dafne si attardano a fotografare il murale dedicato a Ugo Forno e si concedono un minuto per ripensare alla sua storia. Poi si buttano all’inseguimento degli altri attraverso un fitto canneto sulle sponde dell’Aniene che irrora una fitta nebbia. Passano attraverso una galleria e riemergono in prossimità della strada asfaltata, che costeggia il fiume.
Qui, complici l’umidità, il freddo, l’ora tarda, la stanchezza e un ufociclista che deve assolutamente tornare a casa, decidono di terminare la ricognizione, non senza una puntata a San Lorenzo, quartiere molto caro agli ufociclisti.
Proseguono perciò sulla via Nomentana in lenta risalita, senza badare ai semafori e alle auto rallentate che in alcuni casi nemmeno si prendono il disturbo di suonare il clacson e semplicemente alla prima occasione deviano nella corsia centrale (cosa abbastanza rara per un automobilista che si ritrovi ciclisti sulla sua strada), finché a Porta Pia, il gruppo si separa. Alcuni tornano a casa, mentre Dafne, Lorena, Cobol e Nikky, proseguono verso San Lorenzo.

Legate le bici in piazza, si inoltrano nei meandri della libreria Giufà, dove tra libri insoliti e bicchieri di birra, incontrano Giovan Bartolo Botta noto attore/poeta della scena romana, col quale continuano le discussioni sull’evoluzione, arrivando a discutere il limite tra la vita e la morte… ma questa è un’altra storia.

Presto indiremo la ricognizione diurna per una più completa mappatura della zona esplorata. Seguite sul gruppo fb.

Consigli

Letture:
Lsd. Carteggio 1947-1997Junger e Hoffman – Editore Giometti & Antonello.

Canzoni:
Ponte SalarioFlavio Giurato.

* Cause of Cambrian explosion – Terrestrial or cosmic? – gruppo di scienziati guidati da Edward J. Steel, del Centro dell’astrobiologia dell’Università di Ruhuanera, Sri Lanka

** Mauro Biglino è un traduttore di ebraico biblico, noto per una sua rilettura della Bibbia: egli afferma che leggendo la Bibbia alla lettera, viene fuori che essa non parli affatto di Dio, ma di forme di vita di natura extraterrestre, chiamate appunto Elohim.

Cosa è l’UfoCiclismo

Teoria Critica sullo spazio

L’UfoCiclismo si propone come teoria critica che ruota attorno alla bicicletta. Per fare ciò si pone prioritariamente come teoria critica sullo spazio urbano (più in generale sugli spazi antropici).

La vocazione critica della bicicletta la sperimenta ogni giorno il ciclista urbano, non tanto nelle percorrenze più rapide e abituali, quanto in quelle esplorative, che scovano nuovi passaggi, che ne aprono di nuovi. La bicicletta sprona a non percorrere necessariamente la strada più veloce, quella più consigliata, ma apre alla possibilità concreta che lo spazio sia sorretto da altre strategie, oltre quelle note e riconducibili alla brevità, alla velocità, all’utilità e via discorrendo.
Questa è la vocazione cartografante della bicicletta.

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Illustrazione di CROMA

Ma tutto ciò non basta. Non è ancora abbastanza.
Anche qualora il cicloattivismo riuscisse nella sua battaglia in favore di un uso più generalizzato e consapevole della bici e di modalità più sostenibili di trasporto, anche allora ci ritroveremmo tutti insieme a pedalare nuovamente all’indirizzo delle fabbriche capitaliste, imprigionati nel lavoro schiavista e nelle nubi tossiche che ormai fanno stabilmente parte della nostra biosfera. Avremo così inciso davvero poco sulla realtà.
Occorre quindi una teoria critica con ambizioni più generali.
Necessitiamo di una teoria critica capace d’armonizzare più fronti di lotta, tutti compatibili e arricchiti dalla scelta d’utilizzare la bicicletta.
Come ufociclisti crediamo che le varianti di tali lotte siano riassunte nei principi dell’antifascismo, dell’antirazzismo, dell’antispecismo, dell’antisessismo.
Molti “anti” che però spalancano un universo di possibili alleanze.
Come ufociclisti troviamo ad esempio incoerente che tanti cicloattivisti impegnati anche in campagne per la sensibilizzazione sulle sofferenze di popoli oppressi, così come per i diritti dei ciclisti quali anello più fragile della mobilità, non sentano la necessità d’esprimere concretamente la stessa solidarietà per l’oppressione di altre specie animali, considerate come cibo per gli esseri umani e costrette a vivere in lager. Il fascismo che si pratica sulle strade è lo stesso che opprime i popoli e che segrega, tortura e uccide gli animali.
La lotta per la mobilità sostenibile è anche una lotta contro lo specismo!

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Oggetti volanti (e non) non-identificati

Gli ufociclisti non sono ufologi, semmai (se il termine non fosse terribilmente cacofonico) potremmo definirci ufofili, perché impegnati a valorizzare l’oggetto non identificato, a volerlo preservare come tale: ineffabile.
Gli ufologi sono esattamente il contrario: gendarmi dell’identificazione, di tutto ciò che sfugge alle maglie strette del controllo generalizzato (si veda anche: Chi sono gli ufologi).

Ma cosa sono gli UFO? Qualcuno lo sa? Consideriamo un’opportunità  il fatto di non saperlo. Consideriamo un valore aggiunto il fatto che esista qualcosa che sfugge alla identificazione coatta, all’incasellamento tassonomico, al controllo, aprendo, per questo, su mondi possibili, su alternative perseguibili.

Se pensassimo quindi l’UFO esclusivamente come oggetto di provenienza terrestre, se supponessimo quindi che tutto fosse spiegabile approssimandolo (prima o poi) a fenomeni noti, avremmo perso un’occasione: l’occasione di sperimentare un principio di concreta alterità.
Non è utile altresì ipotizzare dogmaticamente che gli UFO siano cosmoveicoli d’origine aliena.
La ricchezza dell’UFO sta nel suo essere un “oggetto aperto“, flessibile, non ergonomicamente funzionale o riconducibile a uno specifico scopo: un apparato senza il libretto delle istruzioni.

Vale forse allora proporre una “scommessa” (si veda anche UfoCiclismo e scommessa di Pascal): che almeno una parte di questa fenomenologia possa essere considerata come qualcosa di totalmente diverso; così diverso da originarsi altrove, in condizioni e forme sociali a noi terrestri (e alle nostre organizzazioni sociali) non riducibili. Tale scommessa ci pone, allora, nella “scomoda” situazione di dover fare qualcosa, di dover agire, forse mutare, trasformarci, per entrare in contatto con tali forme di alterità.
La spiegazione di ciò ce la fornisce Dante Minazzoli (si veda: UfoCiclismo: perché gli alieni non prendono contatto pubblicamente?) che per primo ha affrontato la questione UFO-alieno in senso politico: i presunti alieni potrebbero intraprendere un contatto ufficiale con i terrestri solo a patto che noi si risolva la più grande contraddizione che ci caratterizza: la sperequazione (inter e intraspecifica) tra sfruttati e sfruttatori. In altri termini: che si proceda verso la trasformazione rivoluzionaria dei rapporti sociali.

L’esito della scommessa è sempre virtuoso. Anche qualora gli UFO fossero esclusivamente fenomeni di tipo terrestre (cioè solo momentaneamente non-identificati), anche allora avremmo comunque contribuito al mutamento di condizioni sociali oggettivamente ingiuste e in alcun modo sostenibili.

Gli ufociclisti contribuiscono a questa trasformazione (quindi ai presupposti per il contatto, potremo dire) per mezzo della bicicletta, della sua capacità ricartografante, intaccando quelle sclerotizzazioni della realtà che comunemente chiamiamo mappe.

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Teoria critica sul cosmo

Il mutamento dei rapporti sociali passa, per gli ufociclisti, per la ridefinizione più profonda del principio di realtà: la mappa. Orientare (ovvero: la funzione della carta topografica) non è mai un atto avulso da una precisa visione del mondo, e come tale va considerato e criticato (si veda: Carte, sapere e potere di John Brian Harley).
La nostra cartografia critica è quindi innanzitutto un atto politico non di ri-orientamento, ma di messa in discussione del comando, della norma, insiti nelle forme di scrittura simbolica (di reificazione) del reale, di cui le mappe fanno parte e di cui costituiscono una delle essenze più profonde. E’ uso dire, ad esempio, “farsi una mappa mentale” per indicare il più basilare criterio per orientarsi in una data situazione. Le mappe, una volta istituzionalizzate, operano a un livello molto profondo ponendo limiti alla conoscenza e alla flessibilità mentale.
Ricartografare con la bicicletta è: 1) atto connaturato al mezzo bicicletta e 2) necessario perché la bici offre il miglior rapporto tra efficienza esplorativa e contatto con l’ambiente (esplorare un’ampia parte di spazio mantenendo il contatto sensoriale con l’ambiente). A questo proposito parliamo di ciclismo sensibile.
Ricartografare includendo anche possibili oggetti volanti prevenienti dall’oltre biosfera significa estendere la teoria critica sullo spazio antropico a tutto il cosmo, tanto più oggi che il capitalismo inizia concretamente a interessarsi dello spazio extraatmosferico (space economy) divenendo sempre più multiplanetario (si veda anche Marte oltre Marte. L’era del capitalismo multiplanetario).

UfoCiclismo

L’UfoCiclismo non è un collettivo identificabile, anche se i suoi militanti possono costituirsi in gruppi e collettivi di ciclisti. Chiunque condivida (anche criticamente) gli assunti e i principi dell’UfoCiclismo può costituire un collettivo o gruppo ufocilista, partecipando e ampliando il lavoro di cartografia critica con la propria militanza attiva.
In questi anni di attività e militanza abbiamo costruito una nostra teoria cartografica costituita da specifiche categorie e poggiata su un metodo. Per scelta non abbiamo mai prodotto un documento scritto definitivo sul metodo, in quanto riteniamo prioritaria la vocazione a voler guardare e raccontare lo spazio in maniera alternativa, e solo secondario il fatto di farlo nel modo in cui noi abbiamo scelto di farlo. Il metodo è quindi inscritto (e da lì assorbibile) nei nostri rapporti, nei racconti, nelle nostre mappe (quelli contenuti in questo blog) e nei libri che abbiamo scritto. Pensiamo comunque che forme anche meno strutturate di analisi e riscrittura (come ad esempio la Psicogeografia o le mappe sensoriali) siano utilissime per iniziare a modificare la realtà dei rapporti sociali.
Per quel che riguarda la metodologia, l’uso della bicicletta è sicuramente una priorità, tanto perché promuove una pratica alternativa al più comune (almeno nelle città italiane) modo per spostarsi su base d’idrocarburi, che per mantenere un’equilibrio tra efficienza della media oraria e percezione sensibile dell’ambiente circostante.
Le ricognizioni che promuoviamo sono di due tipi: 1) diurne, specificatamente cartografiche e 2) serali/notturne, in cui alla cartografia uniamo più esplicitamente l’aspetto di ricerca del contatto con altre forme di vita e approcci ludico-creativi di varia natura.
Le uscite serali/notturne prevedono sempre il momento conviviale del picnic vegan [si veda: Perché quello esoplanetario è cibo vegetariano o (meglio ancora) vegan?] di benvenuto per tutti coloro che si sono uniti alla ricognizione. Le uscite sono pubbliche e aperte a chiunque a patto di portare con sé una sensibilità antifascista, antirazzista, (almeno contestualmente) antispecista e antisessista. Su ciò non si transige.

Illustrazione di Andro Malis


Per comprendere nello specifico le peculiarità ufociclistiche, cioè cosa facciamo e come operiamo, la cosa migliore è quindi leggere i rapporti redatti a seguito delle ricognizioni, ed esplorare le mappe che in essi incontrerete.
Troverete tutto su questo blog.

Il blog organizza gli argomenti esclusivamente in ordine cronologico. I primi rapporti che incontrerete scrollando, sono anche i più recenti. Ovviamente, pur facendo costantemente riferimento a un glossario interno cliccabile per quel che riguarda le nostre categorie cartografiche (ad esempio: UDA), è possibile che i rapporti più recenti diano per scontati strumenti o passaggi teorici che nei primi rapporti sono invece trattati con più dovizia di particolari. Potete allora fare riferimento al nostro sito, ufociclismo.org, che può essere utilizzato anche come indice degli argomenti di questo blog e di altre cose che qui non hanno trovato collocazione.

Buona lettura.

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Rapporto sulla settima ricognizione UfoCiclistica (UfoCiclismo revolution 1) + Associazione Psicogeografica Romana [10/6/2017]

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La settima ricognizione UfoCiclistica è stata la piattaforma girevole d’una sperimentazione radiofonica in collaborazione con l’Associazione Psicogeografica Romana e con Radio Città Aperta.
Contravvenendo al principio che le ricognizioni s’effettuano in concomitanza con eventi astronomici l’appuntamento è stato fissato per sabato 10 giugno giornata non particolarmente significativa dal punto di vista astronomico.

Il consueto punto di raccolta s’e’, per l’occasione, frammentato in tre locazioni cosi’ da formare tre diverse squadre di ricognitori impegnati su percorsi indipendenti (elaborati dalla Associazione Psicogeografica Romana) convergenti su un unico punto dedicato al picnic esoplanetario e allo skywatching.
Come punto d’incontro è stato scelto il galoppatoio di Villa Borghese, un luogo situato al centro di Roma: per forma particolarmente adatto tanto alla pratica dello skywatching che all’eventuale atterraggio di cosmonavi aliene.

Ulteriore variante, quella di una “centrale operativa ufociclistica” situata presso Radio Città Aperta strumento di coordinamento tra squadre di ufociclisti, d’approfondimento tematico (ufologia, e ciclismo urbano) e d’intrattenimento per i radioascoltatori.
Compito della radio quello di creare una triangolazione tra le squadre di ciclisti urbani in ricognizione e ascoltatori curiosi o impossibilitati nel partecipare.
La radio ha avuto inoltre il compito di svincolare le squadre dalla “dittatura” del segnale satellitare (il navigatore satellitare è infatti un robot situato nell’esosfera che impartisce ordini agli esseri umani) pur garantendo alle squadre un supporto tattico nella corretta percorrenza dei tragitti suggeriti.

In studio alla conduzione Carolina Cutolo e Edoardo De Falchi sostenuti da Antonio Pedivella alla regia (l’uomo al di la’ del vetro) e dalla suddetta Associazione Psicogeografica Romana rappresentata da Daniel De Riva e Alessandra Girotti.

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Antonio Pedivella e al di là del vetro Edoardo De Falchi

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In studio (da sinistra) Alessandra Girotti (APR), Daniel De Riva (APR), Edoardo De Falchi e Carolina Cutolo

Inviato speciale il giornalista internazionale Andrea Cangioli esperto ricercatore di segnali di vita altri in missione presso il Gay Village nella giornata del Gay Pride.

Ospiti in collegamento telefonico:
L’astrologa Astronza con il suo oroscopo ufociclistico (minuti: 0:50:34 – 1:34:08 – 2:17:32), Vanni Santoni scrittore e narratore (Minuto: 1:10:30), Riccardo Balli dj musicista e ex componente della Associazione Astronauti Autonomi sezione Italia, nonché skaterista (minuto: 2:00:05).

Caposquadra (referenti) delle pattuglie UfoCiclistiche:
Federica, Francesco e Cobol.

I tre punti di raccolta scelti in modo da coprire i raggi di un semireticolato erano:
– Largo Preneste (Colombario di largo Preneste – coordinate 41.892145, 12.541533);
– Via Giacinto Carini (Teatro Vascello – coordinate 41.882494, 12.460694);
– Via Val di Cogne (Metro Conca D’Oro – coordinate 41.939928, 12.528349).

Ci preme ringraziare inoltre Tamara della Tamara Lorenzi Communication nel supporto della comunicazione legata all’evento e Dynamis storici fiancheggiatori degli eventi ufociclistici.
Ringraziamo anche Valentino De Luca per l’apporto ai social durante la diretta.

Prima d’addentrarci nei particolari del rapporto rilasciamo il podcast UfoCiclismo Revolution del 10 giugno in cui è possibile riascoltare l’intera trasmissione.

Quelli che seguono sono i link ai percorsi elaborati dalla Associazione Psicogeografica Romana. I primi due percorsi sono divisi in tre tappe mentre il terzo percorso è inserito in una mappa unica.

Ogni percorso è strutturato in tre tappe (la terza per tutti è la tappa finale del Galoppatoio). Ogni tappa è stata l’occasione per “marcare il territorio” mediante adesivi e multe creative (azioni disordinanti): facsimile di un verbale della polizia municipale di Roma da apporre “criticamente” sul parabrezza delle automobili: vera e propria armata d’invasione.

Percorso 1: tappa1tappa2raccolta
Percorso 2: tappa1tappa2raccolta
Percorso 3: percorso unitario

Le tre squadre hanno lasciato i rispettivi punti di raccolta circa quindici minuti dopo l’inizio di Ufociclismo Revolution subito dopo il primo giro di contatti con i caposquadra. Complessivamente le tre squadre erano composte da circa venti ufociclisti.

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Alieno presso il punto di raccolta della prima squadra

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Segno lasciato presso Largo Preneste

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Cesti di bici pieni di patatine vegan

Mentre la prima squadra percorreva le strade della periferia sud-est di Roma nella straniante zona tra via Labico e via dei Gordiani, la seconda squadra discendeva lungo via delle Fornaci verso le sponde del fiume Tevere.
Allo stesso tempo la “centrale operativa” perdeva definitivamente il contatto con la terza squadra per problemi d’ordine tecnico.
Proprio in via dei Gordiani la prima squadra si smarriva richiedendo assistenza all’Associazione Psicogeografica Romana (minuto 43:02) nella zona di Villa De Sanctis.

Tra gli eventi rilevanti la deriva non prevista della seconda squadra che incontrava le difficoltà in un fuori tracciato d’attraversamento delle sponde del Tevere laddove in estate si consuma un brutto pezzo della movida romana (minuto 01:43:16).

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Autoritratto della seconda squadra sulle sponde del Tevere

 Mentre la terza squadra proseguiva alla cieca non riuscendo più a comunicare con la centrale operativa e operando degli istrionici tagli sul percorso previsto, la prima squadra di passaggio presso la ley line di via del Mandrione ne approfittava per una breve pausa utile a far recitare alla poetessa Fedra un breve componimento realizzato proprio in previsione della ricognizione stessa (minuto 1:06:10):

 SOGNO
DIMENSIONI NUOVE S’INCONTRANO
ATTESA

Dopo circa quindici/venti minuti la prima squadra raggiungeva la prima tappa presso Porta Maggiore (minuto 1:24:54) dove dava avvio alle pratiche di stickering e alle disordinazioni tramite multe creative.

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Prima squadra presso Porta Maggione. All’UfoCiclista Fedra brilla il capo

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L’UfoCiclista Lorena notifica multe creative agli automobilisti

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Multe creative apposte per principio sui parabrezza

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Dettaglio di multa creativa

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Palo conquistato dalla terza squadra – Conca D’Oro

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Prima squadra: gli UfoCiclisti piu’ alti performano

I percorsi indicati dalla Associazione Psicogeografica Romana sono risultati un po’ abbondanti rispetti alla durata di due ore prevista per UfoCiclismo Revolution. Cosi’ sullo scoccare dei centoventi minuti la centrale operativa ha invitato i ciclisti urbani ad accelerare convergendo sulla tappa finale lambendo solo marginalmente lo stop della seconda tappa.

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Esplode in studio la felicità alla notizia del ritrovamento della terza squadra (Conca D’Oro)

Colpo di scena sullo scoccare delle due ore riappariva la terza squadra coordinata da Federica (minuto 1:52:10) che nel tragitto da Conca D’Oro al Galappatoio aveva integrato nel proprio organico anche Luciano col suo ciclobar (visibile nella foto sottostante per le luminarie da incontro ravvicinato del primo tipo).

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Foto ricordo del punto di raccolta finale (foto Sem)

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Il ciclobar di Luciano e mimetizzato tra gli UfoCiclisti l’inviato Andrea Cangioli

L’arrivo al galoppatoio è avvenuto in circa due ore e quaranta.
Nessuna delle squadre ha segnalato avvistamenti di luci nel cielo ne tanto meno contatti (ir) di alcun tipo.
Solo la prima squadra nella già citata circostanza di via Labico riporta di un misterioso avvistamento di sfere giacenti su un prato che però, a prima vista, avrebbero con ogni probabilità origini terrestri.
Approfondiremo e sapremo dirvi meglio nella seconda puntata del 24.

Un racconto interessante ci è stato riportato da un ufociclista testimone, qualche anno fa, di un avvistamento UFO nella zona del centro-sud dell’Italia.
L’ufociclista ha infatti raccontato di aver visto per parecchi secondi un oggetto iridescente di forma lenticolare stazionare nei cieli del proprio comune d’origine.
La caratteristica dell’UFO era quella d’esser un oggetto praticamente immobile nel cielo. Il testimone racconta dell’aver percepito, anche se a distanza, una sorta di “sensazione di silenziosità” dell’oggetto.
Dopo alcuni secondi l’UFO è sparito alla vista come se fosse progressivamente stato cancellato in una sorta di processo di mimetizzazione con lo sfondo azzurro circostante.
Il testimone ufociclista ci riferisce inoltre che nell’averne parlato col padre; quest’ultimo gli avrebbe confermato che da molti decenni quella zona è interessata da inspiegati fenomeni UFO e di essere stato anche lui testimone di un avvistamento.
In sostanza nella zona su cui cercheremo in seguito di essere piu’ precisi sembra vigere una sorta di “realismo magico” il cui fulcro sono le continue apparizioni di oggetti volanti non identificati ormai parte stessa del paesaggio semi rurale.

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UFO lenticolare (immagine esemplificativa)

Piazza del galoppatoio era chiusa per via di una vetusta manifestazione equestre; cosi’ le squadre si sono accomodate dinnanzi la suddetta piazza dove, dopo aver atteso ancora qualche minuto l’eventuale arrivo di navi aliene, ha consumato il picnic esoplanetario a base di cibarie vegan/vegetariane.
Immancabile l’humus vegano.

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Il banchetto di benvenuto

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Le bici prefigurano i dischi volanti

Per il momento è tutto. Vi rimandiamo all’ascolto del podcast e alla puntata del 24 giugno di UfoCiclismo Revolution.

Vi lasciamo sottolineando la scaletta musicale curata da Antonio Pedivella e Edoardo De Falchi col contributo di tutta la redazione:

Franco Battiato –  No time no space
Tomorrow   – My white bicyle
Caterina Caselli – Le biciclette bianche
The UFO Club – Surf city
Syd Barrett / Pink Floyd cover by The Farmingdale Sound Machine – Bike
Mungo Jerry  – Push Bike Song
Brainiac – Go Freaks Go
Jonathan Richman – Cosi Veloce
Piney Gir – Blixa Bargeld’s Bicycle
The Intelligence – Sailor Itch
J’ai acheté – Un vélo
Boards of Canada – Happy cycling
Lemon Jelly – Spacewalk
Freddie Sandy – The Bicycle Song
Madness – Riding on my bike

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Adesivo UfoCiclistico

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Un altro adesivo UfoCiclistico

Ci vediamo nel futuro.

Rapporto sulla Quarta Ricognizione UfoCilistica [Roma 20.3.17] – equinozio di primavera.

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Riprende l’attività UfoCiclistica dopo un po’ di anni d’intermittenza e d’assenza dalla scena psicogeografica nazionale.
La prima uscita “di riscaldamento” ci ha condotti lungo un percorso breve ma d’importanza strategica per la storia ufologica romana. Abbiamo infatti ripercorso un famoso avvistamento avvenuto nella capitale durante il flap ufologico del 1977.
In quell’occasione l’aeronave si spostò nel cielo capitolino da una posizione individuata con approssimazione su Porta Maggiore (punto d’entrata) scomparendo dopo pochi secondi all’altezza di una non meglio precisata coordinata su Villa Borghese.
L’avvistamento venne riportato da parecchi testimoni definiti attendibili.
Arbitrariamete abbiamo identificato tale punto d’uscita con il Pincio: mirabile veduta d’insieme sulla città.

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Il compito degli ufociclisti era quello di cercare d’individuare una ley line nascosata nel suddetto tratto di circa 4 chilometri su un totale di 6 percorsi all’andata e poco piu’ al ritorno (guarda il dettaglio).
La ley line ipotizzata è quella descritta dalla linea rossa mentre la linea blu è quella scelta dagli ufociclisti per unire il punto d’entrata con quello d’uscita.
Da questo punto di vista non abbiamo particolari rilevamenti da fare; la ley line (se presente) giace ben nascosta sotto strati di urbanizzazione più o meno razionali.

Unico luogo di rendez vous: Largo Preneste.

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La serata era prevalentemente nuvolosa e questo (oltre all’inquinamento elettromegnetico tipico della città particolarmente pronunciato proprio al Pincio) ha impedito un’agevole osservazione del cielo (skywatching).
Dal punto di vista delle aspettative ufologiche come ben noto si sarebbe potuta prevedere l’apparizione (ir1) di un ricognitore della Alien Nation (fedele alla Prima Direttiva) impegnato in operazioni d’osservazione e d’occultamento.
Tuttavia non segnaliamo nessun tipo d’avvistamento di questo o d’altro tipo.

La ricognizione è servita per fare il punto sulle più recenti prospettive elienologiche e in particolar modo si è proceduto ad una disanima critica sulle teorie di manipolazione genetica ad opera degli Elohim.

L’intervento di una ufociclista ha coagulato la discussione attorno alla possibilita’ pratica di creare generi di consumo per alieni. In particolar modo si è discussa l’eventualita’ di aliementare o di disarcionare il circuito di circolazione delle merci attraverso la produzione di oggetti (in senso lato) rivolti ad un uso alienologico.

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Il Pincio è stato anche il luogo d’attesa del contatto. Quando è apparso ormai chiaro che quest’ultimo non ci sarebbe stato, la squadra ha deciso di consumare convivialmente il cibo esoplanetario apprezzando pizza vegan, humus di ceci e pane casereccio.
Il titolo di “regina” del banchetto di benvenuto esoplanetario è spettato pero’ alla crostata portata da Diego.

Come previsto alle ore 00.00 parte della squadra di ricognizione ufociclistica era gia’ di ritorno al luogo di rendez vous dopo che altri ufociclisti avevano intrapreso gia’ la strada del ritorno diramandosi lungo il percorso di rientro.

Ci vediamo nel futuro.