UfoBiciclettata: odissea per lo spazio – Bologna 26/10/2019

Questo rapporto rimane aperto per qualsiasi intervento, correzione e integrazione i partecipanti alla UfoBiciclettata vogliano apportare.

Guardando per la prima volta, molti anni fa, 2001: odissea nello spazio, non avremmo mai potuto immaginare che la predizione di Kubrick si sarebbe trasformata in una condizione permanente delle città centrifughe, sempre più sparpaglianti e disperdenti. Già l’urbanista Virilio aveva intuito, definendola dromologia, che la condizione di continuo spostamento, di transizione perenne, era misura stessa della accelerata violenza contemporanea.
Gli sgomberi falcidianti di luoghi sociali e di occupazioni abitative divengono il propulsore di una politica basata sulle emergenze che crea “nomadi funzionali” per poi poterli additarli come emergenza sociale.
Lo stato emergenziale s’incarna nelle emergenze che produce.

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Dal 6 agosto 2019 l’odissea per lo spazio è condizione permanente anche per l’XM24, spazio sociale a Bologna, che da mesi è costretto a confrontarsi col governo parolaio della città, onde rimettere al centro delle sue priorità l’individuazione di uno spazio collettivo, di un tetto condiviso, per compagn*, collettivi, progetti che nello spazio di via Fioravanti avevano trovato la propria dimora comune.
L’UfoBiciclettata di sabato (indetta da XM24, dai collettivi e dalle realtà che lo compongono, nonché da tutti coloro che lo amano) ha avuto allora il senso di tenere alta l’attenzione su questa esigenza cittadina, portando in strada centinaia di persone che voglio che l’XM24 si ricomponga, che le sue estensioni ora centrifugate, convergano nuovamente in un unico corpo solidale. Velocemente, giacché l’esigenza è di tanti.
Ogni tappa della pedalata rappresenta un luogo individuato dall’XM24 come possibile e desiderabile nuova sede del progetto. Su tali proposte il comune o non ha fornito ragioni valide che ne impedirebbero l’assegnazione definitiva. Ma a tutt’oggi nulla s’è fatto.
Per quel che riguarda l’aspetto immediatamente rivendicativo dell’evento (gli interventi dei gruppi e dei collettivi intervenuti) rimandiamo a questo link di Zeroincondotta.

Quello che segue è il rapporto ufociclistico sulla UfoBiciclettata.

L’appuntamento era in via Fioravanti (quartiere Bolognina, ex XM24) alle ore 15.00, proprio laddove ora c’è un cantiere blindato.

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Il punto di raccolta prima del corteo che ha attraversato il quartiere della Bolognina

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Di nuovo un’immagine del presidio. In alto il sol dell’avvenire, mentre tutto attorno la grigiastra colorazione del “nulla che avanza”. In lontananza sono visibili pezzi di nulla che ritinteggiano (color overlay) le atmosfere che un tempo furono tratteggiate da XM24.

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Eccolo quindi ciò che al momento rimane dell’XM24: un muro-metallo, invalicabile anche semplicemente alla vista. Un po’ come se l’XM24 avesse pudore a mostrare la propria triste trasformazione.

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Se l’ex XM24 ha rappresentato un tonal capace per molti anni di mantenere attiva una certa colorazione su tutto lo spazio circostante, è il caso di cercare il o i totem d’incongruenza che nello stesso periodo avranno costantemente eroso quelle stesse atmosfere, producendo, prima sotterraneamente poi via via in modo sempre più palese, la condizione attuale. Le UDA prodotte dai tonal, come sappiamo, emergono dalla somma zero tra forze che compattano atmosfericamente e altre che scompattano l’integrità atmosferica di un luogo. In ogni spazio, per celato o mitigato che possa essere, esiste sempre un conflitto atmosferico (del tipo 1) la cui risultate è il carattere dell’UDA stessa.
Ci basta volgere lo sguardo e allontanarci di poco dall’ex XM24 per individuare i totem. Raramente una contrapposizione di atmosfere (un conflitto atmosferico) appare così iconica: emblematica. Da una piatta distesa emergono le torri “pixelate” che con “sfacciataggine” propagano la propria atmosfera a detrimento di quella in precedenza sedimentata.

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I totem d’incongruenza che letteralmente assediano l’ex XM24

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Ci paiono a loro modo belle, a tratti inquietanti, già equipaggiate di un’involucro disindividuante che ne rende difficilmente identificabile struttura e atmosfera elargita. Si tratta di totem che dissimulano ricombinandosi, onde spiazzare e confondere. Possibili tecniche di mimetismo di cui l’UfoCiclismo sta al momento approfondendo la funzione.

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Ancora totem che accerchiano l’ex XM24, finendo per inglobarlo e poi risucchiarlo

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Qui i totem serrano i ranghi (foto precedente), divengono più compatti, anonimi e riflettenti. Dalla disindividuazione transitiamo verso la “sussunzione”, giacché osservando da vicino le strutture esse ci restituiscono la nostra immagine e la rappresentazione bidimensionale di tutto quanto le circonda.
Decidiamo di verificare se qui nel quartiere della Bolognina questa evidente contrapposizione d’atmosfere (conflitto atmosferico) sia un caso isolato o se la tracce di tale opposizione sono rintracciabili anche altrove.

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Nella doppia immagine precedente ci troviamo in via della Corticella a circa 800 metri da via Fioravanti, sempre alla Bolognina. Posti l’uno di fronte l’altro troviamo i due edifici che ripropongono esattamente la contrapposizione prima individuata. Si tratta di due attrattori esprimenti due diversi (e radicalmente opposti) tipi di atmosfera. Ancora più sorprendente: qui l’edificio con la pelle disindividuante è quello che esprime l’emozione più prossima all’XM24, mentre l’edificio postmoderno appare granitico e monolitico: “tutto d’un pezzo”.
Quest’inversione di funzioni evidenzia una diversa “strategia” operata in diversi contesti temporali. Qui in via della Corticella l’attrattore postmoderno si presenta come un “alieno” (alieno al contesto) e per questo corazzato, impenetrabile, mentre l’attrattore disindividuante, evidentemente ancora a suo agio in queste circostanze antropiche, può permettersi di “giocare” su una pluralità di set cromatici che compongono infine la tonalizzazione.
In via Fioravanti la situazione è ribaltata, con gli attrattori postmoderni transitati dapprima per il ruolo di psico-dissuasori, divenuti poi totem, e oggi candidati a nuovi tonal, una volta che anche le ultime tracce dell’ex XM24 saranno definitivamente rimosse. Qui, i totem possono ostentare con audacia un immagine meno compatta, addirittura cangiante: segno che la battaglia combattuta, traguarda ormai verso un esito a loro definitivamente favorevole.

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Ecco, nell’immagine precedente, di nuovo il medesimo conflitto d’atmosfere: la locandina dell’iniziativa col cosmonauta in bicicletta, contrapposta all’estasi catatonica dell’astronauta abbagliata dal luccicante nulla che avanza (l’affissione è sempre nel quartiere Bolognina, adiacente ai due attrattori sopra descritti). Il futuro, il medesimo, tematizzato in modo così sorprendentemente simile, ha la forma del nulla che si cela dietro il roboante, quanto vuoto, abbaglio di una non meglio precisata evoluzione.
Nuovamente, rimaniamo interdetti dall’esplicita dialettica con cui in questa parte dalla città si affrontano egemonie atmosferiche mediante medesime, ricorrenti, metafore e narrazioni.

Ci siamo allontanati di pochi metri, ma torniamo sui nostri passi in via della Corticella per documentare una cuspide (foto che segue). Si tratta di una bacheca cittadina, un supporto di memoria ancora non del tutto in disuso. I supporti di memoria, assieme a tanti altri oggetti componenti un’UDA, sono sempre cuspidi, “condensatori archeologici” (o se si preferisce dei sedimenti), che raccontano qualcosa sulla storia dell’UDA stessa.

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Supporto di memoria non digitale

Anche se in questo caso il messaggio è di continuo rinnovato (non rinveniamo antiche scritture) e aggiornato (in una sorta di perenne rimozione della memoria o se si preferisce, di riscrittura) è il medium stesso che in questa circostanza ci interessa: la sua funzione di tramite corale, sedimento di identità locale e collettiva.
Ne approfittiamo per creare una contrapposizione esemplificativa inserendo di seguito una foto scattata qualche tempo fa a Roma, durante una ricognizione su via Nomentana:

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Supporto di memoria non digitale. Nessun messaggio sacro oggi nella casella mnemonica…

Un altro supporto di memoria, molto diverso dal precedente. In questo caso si tratta di qualcosa che potremo preliminarmente definire come “cuspide esomediatrice” (per il concetto di esomediatore si legga questo rapporto) il cui esito spoglio (la “casella vocale” vuota) ripropone la medesima opposizione con l’UDA contattistica che nel rapporto sopra citato abbiamo già ampiamente esplorato. Una cuspide, in quanto cumulo indifferenziato, ha spesso espliciti caratteri contattistici, se non altro di prossimità tra i messaggi interspecifici che veicola. In questa prossimità spesso si creano interessantissimi cortocircuiti contenutistici e “rimescolamento genetico”: innovazione. La “cuspide esomediatrice” (sempre intraspecifica) fa eccezione a tutto ciò, gerarchizzando il messaggio attraverso la riduzione d’ampiezza di gamma dei contenuti e mediante il demiurgo che opera come un moderatore.
Tuttavia essa è, almeno in questo caso, violabile e hackerabile.

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Nella mappa precedente (qui per ingrandire in una visione più generale) presentiamo schematicamente la situazione fino a ora narrata: l’ex tonal XM24 e l’accerchiamento dei totem che sta occupando e ricolorando lo spazio circostante, un tempo d’influenza dello spazio sociale. Poco lontano, si vedono i due attrattori di via della Corticella.

Finalmente la massa critica di ciclisti urbani si mette in moto percorrendo tutta via Fioravanti fino a via de’ Caracci.

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La massa critica su via de’ Caracci

Da qui i ciclisti raggiungono via Francesco Zanardi dove, al civico 28, risiede il primo spazio individuato dall’XM24 come possibile nuova collocazione dello spazio sociale: una sede abbandonata delle poste.

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La massa critica giunge fino alla ex sede delle poste abbandonata ormai da trent’anni

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Ecco l’edificio in questione

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Ancora dinanzi la sede abbandonata delle poste. I fumogeni sono utilizzati come tecnica di color overlay per ritonalizzare (si veda anche: Come si ritonalizza una zona rossa) momentaneamente un luogo, uno spazio, un’UDA.

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Nell’immagine precedente: il cartello spannometrico indica (da questo punto, dal civico 28) i minuti necessari per raggiungere a piedi l’improbabile stabile proposto dall’amministrazione comunale come nuova sede dell’XM24.
Nuovamente si ripropone la strategia centrifuga (l’odissea nello spazio) che tende sempre più ad allontanare dalla città tutto ciò che appare come non funzionale, non beceramente produttivo e non ostile alle strategie espellenti del decoro.

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La sede abbandonata delle poste è un attrattore qui segnalato sulla mappa

La massa critica si sposta nuovamente all’indirizzo del prossimo attrattore individuato come possibile sede per l’XM24 (alla fine del rapporto è presenta la mappa sintetica con l’intero percorso pedalato e tutti gli attrattori intercettati).
Prima di raggiungerlo la massa s’imbatte nella rotonda di via Marco Polo, una piattaforma girevole.
Nel sistema d’equilibri di una UDA, ma anche più semplicemente tra gli oggetti che compongono il tessuto cittadino, le piattaforme girevoli hanno una funzione centrifuga, sparpagliatrice. Non a caso quando una massa critica ne incontra una, inizia a orbitarci attorno, compattamente, onde mantenere integri i propri vincoli solidali e solidaristici (si veda anche: Gilets Jaunes a bordo di dischi volanti. Le piattaforme girevoli).

Dopo una breve pedalata e qualche altra piattaforma girevole sfidata (Bologna pare essere stracolma di rotonde, o almeno lo è questa parte della città), la massa critica è giunta in via Bignardi, all’indirizzo di un capannone abbandonato ormai da vent’anni.

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La mappa rappresenta la seconda tappa, il secondo attrattore e la piattaforma girevole di cui abbiamo appena parlato

Ne approfittiamo per documentare la moltitudine della massa critica: la larga partecipazione che l’UfoBiciclettata ha raccolto in risposta alla chiamata di XM24.

Ci si sposta nuovamente attraversando ancora un pezzo di Bolognina con l’obbiettivo di raggiungere le casette dell’ippodromo in via dell’Arcoveggio.
La massa critica non perde pezzi e arriva compatta fino al nuovo attrattore.

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La collocazione del terzo attrattore

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Psico-dissuasori in via dell’Arcoveggio

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Nella foto precedente di nuovo un fumogeno rosso per ritonalizzare l’attrattore. La tonalizzazione temporanea serve anche per mostrare agli astanti come sarebbe un oggetto cittadino se trasformato in qualcosa d’altro (design atmosferico) rispetto a ciò che attualmente è. Allo stesso tempo è possibile cogliere preventivamente come sarebbe l’atmosfera emessa qualora l’attrattore divenisse il tonal, di quello spazio, dell’UDA (ci si riferisca alla Tavola cromatica degli stati d’animo).
La pratica ricorda (nel caso dei fumogeni color rosso l’esempio è tanto più calzante) quella pratica tanto in voga tra i ragazzini degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta che scartata la caramella Rossana, osservavano ciò che li circondava mediante il filtro rosso della sua plastica avvolgente, stupendosi di come tanti oggetti del mondo svanissero, mentre tanti altri emergessero dallo sfondo.
Il quarto attrattore è la Caserma Sani in via Ferrarese.

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L’attrattore caserma Sani

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La massa critica è giunta in via Ferrarese

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Sempre in via Ferrarese, uno dei momenti assembleari in cui militanti, collettivi e associazioni uniti nella lotta per lo spazio dell’XM24 sono intervenuti (qui per ascoltare lo streaming gli interventi).
La massa critica si rimette in moto.
Ultima tappa dell’UfoBiciclettata: via Bigari, sede di un (sedicente) museo dei trasporti, luogo ristrutturato e mai aperto al pubblico.

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L’attrattore museo

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La massa critica è giunta in via Bigari

Come per quasi tutti gli attrattori visitati, anche questo di via Bigari è protetto da un possente psico-dissuasore, un grosso cancello che impedisce l’entrata alla massa critica.
Come ogni oggetto contenuto nelle UDA anche lo psico-dissuasore può essere silenziato nella sua funzione. Le strategie cambiano a seconda del tipo di psico-dissuasore, ma generalmente esse fanno ricorso ad una sorta di “spinta psichica” propria della massa critica. In altri rapporti di ricognizioni, ad esempio, lo abbiamo visto a proposito dei sottopassi (nell’esempio che segue ci troviamo a Roma):

Nel caso di uno psico-dissuasore cancello ovviamente la strategia è diversa ed essa  muta anche a seconda dell’evenienza che il portale sia chiuso o semplicemente accostato. Nel caso di un cancello aperto si parla invece di affordance attrattiva. Ma non è questo il caso.

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Una veduta del museo di via Bigari al di qua dello psico-dissuasore

Il primo tentativo della massa critica per silenziare lo psico-dissuasore è quello di ritonalizzarlo (tentativo visibile nella foto precedente). Di fatto, la ritonalizzazione non è una funzione propria del dominio degli psico-dissuasori anche se in alcuni casi (ad esempio per ripararsi da uno psico-dissuasore “cane inferocito”) a volte può accidentalmente funzionare; come abbiamo visto essa è una funzione del dominio conflitto atmosferico (una funzione temporanea nei casi visti, ma la ritonalizzazione punta sempre a essere permanente (come nel caso, ad esempio, dell’azione di Non una di meno rispetto la statua commemorativa di Montanelli).
La massa critica a questo punto deve ricorrere ad altre strategie. Mentre il ciclo sound system mobile (che ha accompagnato tutta l’UfoBiciclettata con musica, mettendosi di volta in volta a disposizione degli interventi) elargisce un suono sempre più incalzante, la massa critica inizia a ululare (come tra l’altro mostrato nel caso del video precedente concernente gli psico-dissuasori sottopassi), scampanellare, fischiare, sferragliare. A quel punto la pressione psichica, la spinta, diviene tanto insostenibile per lo psico-dissuasore da indurlo a spegnersi, nel boato generale dell’esaltazione della massa critica.
Lo psico-dissuasore tutto d’un tratto s’è smaterializzato, lasciando il posto ad una affordance attrattiva: un cancello spalancato.
Le affordance attrattive sono delle seduzioni irresistibili per la massa critica che quindi non può far altro che entrare, meravigliata ed estasiata dalla bellezza dello spazio che le si para innanzi. E’ un peccato che un luogo così bello sia da anni chiuso, sottratto al pubblico godimento, celato e asserragliato dietro omertosità e ostili psico-dissuasori.
La massa critica dà quindi luogo a un’occupazione temporanea, che consente a tutti, almeno per una volta, di usufruire di questo luogo e di ammirare più da vicino la sua bellezza.
E’ già sera.

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La massa critica non ha resistito al richiamo della affordance attrattiva e ora è all’interno dello spazio esterno del museo di via Bigari

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Ancora all’interno dell’attrattore. A terra sono visibili le rotaie di questo spazio adiacente la ferrovia

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All’interno dell’attrattore la massa critica improvvisa una festa. Dal ciclo sound system mobile parte un bellissimo free style (ascoltabile qui) che coinvolge tutti gli astanti.
Qualcuno issa un eloquente striscione:

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Lo striscione “L’altra città si scatena”

Dopo aver vissuto quell’esperienza, la massa critica abbandonerà il museo “dimenticato”, ma non prima d’aver urlato ad alta voce che quello sarebbe il posto ideale per l’XM24 e per tutte le realtà che esso abbraccia e che in questi anni si sono incontrate sotto quel comune tetto. Sono tanti a chiederlo. Sono tanti a chiedere che l’esperienza dell’XM24, continui a dare voce anche a un’altra idea di città: l’altra città.

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Una lunga fila di ufociclette (foto sopra) assiste alla festa e alla liberazione temporanea di quello spazio, divenuto per l’occasione un’UDA temporanea (per le UDA temporanee si veda anche: Le UDA armoniche).
Sarebbe bello compiere una ricognizione approfondita in questo spazio in cerca di tonal, di totem, di attrattori e di quant’altro. Ma la festa incalza e l’UDA è solo momentanea, cangiante, mutante, e destinata a tornare velocemente un attrattore protetto dal suo psico-dissuasore, non appena la massa critica l’avrà abbandonata.

La Murga, che ha aperto il corteo, intona nuovamente il suo ritmo tribale, guidando la massa critica fuori dall’UDA temporanea.
Viene rimesso in funzione lo psico-dissuasore (il cancello viene serrato).
Sarà ora la città a decidere se questo spazio dovrà essere riconsegnato realmente alla collettività o tenuto in ostaggio del nulla.
La massa critica è di nuovo in strada e giunge velocemente a piazza dell’Unità ancora eccitata e festante.

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Il termine della UfoBiciclettata a piazza dell’Unità

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Qui la mappa completa ingrandita

 

 

 

Decoro e funzione repressiva dell’ambientalismo

di Cobol

Il riferimento al decoro assume sempre più peso e rilevanza nella comunicazione e nella definizione degli spazi urbani contemporanei, sommandosi ad altri operatori logistici come le zone rosse, i daspo, il design ostile (si veda anche la XVI ricognizione ufociclistica), che proceduralmente funzionano in maniera molto simile.
Questo tipo di operatori sostituiscono il “piano regolatore” con strumenti situazionali ed emergenziali.
Il decoro è un operatore logistico movimentatore, con funzione d’aggregazione, nonostante esso operi in maniera apparentemente (o preventivamente) centrifuga (ovvero come disgregatore e dissipatore). Questo perché è per lo più coppia con l’oggetto cuspide che ne costituisce l’esito e che, in maniera del tutto generale, si comporta come un aggregatore.
Ma procediamo con ordine.

Il decoro è ovviamente un precetto che esprime un preciso giudizio di valore.
Da atteggiamento mentale (un po’ odioso perché già solo come espressione si presenta in modo sibillino, fin troppo soggettivo) si traduce in concrete azioni di polizia, sorveglianza, rimozione, deportazione, traslazione, trasformando geometricamente lo spazio urbano e definendo in modo somatico il suo design atmosferico (l’atmosfera disegnata-imposta in un’UDA). Altri esempi di decoro sono: l’allontanamento dei volatili tramite psico-dissuasori (versi di predatori rapaci generalmente), il quadro svedese (ma in generale molti attrezzi ginnici), il decespugliatore (quelli a motore funzionano anche da fronte sonico urticante costituendo delle UDA armoniche ostili), la derattizzazione, la tavola da stiro (la coppia che istituisce col ferro elettrico), lo scrub, la depilazione, le pulizie domestiche, il salotto piccolo borghese eccetera. Anche alcune delle cosiddette sottoculture possono essere considerate esempi di decoro, nel loro circoscrivere, uniformare ed espellere.
Nella definizione del sostantivo si legge: “Dignità che nell’aspetto, nei modi, nell’agire, è conveniente alla condizione sociale di una persona o di una categoria” (da Treccani). Il decoro ha quindi immediatamente a che fare con l’uniformità del singolo o di un gruppo ad una categoria sociale (ma anche ad una classe sociale). La dignità, spesso elevata a condizione basilare dell’esistenza (la dignità dell’essere umano), diviene, attraverso la mediazione del decoro, un processo d’approssimazione coatto a un modello di parte, scambiato come referente universale.
La sua efficacia egemonica oggi diviene tanto più “indiscutibile” data la sua capacità d’infiltrarsi nella “retorica” dell’emergenza ambientale che attualmente stiamo vivendo. In questo senso, l’ambientalismo si sta trasformando sempre più in uno strumento virtuale di repressione (resosi disponibile alla repressione, tanto nella sua versione critica che negazionista). Non si tratta ovviamente di non cogliere l’urgenza e l’impellenza dello sguardo ambientalista, dell’approccio ecologico, ma di sottolineare immediatamente il loro possibile reimpiego e la loro messa a valore, se non aggiornati alla (se non schermati contro le) più attuali strategie di dominio.
Cosa è decoroso? Chi mai potrà dirlo con esattezza? Qualcosa forse che somiglia al pragmatismo della Critica del Giudizio kantiana: la “resa” della ratio illuministica.
Non sappiamo cosa sia il decoro, ma possiamo misurarne gli effetti e la portata. Questi si concretizzano in azioni pratiche come ad esempio l’allontanamento di soggetti non graditi da luoghi ritenuti peculiari, l’imposizione di comportamenti rivolti a fasce sociali che, pur non socialmente pericolose, tendono a essere livellate e uniformate (colpite) su atteggiamenti e comportamenti “voluttuari” (vestiario, atteggiamento corporale e posturale, espressioni gergali, prossemica, esternazione d’opinioni eccetera). Il decoro diviene quindi un movimentatore, in cui gli unici referenti materiali sono i soggetti deportati, allontanati (da luoghi e/o da se stessi – alienati) e gli spazi residecorosi“, generalmente asetticizzati, ad opera della proscrizione. Una traslazione di corpi, quindi, e l’impostazione di un color overlay atmosferico spesso virato sul rosso (le zone rosse) anche se non necessariamente.
Questa è la funzione primaria, centrifuga, del decoro.

Lo spostamento-allontanamento di biomasse da spazi selezionati per esperimenti di design atmosferico radicale, è solo il primo stadio del funzionamento del decoro. Come operatore esso lavora necessariamente in coppia con oggetti componenti lo spazio antropico che sono, per così dire, il suo bersaglio.
Una coppia tipica è allora quella decoro cuspide dato che a ogni traslazione corrisponde una nuova stratificazione. Detto in termini antropici: a ogni espulsione corrisponde la formazione o l’allargamento di una comunità fisica e psichica. Le cuspidi rappresentato proprio questo tipo di accumulazione di tratti materiali (corpi e oggetti) e di tratti psichici (stratificazioni di storie e memorie personali).
Una cuspide materiale, sedimentaria, è, ad esempio, una discarica informale (si veda anche L’UDA Torre Maura), mentre una “discarica psichica” è, sempre ad esempio, ben rappresentata da alcuni spazi che tendono a raccogliere e compattare l’emarginazione e il malessere psichico (si veda La cuspide preneste).
La cuspide è lo “ambito archeologico” in cui opera l’ufociclista intento a percepire l’atmosfera preponderante di un’UDA; ad accertarne il risultato finale coagulato nel design atmosferico (disciplina psicopolitica oggi fortemente virata sulla pratica dell’unpleasant design).
Il secondo stadio del decoro corrisponde allora alla creazione o alla espansione di una cuspide.
Questa è la funzione secondaria, centripeta, del decoro.
In questo senso, esso è un formidabile alimentatore di cuspidi, secondo quel principio d’espansione e di successiva aggregazione che interessa universalmente fenomeni fisici e fenomeni sociali.
La coppia decoro-cuspide è quindi paragonabile all’espansione di una supernova, alla creazione di un disco protoplanetario e, alla fine, alla concrezione dei planetesimi.

Prima di capire come eludere il decoro, quindi, poniamoci una domanda per cui abbiamo già elaborato una possibile risposta. Come si silenzia una cuspide?
Ovviamente silenziare una cuspide è una scelta situazionale. Le cuspidi sono inevitabili e anche, spesso, molto utili. Ma possono esistere molti motivi per cui potrebbe essere desiderabile toglierle di mezzo.
Del tutto spontaneamente il lavoro della nettezza urbana negli spazi antropici e un’attività di rimozione di cuspidi. Allo stesso modo gli sgomberi, la dispersione di assembramenti, l’articolo 655 del Codice penale, si pongono nella stessa categoria d’operatori “ecologici” anti-cuspide. In questi ultimi casi si realizza un fenomeno di ricorsione in cui il decoro che ha prodotto o alimentato la cuspide, interviene nuovamente per disgregarla. Qui s’evidenzia con forza e lucidità l’aspetto “illogico” di questo operatore: il suo essere uno strumento di pura rappresaglia e dominio al di là delle motivazioni propagandistiche con cui è argomentato e narrato.
Pare esistere un rapporto diretto tra rimozione delle cuspidi, efficienza della nettezza urbana, esercizio della repressione ed emersione di segmenti di autoritarismo. In maniera sintetica è quindi possibile rilevare l’esistenza di un rapporto di rendimento diretto tra decoro, perdita della memoria ed emersione di forme radicalmente disciplinari di governo (ad esempio il decreto sicurezza).
Se l’idea di una nettezza urbanamilitarizzata” può apparire paradossale, si pensi all’implementazione di strategie di controllo legate al servizio rifiuti (telecamere, codici identificativi eccetera), a come essa coopera con le polizie locali agli sgomberi abitativi e ai mercati rom, alle fortificazioni erette attorno alle isole ecologiche, alla psico-dissuasione e dissuasione fisica operata verso il recupero, sempre in favore dello smaltimento che alimenta il circuito di circolazione delle merci.
Man mano che il concetto di decoro assume vigore organizzativo e logistico, la nettezza urbana si trasforma sempre più in un meccanismo disciplinare, in un sotterraneo dispositivo paramilitare.
Ci pare ad esempio esemplificativo il fatto che mentre in più occasioni il corpo dei vigili del fuoco si è opposto al proprio impiego nelle vicende degli sgomberi, ciò non è mai avvenuto da parte della nettezza urbana (operatori ecologici) che come istituto, tra l’altro, avrebbe anche più margini di libertà rispetto al primo.
Gli organi di polizia sempre più organi di pulizia e viceversa.

Uno spazio senza cuspidi è in sostanza uno spazio senza memoria (a cui la memoria è stata strappata, in molti casi un’UDA traumatizzata, che distinguiamo dall’UDA contattistica anch’essa, ma per altri motivi, caratterizzata da assenza di una storia lineare).
La cuspide ha quindi un nemico “naturale” che si espande ricorsivamente: l’operatore decoro estirpa l’oggetto cuspide che è il prodotto dell’operatore decoro, e così via.
L’individuazione di un meccanismo ricorsivo siffatto può essere la prima spia di una “strategia della tensione”. In altri termini lo ha spiegato bene Paolo Di Vetta in occasione del suo intervento al Mars Beyond Mars IV. La procedura consiste nel mantenere in vita un certo tipo di criticità onde cronicizzarla, renderla strumento di propaganda contro un gruppo sociale-obiettivo (si veda ad esempio questo articolo impiegato come strumento di strategia della tensione).
Torniamo quindi alla domanda iniziale: come si silenzia il decoro?
Una possibile risposta-strategia è quella relativa al conflitto atmosferico del tipo 1 e più precisamente l’atmosfera come barricata rendendo “l’UDA non qualificabile, rifiutandosi consapevolmente di considerarsi una forma di capitale” (da UfoCiclismo. Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile).
Produrre degrado volontario (tattico) e “controllato” è una contro-strategia giacché il decoro interviene agilmente laddove il presidio “ossidante” territoriale è venuto meno, dove la speculazione d’ogni tipo trova terreno fertile e facilmente adattabile alla propria retorica perbenista. Sopratutto laddove, in sostanza, la riqualificazione è poco necessaria (o lo è solo di facciata) o la pagano gli altri (la collettività o, da qualche tempo, graffitari conniventi).
La costruzione di psico-dissuasori “fantoccio” (ufociclisticamente chiamati spaventapasseri) o di azioni disordinanti è necessaria onde dissuadere da pianificazioni territoriali a opera del capitale palazzinaro e da rapaci mire di riqualificazione speculativa. Esempi di spaventapasseri sono: il graffitismo brutto (ma brutto davvero), il non utilizzo dei cassonetti, l’opposizione all’apertura di esercizi alla moda (da parte dei residenti), gli schiamazzi randomici ma frequenti, le masse critiche di bambini che giocano all’aperto, il cibo disponibile per gli uccelli collocato sui terrazzi privati, l’opposizione alla disinfezione contro le zanzare, l’incentivo alla crescita d’erbacce (amandole e curandole – variante di guerrilla gardening), la comparsa sulle pagine dei giornali locali di annunci ambigui che lascino presagire loschi quanto generici “giri”, il parcheggiare malamente, l’accumulo di carcasse di biciclette, la preparazione di alimenti particolarmente maleodoranti con le finestre e con le porte aperte, la continua richiesta d’informazioni a esercenti locali su luoghi malfamati (inesistenti), il sopraggiungere di pseudo-giornalisti impegnati in pseudo-inchieste riguardo tragedie (inesistenti) consumatesi di recente nel quartiere, l’affissione di cartelli commemorativi di morti (inventati) deceduti a causa di malattie infettive una volte scomparse ma tornate alla ribalta con gli anti-Vax eccetera.

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Tutto ciò, beninteso, non è detto che basti. Anzi, per lo più si tratta di strategie soft di resistenza e di sperimentazione che dovrebbero ispirare e alimentare tecniche personalizzate e più efficaci.
Ancora più in generale, c’è bisogno d’avviare una riflessione e un esercizio critico nei confronti della nettezza urbana, delle sue metodologie, del suo strapotere.
C’è inoltre necessità di produrre un ripensamento generale sulle modalità e sugli ambiti pertinenti le lotte ambientaliste, prendendo atto di un ecosistema profondamente mutato e di un capitale attratto da nuove risorse (il cosiddetto Green ad esempio) e da nuovi territori: in altre parole, emancipare dalle battaglie prettamente resistenziali almeno una parte delle energie esistenti.

Un esempio quantitativo e qualitativo di stanziamento di uomini e mezzi per il decoro: operazione Alto Impatto.