Chi sono gli ufologi?

L’ufologo è l’emblema della frustrazione. Il complesso d’inferiorità che, proprio come il verbo,  s’è fatto essere umano.
L’ufologo costruisce la propria identità d’appassionato ricercatore attorno all’identificazione di un oggetto che potrà avvenire solo a condizione che l’UFO sia disposto a fare outing o che le autorità militari decidano di classificarlo in un qualche modo.

Ma per propria natura l’UFO deve rimanere non identificato (altrimenti si chiamerebbe IFO: oggetto volante identificabile) mentre il ruolo delle autorità è quello di forzare la non identificazione nell’alveo di un ristrettissimo parco di fenomeni noti e controllabili. Quando ciò non è proprio possibile allora il fenomeno da non identificato trasla a mai avvenuto.

Ecco allora che il triste ufologo si vede costretto a costruire la propria identità attorno ad aspettative che non vedrà mai realizzate. Il suo oggetto di studio tace, i suoi mentori lo tradiscono e lui diventa il cane da guardia dei cieli che si trasformano nel cortiletto in cui orinare.

L’Ufologo è il Toni Chike Iwobi della “scienza” militarizzata. Da sempre emarginato e schernito risolve di farsi mettere un guinzaglio dal proprio aguzzino e di questo divenire il più efficace cane da guardia pronto a mordere, prima tra tutti, i suoi pari per dimostrare l’incondizionata fedeltà.

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Ecco cosa il CUN il Centro Ufologico Nazionale annovera tra le raccomandazioni in caso di contatto con UFO: al punto 8 si afferma di rivolgersi ai carabinieri.

Così gli ufologi divengono caricature degli scienziati e si raccomandano, in caso di avvistamento UFO, di correre nella più vicina caserma dei carabinieri a fare la spia.
Non c’é bisogno di sforzarsi troppo per immaginare l’approccio dell’appuntato di turno chiamato a raccogliere la testimonianza dell’avvistatore ufologo solerte informatore; basta guardare il film di Tinto Brass Il disco volante.
E così l’ufologia acquisisce a ragione un meritato ruolo nella suddetta commedia brillante e grottesca nel più classico dei tormentoni del regista lombardo: “Dime porca che me piasi de più“.

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L’appuntato Alberto Sordi incontra un’aliena. Da Il disco volante di Tinto Brass.

Ma la vera natura dell’UFO è nella sfida mentale a cui ci costringe è che può essere virtuosa solo a patto di non cedere alla tentazione scientista e ansiogena di ottenere risposte rapide e preconfezionate.
L’ufologo, personaggio vile, vuole essere rassicurato: rimandando a carabinieri e aeronautica militare sa che anche oggi potrà dormire sonni tranquilli. Anche oggi ha fatto il proprio dovere: ha abbaiato e presto qualcuno colmerà la ciotola.

La mente dell’ufologo (in buona fede) è quantitativa.
Egli pensa che l’accumulo sistematico di dati porti con sé la risposta. In questo egli non s’accorge di venir seppellito da un ammasso informe e insignificante di dati.

Buttate le vostre tabelle d’avvistamenti e venite a farvi un giro in bici!

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